Galletti Rossella Tamar, “Voce dell’acqua”


Dall’amica Rossella Galletti ricevo questo racconto che volentieri ospito sulle pagine del mio sito.

Il presepe, tradizione che nelle nostre case ci accompagna per tutto l’Avvento fino all’Epifania, restituisce a tutti noi attraverso la storia narrata da una “statuina”, il mistero dell’incarnazione.

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…una storia scritta guardando il presepe dei frati di Cremona (meraviglioso come sempre):

 

Tamar, “Voce dell’acqua”

 

Statuina presepe, donna con anfora

Statuina del presepe, donna con anfora

«Ci sono anfore che contengono vino… anfore che contengono acqua… e anfore che contengono storie. Le mie anfore contengono storie che l’acqua mi racconta ogni volta che mi fermo ad ascoltarla. Non ci credete? Eppure è proprio così! L’acqua ha una voce meravigliosa che non è sempre uguale; la pioggia, ad esempio, racconta storie cantando. L’acqua dei torrenti, invece, le racconta velocemente e spesso si scusa di non potersi fermare per fare due chiacchiere con calma. Al contrario, l’acqua del pozzo mi regala tutto il tempo necessario a narrare storie ricche di particolari e descrizioni… storie che pesca dal cuore del mondo e che portano pace a questo mio cuore.

Ormai tutti, nel villaggio dove abito, sanno che le mie anfore contengono storie e per questo motivo i bambini mi corrono incontro e mi chiedono pieni di curiosità: “Cosa ti ha raccontato oggi l’acqua?”. Quasi nessuno mi chiama con il mio vero nome, che è Tamar, quasi tutti mi chiamano, invece, “Voce dell’acqua” e a me questo soprannome piace molto… Sento che viene pronunciato con affetto, con amicizia, perché a tutti, piccoli e grandi, piace ascoltare ciò che l’acqua ha da dire! Le sue sono sempre storie ricche di saggezza, che hanno molto da insegnare. E soprattutto sono storie ricche di bene, perché l’acqua le impara alla sorgente della vita… e la sorgente della vita è il Creatore del cielo e della terra.

Tra tutte le mie anfore ce n’è una alla quale sono molto affezionata e che conservo come un grande tesoro, perché c’è dentro la prima storia che l’acqua mi ha raccontato, tanti anni fa, quando ero solo una bambina e, ogni tanto, aiutavo mia madre andando a prendere l’acqua al vecchio pozzo del villaggio. Sono sincera: non mi piaceva fare quel lavoro, perché dovevo percorrere un pezzo di strada sotto il sole, la sabbia scottava sotto i piedi e al ritorno l’anfora pesava parecchio! Ma obbedivo… e andavo comunque! Una volta all’anno prendo questo prezioso contenitore di terracotta, lo pulisco con le mie carezze, poi lo porto con me e mi siedo sulla vecchia panca fuori dalla porta della mia casa e lo appoggio sulle mie ginocchia. A quel punto aspetto. So che chiunque passerà dalla mia casa, vedendomi con quella piccola anfora tra le mani, mi sorriderà e poi si fermerà accanto a me. Ci saranno donne, uomini, giovani e anziani e ci saranno tanti bambini che pian piano si fermeranno accanto a me e a quel punto potrò raccontare, ancora una volta, la prima storia che mi narrò l’acqua. Per tutta la durata della storia piccoli e grandi ascolteranno in silenzio; i contadini appoggeranno a terra gli utensili del loro lavoro e si toglieranno il cappello e… alla fine qualcuno si inginocchierà e qualcun altro lascerà scorrere una lacrima di commozione.

La mia piccola anfora di terracotta, infatti, contiene la storia di una stella piccola e timida, una stella che si nascondeva spesso dietro le nuvole dicendo loro di avere tanta paura: paura di cadere dal cielo sulla terra. Tutti cercavano di farle coraggio… la luna, le altre stelle, il vento… e le nuvole, ogni tanto, si spostavano per permetterle di specchiarsi in un mare o in un lago e le dicevano: “Guarda come sei bella! Brilla più che puoi e non aver paura!”. Ma lei subito tornava a nascondersi dietro di loro e rispondeva: “No, no… Ho troppa paura di cadere e di fare male a qualcuno!”.

Un giorno in cui la stellina aveva più timore del solito e la sua luce era debole debole, il Creatore la prese tra le mani proprio come il giorno in cui l’aveva creata all’inizio di tutti i tempi e di tutte le cose. La stellina stava bene tra quelle mani calde di amore e disse: “Come vorrei sentirmi sempre così! Come vorrei non avere più paura di cadere sulla terra e di fare male a qualcuno! Come vorrei avere la forza di brillare meglio che posso, per dare una mano alle stelle e alla luna ad illuminare il cielo di notte. Come vorrei sentirmi sempre così…”.

Il Creatore sorrise e accarezzò la stellina e le disse: “Ma tu puoi sentirti sempre così, se pensi a tutto l’amore che io provo per te! Ma devi pensarci sempre, in ogni attimo! Perché in ogni attimo sei amata! E ora vai… C’è bisogno di te per illuminare la notte più importante della storia e indicare la strada a tanta gente! Vai, stellina, e mentre vai: sentiti amata!”.
La piccola stella non poteva sapere cosa fosse “la notte più importante della storia”… ma andò e provò a brillare… sempre più intensamente! E se le veniva un po’ di paura pensava alle parole del Creatore e sentiva una nuova forza dentro di sé che la faceva brillare sempre di più!

Tutti erano felici per lei! Luna, stelle, vento, nuvole… e lei si specchiava nei mari, nei laghi e nei fiumi senza paura perché sapeva che la sua bellezza era un dono del Creatore e non era giusto tenerla nascosta. Neppure si accorgeva che la sua, ormai, era una luce che faceva alzare gli sguardi degli uomini e neppure si accorgeva che stava danzando di gioia e che gli uomini si muovevano seguendo la sua danza.

Ad un certo punto… ad un certo punto la stellina sentì un pianto. Era il pianto di un neonato ed era infinitamente bello e colmo di tenerezza, al punto che la piccola stella decise di andare ad ascoltarlo da vicino e iniziò a scendere dal cielo verso la terra e quella discesa non le fece alcuna paura. Tutti gli uomini seguivano il suo tragitto con lo sguardo e molti decisero di andare a vedere dove sarebbe finita quella luce e la ritrovarono sopra una povera stalla, dove un neonato piangeva tra le braccia della sua giovane mamma e sotto lo sguardo del suo papà.

La stellina illuminava ogni cosa e faceva brillare ogni specchio d’acqua, che fosse un piccolo torrente oppure l’acqua contenuta nelle anfore dei pastori e delle donne che pian piano arrivavano davanti alla grotta.
E tra tutta quella gente, quella notte, c’ero anch’io… Tamar, ancora bambina e con la mia anfora piena di acqua tra le mani e quell’acqua, raccogliendo un po’ di luce della stellina, me ne ha raccontato la storia!

Ecco perché la mia piccola anfora, una volta all’anno, raccoglie attorno a sé piccoli e grandi: perché ascoltando la storia della stellina tutti ricordano la notte che ha cambiato la storia, il pianto di un neonato che ha riempito il silenzio del mondo e l’amore infinito di Dio che si è fatto uomo e che continua a dirci: “Coraggio, non aver paura! Brilla più che puoi! Io sarò con te per sempre!”».


 

L’autrice

Scrivo semplicemente perchè amo scrivere, perchè ogni tanto sento che c’è una storia che mi “bussa dentro” e mi chiede di ascoltarla e di condividerla. E queste storie a volte mi accompagnano nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie per realizzare progetti con i più piccoli… ed è stando con i più piccoli che i miei racconti prendono vita sotto forma di colori, forme… fantasia pura che trasforma le parole attraverso le mani dei bambini, insomma! Un’avventura entusiasmante! Con i bambini parti e non sai mai dove ti porteranno!
Amo lasciarmi rapire dai particolari che richiamano la mia attenzione ed è così che nascono specialmente le storie legate al Natale. Magari guardando un presepe…


Approfondimenti


 

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