Antisemitismo


Antisemitismo

Fotocomposizione di Antonio Ariberti

A cura di Antonio Ariberti

“…voi vi siete preoccupati, durante la vostra sessione, dell’insegnamento cattolico e della catechesi in rapporto agli ebrei e all’ebraismo (…) Occorrerà fare in modo che questo insegnamento, ai diversi livelli di formazione religiosa, nella catechesi fatta ai bambini e agli adolescenti, presenti gli ebrei e l’ebraismo non solo in maniera onesta ed obiettiva, senza alcun pregiudizio e senza offendere nessuno, ma ancor più con una viva coscienza del patrimonio comune agli ebrei e ai cristiani”.

Giovanni Paolo II, Discorso ai delegati delle Conferenze episcopali e altri esperti riuniti a Roma per studiare le relazioni tra chiesa ed ebraismo, 6 marzo 1983

Compito della scuola è quello di “concorrere a promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino” in relazione alla società nella quale ragazzi/e vivono e in cui diverranno un domani sempre più soggetti attivi. Penso perciò ineludibile una riflessione sull’antisemitismo che non sia solo indagine storica, ma a partire dalla storia cercare di capire il presente, capirci in questo presente.

L’antisemitismo è oggi oggetto non solo di storia ma di cronaca perché purtroppo, anche nelle nostre città, sempre più si verificano episodi di antisemitismo frutto di una logica che vede il “diverso da noi” come pericolo.

Pensare che «ogni straniero è nemico» ha portato all’antisemitismo, ha portato ad Auschwitz è un filo nero di pensiero che ha attraversato tutta la storia recente fino ai lager della ex Yugoslavia, pensati, voluti, creati sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale.

L’antisemita diceva Jean Paul Sartre nel suo L’antisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica (SE 2015)

È un uomo che ha paura. Non degli ebrei, certo: di se stesso, della sua coscienza, della sua libertà, dei suoi istinti, delle sue responsabilità, della solitudine, del cambiamento, della società e del mondo; di tutto meno che degli ebrei. L’ebreo è solo un pretesto; in altri luoghi ci si servirà del nero, o del giallo. La sua esistenza permette semplicemente all’antisemita di soffocare sul nascere le sue angosce persuadendosi che il suo posto è stato segnato nel mondo, che è suo, che egli ha per tradizione il diritto di occuparlo. L’antisemitismo, in una parola, è la paura di fronte alla condizione umana.

Questo ritratto vale anche per l’islamofobo, il negrofobo o lo zingarofobo… di oggi.


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Note:

  • Il termine antisemitismo venne coniato per la prima volta nel suo significato moderno nel 1879 dallo storico tedesco Wilhelm Marr. […] non c’è dubbio che l’ultimo quarto del secolo XIX sia da considerarsi il periodo centrale per la genesi di quel complesso di azioni politiche, interventi ideologici, strumentalizzazioni giornalistiche, pregiudizi religiosi, diffidenza e odio che è conosciuto oggi col nome di antisemitismo.

  • “A molti, individui o popoli  può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente che «ogni straniero è nemico».
    Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente;si manifesta solo in atti saltuari e non coordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano”.
    PRIMO LEVI, Se questo è un uomo – La tregua, ed. Einaudi Tascabili, 1988, pg.9.

 

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