Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio


Articolo scritto per la rivista Il Dialogo dell’Azione Cattolica Cremonese, marzo 2008.


«Il cristiano è un “uomo di pace”,
non un “uomo in pace”: fare la pace
è la sua vocazione».

Primo Mazzolari, Tu non uccidere, ed. S. Paolo, Milano, 1991.

È possibile ‘operare la pace‘ in contesti nei quali solitamente viviamo? Si pensa alla pace come una questione riguardante paesi belligeranti. Ma noi? Noi non siamo in guerra. La pace è, per molti, pensare a luoghi, situazioni, persone lontane da noi. Se riguarda altri e non noi allora la nostra è una società che dopo duemila anni di cristianesimo, ben piantata su solidi radici cristiane, ha fatto propria questa come le altre beatitudini tramandateci dai vangeli di Matteo e di Luca? Propongo alcune considerazioni partendo dal mio vissuto professionale. Insegnando religione (nel mio caso nelle medie) si entra in contatto con centinaia di ragazzi/e. Il nostro libro di testo affrontando il tema della carità propone la frase: “Molti hanno poco perché pochi hanno troppo”. Cerco di dar ragione di questa affermazione con i dati dell’UNDP sul divario Nord Sud del mondo. Notiamo come la forbice tra paesi ricchi e paesi impoveriti sia non solo la fotografia di ingiustizie ma anche la causa di conflitti armati, che il fenomeno migratorio mondiale trova anche in queste dinamiche le sue ragioni. Inizia il dibattito.
“Trovate giusto questo rapporto tra paesi ricchi e paesi poveri?”.
“No, assolutamente”.
“Se è ingiusto allora lo si dovrebbe cambiare?”.
“Certamente si”.
“Come si può cambiare questa situazione?”.
“Sono i paesi, le popolazioni del nord del mondo che devono modificare i rapporti di forza. Gran parte della responsabilità risiede in chi ha maggior forza”.
“Credete che sia possibile questo cambiamento?”.
Risposta decisa e sicura: “No!”.
“Perché?”
“Perché la gente dovrebbe cambiare il proprio stile di vita e non crediamo sia proprio disposta a farlo”.
“Ma voi sareste disposti a cambiare qualcosa del vostro stile di vita?”. Stupore, imbarazzo, ma pure molte risposte decise e immediate: “NO”.
Ragazzi/e di tredici anni se portati a riflettere capiscono bene quali siano i problemi che attanagliano il mondo in cui viviamo. Colgono pure il legame tra situazioni economiche e la pace che Giovanni Paolo II così spiegava:

«La società ritroverà la pace, tanto auspicata, solo se si eliminano le cause del disagio e dell’ingiustizia»

Citazione di Mons Loris Capovilla nell’introduzione al libro di Don Primo Mazzolari Tu non uccidere.

Buon Samaritano, Vincent Van Gogh

Buon Samaritano, Vincent Van Gogh

Il testo evangelico afferma che sono beato se opero giustizia, non se capisco quale sia e rimango indifferente. È necessario un passaggio: dal capire i problemi al pensare che siano qualcosa che mi riguardano, rispetto ai quali pure io posso fare qualcosa. Ma nel dialogo di cui sopra la volontà di operare manca. Non c’è disponibilità ad agire, a cambiare. Perché? Siamo legati al nostro stile di vita? Al nostro tenore economico? Potremmo pensare che sia la proposta che manca. Sono i valori, la testimonianza che non arrivano ai nostri ragazzi/e. Allora via a presentare Gesù come modello di pace, di carità. Con i miei alunni/e seguiamo il libro, leggiamo e commentiamo brani del Vangelo. Riporto un intervento del dibattito seguito che mi pare molto significativo.

“Prof, io penso che Gesù fosse un ingenuo. Come si fa a parlare di pace, di carità, di perdono… vuol dire non aver capito la società nella quale viviamo, essere appunto degli ingenui e dei perdenti”.

I nostri ragazzi/e, che poi sono il futuro, uomini e donne di un domani prossimo, che faranno scelte di vita, economiche, politiche, culturali che si rifletteranno sull’intera società; prenderanno decisioni che coinvolgeranno altre persone, anche altri popoli, loro pensano che la logica evangelica della beatitudine è una logica da ingenui. Appartiene a persone che non hanno intuito come la società ha regolato i suoi rapporti di forza e loro che devono crescere in questa società sanno cosa gli è chiesto e come devono agire per non essere i perdenti di domani. Si potrebbero proporre diverse analisi e considerazioni, mi limito a concludere parafrasando una frase di S.Paolo (1 Cor1,27). Dio ha scelto ciò che nel mondo è – ingenuo – per confondere i sapienti, i cinici di ieri, di oggi, di domani, persone, uomini e donne che la nostra società educa ad essere tali.

Beati gli ingenui…

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