Crocifissione


Crocifissione, Giovanni Antonio da Pordenone, 1521
Duomo di Cremona, navata centrale, controfacciata

Controffacciata del Duomo di Cremona, particolare.

Controfacciata del Duomo di Cremona, particolare.

Il contratto dava rilievo al ruolo di Longino, il centurione romano convertitosi dopo aver trapassato con la lancia il costato di Cristo: al pittore si chiedeva di rappresentare “como Longino a cavallo correndo gli trapassò lo costato con la lancia”. E’ uno spunto che serve a Pordenone per conferire alla tragedia del Golgota una grandiosa dimensione storica. I centurioni romani si moltiplicano in questa Crocifissione e mentre il vero Longino (spesso confuso col personaggio in proscenio) se ne sta a cavallo in secondo piano nell’atto di battersi il petto proclamando la propria fede, anche gli altri armati sembrano in preda a un tumultuoso agitarsi di sentimenti che si esprime nei gesti e negli sguardi rivolti al Crocifisso. Uno di loro, in primo piano e con la spada in pugno, addita Cristo agli spettatori con l’eloquenza gestuale di un attore che, a commento del dramma sacro, amplifichi per la platea le parole di Longino: “questi era veramente il figlio di Dio”.
Come nota il Cohen, il pittore segue il racconto di Matteo (XXVII, 51-52) e fissa arditamente il momento culminante della morte di Cristo quando il cielo si oscura e la terra si spacca: la fenditura prodotta dal terremoto ha l’effetto di relegare a destra, presso la croce del cattivo ladrone, scribi e farisei (uno di loro, a cavallo di un asino, simboleggia la Sinagoga); mentre a sinistra, con le Marie e il buon ladrone, il gruppo dei romani che si aprono alla fede, quasi a immagine della Chiesa di Roma. Nel rappresentare in modo tanto drammatico il dividersi dell’umanità davanti al Crocifisso, non è da escludere che Pordenone volesse alludere alla frattura che andava operandosi nella Chiesa del tempo. Lo farebbe pensare soprattutto la figura del cavaliere che in fastosa veste di Landesknecht, con cappello piumato e giubba tranciata, cerca di governare il proprio destriero imbizzarritosi al prodursi del crepaccio. Il cavallo rimane a mezza strada fra i due schieramenti, dei buoni romani a sinistra e degli ebrei a destra, ma con le zampe posteriori ormai irrimediabilmente piantate dalla parte sbagliata. L’idea di trasporre nel dramma sacro, in termini che non si saprebbero immaginare più spettacolarmente immediati, la bruciante attualità storica della ribellione d’Oltralpe è ben degna del Pordenone, e sebbene anche in questo caso occorra guardarsi dal rischio di congetture arbitrarie, è certo che una ventata incredibilmente immaginosa, forse stimolata dal clima di appassionata disputa di quegli anni, investì la mente dell’artista al tempo dell’intervento cremonese.

Controffacciata del Duomo di Cremona, Giovanni Antonio da Pordenone.

Controfacciata del Duomo di Cremona, Giovanni Antonio da Pordenone.

Tratto da Cremona, La Cattedrale, testi di Franco Voltini e Valerio Guazzoni, Cassa Rurale ed Artigiana di Casalmorano, p. 102-103

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