Il tema del viaggio nella Bibbia


Propongo l’intervento video e il testo completo preparato per la Federazione Oratori cremonese sul tema del viaggio nella Bibbia, sussidio per il Grest 2016.

Un ringraziamento particolare a Oliviero Verzeletti per i preziosi suggerimenti, uno sguardo altro al tema affidatomi e l’amicizia.


 

Appunti di viaggio

Propongo tre prospettive del tema che mi è stato affidato e cioè il viaggio nella Bibbia1.

Viaggio nella Bibbia: il popolo d’Israele

Anzitutto il viaggio del popolo d’Israele.

Il viaggio ha caratterizzato la vita del popolo d’Israele a partire da Abramo, padre nella fede (Eb 11,8-12). Lungo il viaggio di Abramo, amico di Dio – Khalil Allah, si incontrano i credenti delle tre grandi religioni monoteiste: ebraismo, islam, cristianesimo.

Abramo padre nella fede dei credenti delle tre religioni monoteiste

Abramo padre nella fede dei credenti delle tre religioni monoteiste. Bibbia di Souvigny, XII secolo.

Troviamo poi il grande viaggio dell’esodo descritto con parole straordinariamente efficaci e poetiche dal profeta Osea:

1 Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
3 Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano

Os 11,1.3

Marc Chagall, Esodo

Marc Chagall, Esodo

L’iniziativa è sempre nelle mani di Dio: è lui che chiama, prende per mano insegnando a camminare, intraprende questo viaggio alla ricerca dell’uomo facendosi lui vicino. Abramo e l’Esodo sono solo due dei tantissimi esempi che possiamo rintracciare tra le pagine del testo sacro.

Uno scrittore intraprende un viaggio che lo porterà, dall’Italia fino a Gerusalemme lungo la rotta dell’oriente. Un monaco suggerisce:

“Quando Elia fugge sul monte Oreb inseguito dal re Achab, Dio gli dice: ‘Elia, dove mi cerchi? Io non sono nel vento, non sono nel fuoco e nemmeno nella brezza. [1Re 19,11-13] Sono là dove tu mi adori’. E allora ascolti. Se vuol fare il viaggio giusto, non vada a cercare luoghi, ma le persone.” 2

Viaggiare è incontrare persone. Viaggiare è scoprire Dio nel loro volto.


Bibbia come viaggio

Miniaturista anonimo, Inghilterra (attivo tra il 1160-1175 a Winchester)

Miniaturista anonimo, Inghilterra (attivo tra il 1160-1175 a Winchester). Miniatura tratta dalla “Bibbia di Winchester “. Vocazione e missione di Geremia (Ger 1,9)

La Bibbia, il testo sacro, possiamo vederla come un viaggio:

“[Dio] nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici 3” e si intrattiene con essi 4, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. (Dei Verbum 2)

La Parola ci svela la storia della salvezza, il cammino che Dio ha voluto compiere con l’uomo, con il popolo d’Israele 5. Un cammino pieno di speranza, ricco di gioia, che ci apre a nuove scoperte, incontri, volti. Tuttavia un procedere che a volte mostra il suo aspetto di fatica, in certi casi si fa incerto può rivelarsi anche pericoloso. È in questo “camminare” che avviene la Rivelazione.

La Parola è pure il viaggio che siamo invitati a compiere.

A ognuno di noi è  proposto questo itinerario, fino a rendere il testo sacro sempre più vicino e familiare.

Si, la parola di Dio ci fa camminare ed è l’inizio di tutto!


Parabola del Buon Samaritano: viaggio occasione di misericordia

Vincent van Gogh: Il buon samaritano, dopo Delacroix, 1890.

Vincent van Gogh: Il buon samaritano, dopo Delacroix, 1890.

La terza suggestione la ricaviamo dalla parabola 6 che Gesù racconta al dottore della legge conosciuta come la parabola del buon samaritano 7. La scena, come tutti ben sappiamo si svolge lungo una strada, durante un viaggio. Si tratta di una regione non abitata, deserta, con wadi 8 rifugio di banditi che tendevano agguati ai viaggiatori. Ed è in un’imboscata che incorre l’uomo che viene lasciato “mezzo morto”, nemmeno in grado di gridare aiuto; se nessuno lo aiuta andrà incontro a morte certa.

Un sacerdote e un levita sono in viaggio per la medesima strada lo videro ma non si avvicinarono, anzi passarono dall’altra parte della strada. Sono esperti della Scrittura ma non ricordano, ad esempio, le parole del profeta Osea 6,6:

poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocausti.

Non hanno avuto misericordia come la volontà di Dio espressa nella Thorà e nei profeti richiedeva.

Uomini incaricati del servizio di Dio al tempio, sono incapaci di compiere il servizio all’uomo.

Il malcapitato, trovato per caso durante il cammino, per loro è un ostacolo e dunque lo evitano, continuano senza lasciarsi turbare da ciò che vedono 9. Non vogliono modificare il loro progetto di viaggio. Hanno visto ma non guardato. Camminano su una strada ma non incontrano. Sono disconnessi dalla realtà. Chiusi in se stessi 10 non si “interfacciano” con niente e nessuno.

In realtà hanno “perso la strada”, non cercano più, vanno verso il nulla…

Un samaritano, l’uomo più disprezzato, scarto per i giudei, vede 11 e si fa vicino mosso da viscerale compassione. Questo termine, in greco 12, è usato solo per Gesù quando vede alcuni malati e opera dei miracoli 13.

Prossimità, farmi vicino, compassione, mettermi nei panni dell’altro, responsabilità,  rispondere 14 sono i tre passaggi che Gesù ci mostra nell’agire del samaritano. Quest’uomo fece misericordia, azione per eccellenza di Dio 15. Ha avuto il coraggio di avvicinarsi e non si è chiesto chi fosse: giudeo, nemico, cattivo, impostore, furfante, malfattore 16. Fa tutto quello che può fare perché è un  uomo come lui. Senza saperlo fa quello che fa Dio: “fare misericordia”.

Notiamo che il viaggio del samaritano svela due “viaggi”: si fa vicino al malcapitato, si muove verso se stesso. Scopre  l’uomo e si scopre uomo, cammina su una strada tracciata e ne scopre un’altra. La strada per lui è incontro non solo passaggio.

Constatiamo come in tutta questa parabola, in realtà, non è mai nominato il nome di Dio. Il samaritano ha agito come se Dio non ci fosse “etsi deus non daretur 17”. Possiamo dire che si tratta di una parabola che può divenire la parabola per ogni uomo, che creda o non creda, conosca Dio o non lo conosca. C’è un uomo che aiuta un altro uomo mosso da compassione.


Conclusione

Anche noi siamo chiamati a vivere gesti di misericordia facendoci prossimo, provando compassione, assumendoci responsabilità,  imparando a vedere lungo il viaggio, che è la nostra esistenza quotidiana, chi, maltrattato dalla vita, senza il nostro aiuto non sarebbe in grado di farcela.


Note

1 Una modalità di viaggio è il Pellegrinaggio… nel senso di “ricerca”, di Dio, di se stessi, degli altri. Questo tema accomuna molte religioni.

2 Monika Bulaj – Paolo Rumiz, Gerusalemme perduta, ed. Frassinelli, MI, 2005, p.31.

3

11 Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda. Es 33,11.

14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Gv 15,14-15

4 Bar 3,38.

5 Bellissime le parole con sui il profeta Osea ci narra questo itinerario

16 Perciò, ecco, la attirerò a me,la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. (Osea 2,16)

Davvero le pagine della  Bibbia sono lettere d’amore di Dio all’umanità.

6 Cfr. Enzo Bianchi, La carità, ritiro di quaresima 2015.

7 Lc 10,25-37.

8 https://it.wikipedia.org/wiki/Uadi

9 Forse hanno preso alla lettera il testo del Siracide 12,1-7.

10 Ben diverso è l’atteggiamento del figlio minore nella parabola del figliol prodigo: rientra in se stesso, si rimette in cammino “verso”. Rispetto al viaggio che lo ha portato lontano dalla casa del padre, questa volta non cammina senza meta. (Lc 15,11-32)

Ricordiamo anche Nicodemo: si interroga e nella notte va, compie il suo viaggio, incontra, ascolta, rinasce.(Gv 3,1-21)

11 Scrive Simone Weil:
Ogni volta che facciamo veramente  attenzione distruggiamo una parte di male che è in noi stessi. Simone Weil, Attesa di Dio, ed. Adelphi.

12 Σπλαγχνίζομαι, splagchnizomai. “si mossero le viscere”, cioè provò una grande emozione. Questo verbo, splagchnizomai,  veniva usato o quando uno provava un’emozione improvvisa e profonda, o quando una madre in attesa avvertiva il bimbo muoversi nel suo grembo; indica quindi un sentimento intenso e intimo, una partecipazione interiore.

13 Ad esempio Mc 1,40-41; Mc 7,12-13.

14 Dal latino respondere, rispondere. Il samaritano si fa carico di quanto ha visto si è fatto vicino e dunque quell’uomo una volta prossimo non è più un numero, un “estraneo”. A quella domanda muta di aiuto offre una risposta personale, mettendosi in gioco perché da quella domanda si lascia interpellare.

15qui fecit misericordiam” dice la vulgata in Lc 10,37. Misericordia azione per eccellenza di Dio. Cfr Benedictus “ad faciendam misericordiam cum patribus nostris” Lc 1,72.

16 È l’unico dei tre che veramente “scende da Gerusalemme”. “Scendere” parola impossibile da pronunciarsi e soprattutto da vivere concretamente per chi è abituato a “stare in alto” in un atteggiamento di supponenza. Ben diversa è la “parabola” del Dio che scende e si fa uomo. Fil 2,5-10.

17 Espressione latina, coniata nel 1625 dal filosofo olandese Ugo Grozio: “anche se Dio non fosse dato”. Concetto ripreso dal teologo evangelico Ditrich Bonhoeffer nel carteggio dal militare di Berlino–Tegel.  “Le persone religiose parlano di Dio quando la conoscenza umana (qualche volta per pigrizia mentale) è arrivata alla fine o quando le forze umane vengono a mancare – e in effetti quello che chiamano in campo è sempre il deus ex machina, come soluzione fittizia a problemi insolubili, oppure come forza davanti al fallimento umano; sempre dunque sfruttando la debolezza umana o di fronte ai limiti umani; questo inevitabilmente riesce sempre e soltanto finché gli uomini con le loro proprie forze non spingono i limiti un po’ più avanti, e il Dio inteso come deus ex machina non diventa superfluo […] …io vorrei parlare di Dio non ai limiti, ma al centro, non nelle debolezze, ma nella forza, non dunque in relazione alla morte e alla colpa, ma nella vita e nel bene dell’uomo. Raggiunti i limiti, mi pare meglio tacere e lasciare irrisolto l’irrisolvibile. La fede nella resurrezione non è la «soluzione» del problema della morte. L’«aldilà» di Dio non è l’aldilà delle capacità della nostra conoscenza! La trascendenza gnoseologica non ha nulla a che fare con la trascendenza di Dio. È al centro della nostra vita che Dio è aldilà. La Chiesa non sta lì dove vengono meno le capacità umane, ai limiti, ma sta al centro del villaggio”.

Ditrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa, ed. Paoline, p. 350-351.

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