Charlie Hebdo – 9 punti su cui riflettere


jesuischarlieQuello che è accaduto a Parigi mercoledì 7 gennaio 2015 alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo ha sconvolto tutti quanti e sta mettendo a nudo le tante fragilità di ognuno di noi e delle nostre società. Sta facendo emergere posizioni differenti rispetto ai diritti dei cittadini, in particolar modo nei confronti del diritto di libertà di espressione mentre più voci pongono dei distinguo; al ruolo della/e religione/i, mai come ora sotto accusa. Ha alimentato una nuova ondata di islamofobia (63% degli italiani!), sta fornendo benzina a basso prezzo per razzisti e xenofobi pronti a incendiare le piazze europee per un pugno di voti individuando di volta in volta capri espiatori vecchi e nuovi.

Vorrei proporre l’articolo di Omid Safi External link direttore del Centro di Studi Islamici della Duke University External linkcome riflessione pacata e motivata sui molteplici aspetti di quanto è accaduto. Una riflessione “altra” rispetto la mia cultura ed esperienza religiosa e per questo la ritengo preziosa per aiutarmi/ci a comprendere.


9 punti su cui riflettere riguardo alla sparatoria di Parigi e Charlie Hebdo

di OMID SAFI (@OSTADJAANExternal link),  editorialista

 Thursday, January 8, 2015 - 6:30am Photo by Dan Kitwood

Thursday, January 8, 2015 – 6:30am Photo by Dan Kitwood

Come persona di fede, tempi come questi mettono alla prova la mia anima. E’ precisamente in tempi come questi che dobbiamo rivolgerci alla nostra fede. Ci guardiamo dentro, non perché le risposte siano facili, ma perché non guardarsi dentro è impensabile in momenti di crisi. Allora, cominciamo, non con i cartoons che sono al centro della sparatoria nell’ufficio del Charlie Hebdo a Parigi, ma con gli essere umani. Cerchiamo di far sì che si tratti sempre di esseri umani:

  • Stéphane “Charb” Charbonnier, 47 (direttore editoriale)
  • Bernard Maris, 68 (economista)
  • Georges Wolinski, 80 (vignettista)
  • Jean “Cabu” Cabut, 78 (vignettista)
  • Bernard “Tignous” Verlhac, 57 (vignettista)
  • Philippe Honoré, 73 (vignettista)
  • Elsa Cayat (editorialista)
  • Michel Renaud (un ospite)
  • Frederic Boisseau (lavoratore nelle manutenzioni)
  • Franck Brinsolaro, 49 (ufficiale di polizia)
  • Moustapha Ourrad (revisore di testi)… Non è Musulmani contro vignettisti,visto che ci sono vignettisti musulmani.
  • Ahmed Merabet, 42, (ufficiale di polizia)… Un musulmano che è morto proteggendo ivignettisti dai terroristi musulmani. Musulmano contro Musulmano.

E i fratelli Said Kouachi e Cherif Kouachi, e Hamyd Mourad —gli autori della sparatoria, con un passato criminale alle spalle. Cerco di resistere all’istinto di far diventare le vittime dei santi o gli autori della strage la personificazione del male. Siamo tutti esseri umani  imperfetti, contraddizioni ambulanti di egoismo e bellezza. E a volte, come le azioni dei fratelli Kouachi e di Mourad, questo produce atti di atrocia indicibile.

Muslim police officer Ahmed Merabet. He was shot in the head while lying on the ground begging for mercy on the streets near Charlie Hebdo's office building.

Muslim police officer Ahmed Merabet. He was shot in the head while lying on the ground begging for mercy on the streets near Charlie Hebdo’s office building.

Allora come gestiamo queste orribili notizie? Lasciatemi suggerire nove passi:

1) Cominciamo dal lutto.


Iniziamo da dove siamo, da dove sono i nostri cuori. Prendiamoci il tempo di seppellire i morti, di piangere, di essere in lutto.  Piangiamo il fatto di aver creato un mondo in cui questa violenza sembra essere quotidiana. Piangiamo il fatto che i nostri figli stanno crescendo in un mondo dove la violenza è così banale. Anche oggi, nello stesso giorno della sparatoria di Parigi, c’è stato un altro attacco terroristico in Yemen, uno che ha reclamato 37 vite — anche se questa tragedia non ha attratto lo stesso livello di attenzione mondiale. Non vi sono state dichiarazioni di presidenti circa l’attacco in Yemen, nessuna campagna #JeSuisCharlie per loro. Portiamo il lutto, piangiamo, e piangiamo il fatto che non tutte le vite sembrano avere lo stesso valore.

In solidarity with the people killed in Paris, this illustration is accompanied by the caption, “Break one, thousand will rise,” as part of the #JeSuisCharlie hashtag. Many people and media outlets have been sharing this illustration by Lucille Clerc but incorrectly crediting Banksy. Credit: Lucille Clerc License: All rights reserved..

 

2) Sì, questo riguarda (in parte) la libertà di parola. 


La satira, specialmente la satira politica, è una tradizione veneranda. La satira, al suo meglio è uno strumento politico per invertire le gerarchie, per disturbare e inquietare. Essere disturbati e inquieti è necessario per l’educazione-l’educazione degli individui e delle comunità. Inquietare non è mai tranquillo, o grazioso. Non facciamo santi gli autori satirici, alcuni dei quali hanno promosso vignette razziste, nessuno dei quali ha meritato il suo destino, e che sono tutti da rimpiangere. Abbiamo l’integrità di dire che gli autori satirici uccisi hanno speso la loro vita ad abbattere icone sacre. Cerchiamo di non trasformarli, dopo la loro morte, nelle stesse icone sacre contro cui hanno lottato tutta la loro vita. Ecco una cosa sulla libertà di pensiero: Ci sono poche linee rosse rimaste. In un’epoca in cui praticamente chiunque può avere i suoi scritti pubblicati online, bloccare o censurare qualcuno è diventato impossibile. Sì, la libertà di parola include il diritto ad offendere. Eppure, mi chiedo se la nostra volontà di celebrare il “diritto ad offendere” si estende anche al nostro offrire compassione a quelli che sono offesi. Mi chiedo anche cosa facciamo quando la “libertà di offendere” non è applicata in modo equo a tutto campo, ma ha come bersaglio ripetuto comunità che sono marginalizzate ed ostracizzate. Allora come si replica a parole/immagini offensive? Se gli autori della sparatoria si fossero presi la pena di aprire il Qur’an, essi avrebbero conosciuto il “respingi il male con qualcosa di più bello” Se avessero cercato di impersonare il Qur’an, non avrebbero abbattuto dei vignettisti ma si sarebbero preoccupati di abbattere il pregiudizio impersonando quelle qualità luminose che trasformano la società una persona alla volta.

Pens are thrown on the ground as people hold a vigil at the Place de la Republique (Republic Square) for victims of the terrorist attack on January 7, 2015 in Paris, France. Twelve people were killed, including two police officers, after gunmen opened fire at the offices of the French satirical publication Charlie Hebdo.  Credit: Dan Kitwood  External link License: Getty Images.

Pens are thrown on the ground as people hold a vigil at the Place de la Republique (Republic Square) for victims of the terrorist attack on January 7, 2015 in Paris, France. Twelve people were killed, including two police officers, after gunmen opened fire at the offices of the French satirical publication Charlie Hebdo. Credit: Dan Kitwood External link License: Getty Images.

 

3) Non sappiamo le motivazioni politiche degli autori della sparatoria. 


La cosa sana e spiritualmente saggia da fare è fermarsi, essere in lutto, seppellire i nostri morti e stringerci l’uno con l’altro. Ma vogliamo spiegazioni. Vogliamo sapere perché. Meritiamo anche di sapere il perché. Riassumendo il problema è che abbiamo un ciclo di 24 ore di notizie, che devono essere riempite di contenuto. Devono essere riempite di contenuto anche quando non abbiamo fatti disponibili. Alcuni dei servizi giornalistici hanno fatto riferimenti agli autori della sparatoria come “Islamisti.” Se definiamo essere un Islamista come qualcuno che è impegnato a stabilire uno stato Islamico, non vi è prova di questo impegno da parte degli autori della sparatoria. Sembra più prudente chiamarli per quello che sappiamo che sono; criminali violenti…

 

4) L’Islam non ci racconta l’intera storia. E non sapremo per un po’ di tempo quanta parte della storia ci racconta.

Uno degli ultimi fatti noti su uno degli autori della sparatoria è che è stato coinvolto in un piano per unirsi a un’insurrezione in Iraq nel 2005. Ecco come lo descrive il suo avvocato:

“Kouachi, 22 anni, ha vissuto tutta la sua vita in Franci e non era particolarmente religioso…
Beveva, fumava erba, dormiva con la sua ragazza e consegnava pizze per vivere.”

Abbiamo visto questo modello più volte: i fratelli Tsarnaev erano stati visti bere e fumare erba; visitavano pornoshops e locali per spogliarelliste e si ubriacavano. Non esattamente il modello del Musulmano pio ed osservante. Non c’è un Islam mitico che fluttua al di sopra del tempo e dello spazio. L’Islam è sempre abitato da esseri umani reali. In questo caso, così come in quello dei dirottatori del 9/11, potrebbe essere utile guardare alle rivendicazioni politiche degli sparatori, che all’ispirazione di un qualche modello idealizzato di “Islam”.

 

5) Evitiamo il cliché della “satira contro Islam.”


Lasciamo da parte per un minuto il ricco ed erudito dibattito sul concetto di blasfemia nelle civiltà europea ed islamica. (Prendetevi un’ora buona per leggere il brillante saggio di Talal Asad sul tema.) Dipingere questo episodio come la lotta della satira verso l’Islam trascura il fatto che gli stessi musulmani hanno un’orgogliosa eredità di satira politica. In posti come l’Iran, la Turchia e l’Egitto vi sono tanti giornalisti e autori satirici che languono in prigione perché hanno osato proclamare la verità- spesso contro governi autocratici e dittatoriali. A mio giudizio, questi sono campioni della libertà di parola, gli Jon Stewarts della maggioranza della società musulmana. Bassem Youssef, che è stato spesso chiamato il “Jon Stewart egiziano” è ancora un altro esempio di una voce satirica che è stata strumentale nella Primavera Araba.

 

6) Non sopravvalutiamo l’obiezione dei musulmani all’immagine del Profeta.

Sì, molti musulmani oggi non approvano le immagini che raffigurano il Profeta, o a questo proposito anche le raffigurazioni di Cristo e Mosè (che sono anche venerati come profeti dai musulmani). Ma non è così per tutti i musulmani. I musulmani nell’Asia meridionale, Iran, Turchia e Asia Centrale, hanno una ricca tradizione di miniature che raffigurano tutti i profeti, incluse quelle che raffigurano il Profeta Maometto. Queste non sono immagini proibite, fatte in segreto, ma piuttosto un’arte di elite pagata e sostenuto dai califfi e sultani musulmani, prodotte nelle corti dei musulmani.

E concediamo qualche credito ai musulmani. Quello che molti di loro obiettano non riguarda le miniature pietistiche raffiguranti Maometto che ascende al cielo, ma piuttosto le vignette pornografiche e violente che ridicolizzano Maometto.

Muslims do have a tradition of depicting Muhammad in artwork. The Mi’raj of Muhammad is a small painting from the 1700s. It shows Muhammad riding a creature called a buraq and ascending into heaven.

Muslims do have a tradition of depicting Muhammad in artwork. The Mi’raj of Muhammad is a small painting from the 1700s. It shows Muhammad riding a creature called a buraq and ascending into heaven.

 

7) Il contesto non è apologia.


Questo è forse il punto più sensibile. Non vi è motivo di scusare azioni che non meritano alcuna difesa. L’uccisione di artisti, autori satirici, giornalisti, caspita, l’uccisione di essere umani, è un’atrocità che si erge a propria condanna. Chiedere, insistere e fornire un contesto, comunque, è quello che siamo chiamati a fare. Nessun evento, nessun essere umano, nessun atto, sta da solo. E anche questa vile azione a Parigi – proprio come le vili azioni del 9/11, o le guerre in medio Oriente – tutto si colloca in un contesto più ampio. I musulmani francesi non sono una raccolta casuale di musulmani. Essi provengono dal Marocco, dall’Algeria, e dalla Tunisia, paesi che erano stati colonizzati dai francesi per decadi. Essi sono, in senso reale, figli delle colonie. I traumi delle popolazioni musulmane francesi oggi sono legate a, e sono un’estensione della violenza inflitta dai francesi ai musulmani colonizzati per decadi. Nessun impero (incluso l’impero americano) ama che gli si ricordi il suo passato coloniale, ma la verità deve essere detta. La società francese, come molte altre società europee, è percorsa da un’ondata di xenofobia anti-migranti. I partiti anti migranti ottengono sistematicamente circa il 18% dei voti alle elezioni e misure giustificate come forme di “secolarismo” (compreso il bando dell’hijab nelle scuole) si rivolgono quasi esclusivamente alla minoranza musulmana. Un sondaggio Pew Global mostra che il 27 % dei francesi riconosce apertamente di non gradire i musulmani. Le percentuali in altri paesi europei sono anche più alte: il 33% in Germania, il 64% in Italia. Chiaramente, oggi, l’Europa ha un problema musulmano. Eppure, questo riguarda parzialmente l’appropriazione ideologica della religione e i tempi della libertà di parola, ma è libertà di parola applicata in modo sproporzionato contro una comunità che è dal punto di vista razziale, religioso ed economico ai margini della società francese – e di molte altre società europee. Come tale, trattare questo come un tema riguardante la libertà di parola, senza trattare anche i temi più ampi della xenofobia, è mancare il segno. Mi chiedo se in tutte le parate in celebrazione della “libertà di parola” ci fermeremo a riflettere sulla proibizione francese alle donne musulmane di portare il velo (hijab) nelle scuole pubbliche, qualcosa che è stato rimosso nell’impegno francese verso il secolarismo. Mi chiedo perché non tutte le libertà di espressione hanno un pari valore. Una parte legittima della risposta al crimine degli autori della sparatoria è onorare e proclamare il valore della libertà di parola. Questo sicuramente va fatto. E dovrebbe essere fatto in modo aperto ed orgoglioso. Eppure qui vi è anche un elemento di umiltà e sincerità. Si consideri, ad esempio, la risposta sentita del segretario di Stato Kerry alla sparatoria, che ha descritto come “uno scontro più ampio, non tra civiltà, ma tra lo stesso mondo civilizzato e chi si oppone alla civilizzazione.” Si deve applaudire Kerry per non aver ceduto allo stanco cliché dello “scontro tra culture.” Eppure vi è qualcosa di profondamente disturbante circa il reclamare il mantello della civilizzazione per “noi”. Farlo ci porta alla stessa retorica coloniale del 19esimo secolo che descriveva il mondo come diviso tra l’Ovest “civilizzato” e il Resto “selvaggio”. Difendiamo la parte migliore della nostra civiltà, gli ideali di libertà, giustizia ed uguaglianza, e abbiamo l’integrità ed onestà nell’affermare anche che molte persone sia dentro che fuori dai nostri confini hanno sperimentato il potere dell’Occidente più come un incubo che come un sogno. Per gli afro-americani, i nativi americani negli Stati Uniti, per i soggetti colonizzati in Africa, Asia e latino America, gli Stati Uniti, la Francia e l’Inghilterra sono sempre stati esperimenti che non sono stati all’altezza dei solenni ideali che essi/noi proclamiamo. Questo non significa spargere cenere sulla bellezza di questi ideali, ma di mantenerci sempre in allerta, di ricordarci sempre che la tensione tra la civiltà e lo stato selvaggio non è una che divide le civilizzazioni e le nazioni, ma una tensione che è dentro ciascuno di noi, dentro ognuna delle nostre comunità.

A day of mourning as the French flag flies half-mast at the Elysee Palace in Paris. On January 7, 2015, armed gunmen attacked the offices of French satirical weekly Charlie Hebdo, gunned down and killed 12 people. Credit: Patrick Kovarik License: Agence France-Presse / Getty Images.

A day of mourning as the French flag flies half-mast at the Elysee Palace in Paris. On January 7, 2015, armed gunmen attacked the offices of French satirical weekly Charlie Hebdo, gunned down and killed 12 people. Credit: Patrick Kovarik License: Agence France-Presse / Getty Images.

 

8) L’onore di Maometto.


Gli autori della sparatoria sembra abbiamo gridato che lo stavano facendo per vendicare l’onore del Profeta. Lasciatemi mettere da parte l’oggettività e la distanza colta. Il Profeta è la mia via. Nel mio cuore, Maometto è la luce incarnata di Dio in questo mondo e la mia speranza per un’intercessione nell’altro. E per coloro che pensano di essere qui per vendicare l’onore del Profeta, tutto quello che posso dire è che lui è oltre il bisogno di vendetta. Le vostre azioni non lo raggiungono, così come le vignette profondamente offensive di Charlie Hebdo. Quelle figure pornografiche, violente, umiliate, raffigurate nelle vignette di Charlie Hebdo non sono e non erano il mio profeta. Per quanto concerne il vero Maometto, né i vignettisti né gli autori della sparatoria lo hanno mai conosciuto. Non potete toccarlo. Non avete mai conosciuto Maometto come noi conosciamo Maometto. E rispetto agli autori della sparatoria, essi hanno fatto di più per sminuire l’impressione che la gente ha della religlione del profeta di quello che i vignettisti di Charlie Hebdo abbiamo mai fatto. Se volevano fare qualcosa per portare onore al Profeta, potevano incarnare il comportamento e l’etica del Profeta. Potevano iniziare a studiare la sua vita e i suoi insegnamenti, e avrebbero visto che Maometto rispondeva a quelli che lo perseguitavano con perdono e misericordia.

 

9) Quindi come rispondiamo?


Le crisi tentano le anime delle donne e degli uomini, portando in superficie sia la feccia che la crema. Prevedere il futuro è un’impresa da matti. Io non offrirò previsioni, ma ecco quello che spero: spero che porterà fuori il meglio della società francese, e non il peggio. Spero che l’affermazione dei valori della Repubblica francese porteranno uguaglianza, libertà e fratellanza per tutti i 66 milioni di cittadini, inclusi i 5 milioni di musulmani. Si potrà assistere al ritirarsi dei francesi in un angolo ideologico, colpevolizzando collettivamente la popolazione musulmana per il rifiuto all’”integrazione” e colpevolizzando se stessi per essere troppo tolleranti. Di fatto, incitare il colpo di coda francese potrebbe essere uno degli obiettivi degli autori della sparatoria, come ha ipotizzato Juan Cole . Oppure si può sperare che i francesi rispondano in modo simile agli australiani dopo la loro recente crisi, nella bellissima campagna “I’ll ride with you”. Si può sperare che la risposta alla sparatoria di Parigi non consista solo nella difesa a gola spiegata della libertà di parola, ma anche in un rinnovato impegno ad una robusta e pluralista democrazia, una che includa le comunità marginalizzate. Speriamo che i francesi guardino alla risposta della Norvegia, il cui primo ministro Jens Stoltenberg ha detto le seguenti parole solo due giorni dopo la sparatoria, durante la cerimonia in memoria: “Siamo ancora sconvolti da quello che è accaduto, ma non rinunceremo mai ai nostri valori. La nostra risposta è più democrazia, più apertura, e più umanità… Risponderemo all’odio con l’amore”

Sì. Più democrazia, più apertura, e più umanità.

Speriamo che non sia solo la libertà di parola che difendiamo come sacra, ma la libertà di vivere una vita che abbia un significato, sebbene altri lo trovino problematico. Speriamo che la libertà di parlare, di pregare, di vestire come vogliamo, di avere cibo nel nostro stomaco e di avere un tetto sulla nostra testa, di vivere liberi dalla minaccia della violenza, la libertà di essere umani siano visti come profondamente connesse… Sì apprezziamo e dimostriamo a favore della dignità di avere libertà di parola. E ricordiamoci che la parola, come la religione è sempre incarnata in un essere umano. E per onorare la libertà di parola dobbiamo onorare la dignità degli esseri umani.

Possiamo stringerci gli uni agli altri nella compassione.

Possiamo abbracciare la piena umanità di tutta l’umanità.

 

Traduzione italiana a cura di Donatella

 


Testo originale

 

9 Points to Ponder on the Paris Shooting and Charlie Hebdo

by Omid Safi (@ostadjaan) External link,  weekly columnist

As a person of faith, times like these try my soul. Times like these are precisely when we need to turn to our faith. We turn inward, not because the answers are easy, but because not turning inward is unthinkable in moments of crisis.

So let us begin, not with the cartoons at the center of the shootings External linkat the office of Charlie Hebdo in Paris, but with the human beings. Let it always be about the human beings External link:

Stéphane “Charb” Charbonnier, 47 (editor)
• Bernard Maris, 68 (economist)
• Georges Wolinski, 80 (cartoonist)
• Jean “Cabu” Cabut, 78 (cartoonist)
• Bernard “Tignous” Verlhac, 57 (cartoonist)
• Philippe Honoré, 73 (cartoonist)
• Elsa Cayat (columnist)
• Michel Renaud (a guest)
• Frederic Boisseau (building maintenance worker)
• Franck Brinsolaro, 49 (a police officer)
• Moustapha Ourrad (copy editor)… It’s not Muslims vs. cartoonists, as long as there are Muslim cartoonists.
• Ahmed Merabet, 42, (police officer)… A Muslim who died protecting the cartoonists from Muslim terrorists. Muslim vs. Muslim.

And brothers Said Kouachi and Cherif Kouachi — the alleged shooters, with a legacy of crime External link behind them — and a legacy of crime  External link behind them”>Hamyd Mourad.

I try to resist the urge to turn the victims into saintly beings External link, or the shooters into embodiments of evil. We are all imperfect beings, walking contradictions of selfishness and beauty. And sometimes, like the actions of the Kouachi brothers and Mourad, it results in acts of unspeakable atrocity.

So how do we process this horrific news? Let me suggest nine steps:

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Muslim police officer Ahmed Merabet. He was shot in the head while lying on the ground begging for mercy on the streets near Charlie Hebdo’s office building.

1) Begin with grief.
We begin where we are, where our hearts are. Let us take the time to bury the dead, to mourn, and to grieve. Let us mourn that we have created a world in which such violence seems to be everyday. We mourn the eruption of violence. We mourn the fact that our children are growing up in a world where violence is so banal.

Even yesterday, on the same day of the Paris shootings, there was another terrorist attack in Yemen, one that claimed 37 lives  External link — even though this tragedy did not attract the same level of world attention. There were no statements from presidents about the Yemen attack, no #JeSuisCharlie External link campaigns for them. Let us grieve, let us mourn, and let us mourn that not all lives seem to be given the same level of worth.

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In solidarity with the people killed in Paris, this illustration is accompanied by the caption, “Break one, thousand will rise,” as part of the #JeSuisCharlie hashtag. Many people and media outlets have been sharing this illustration by Lucille Clerc but incorrectly crediting Banksy. Credit: Lucille Clerc External link License: All rights reserved.. 2) Yes, this is (partially) about freedom of speech. Satire, especially political satire, is a time-honored tradition. Satire at its best is a political tool to invert

hierarchies, to disturb and unsettle. Being unsettled and disturbed is necessary for education — education of individuals and education of communities. Unsettling is never smooth, or graceful.

Let us not make saints out of satirists, some of whom fostered racist cartoons, none of whom deserved this fate, all of whom should be mourned. Let us have the integrity to say that the killed satirists spent their lives tearing down sacred icons. Let us, in their death, not turn the satirists into the very sacred icons they opposed their whole life.

Here’s the thing about freedom of speech: There are few red lines left. In an age where almost anyone can get his/her writings published online, blocking or censoring anyone has become all but impossible. Yes, freedom of speech includes the right to offend. Yet, I wonder if our willingness to celebrate the “right to offend” also extends to us reaching out in compassion to those who are offended. I also wonder what we do when the “freedom to offend” is not applied equally across the board, but targets again and again communities that are marginalized and ostracized.

So how does one counter offensive words/images? Had the shooters in Paris actually bothered opening the Qur’an, they would have known about “repel evil with something that is lovelier.” Had they sought to embody the Qur’an, they wouldn’t have shot down cartoonists but made sure to shoot down prejudice by embodying luminous qualities that would transform the society one person at a time.

Pens are thrown on the ground as people hold a vigil at the Place de la Republique (Republic Square) for victims of the terrorist attack on January 7, 2015 in Paris, France. Twelve people were killed, including two police officers, after gunmen opened fire at the offices of the French satirical publication Charlie Hebdo.  Credit: Dan Kitwood  External link License: Getty Images.

Pens are thrown on the ground as people hold a vigil at the Place de la Republique (Republic Square) for victims of the terrorist attack on January 7, 2015 in Paris, France. Twelve people were killed, including two police officers, after gunmen opened fire at the offices of the French satirical publication Charlie Hebdo. Credit: Dan Kitwood External link License: Getty Images.

3) We do not know the political motivations of the shooters.
The healthy and spiritually sane thing to do is to pause, grieve, bury our dead, and reach out to one another. But we want explanations. We want to know why. We may even deserve to know why. Compounding the problem is that we have a cycle of 24-hour news, which has to be filled with content. It has to be filled with content even when we do not have facts available to us.

Some of the news coverage has been referring to the shooters as “Islamists.” If we define being an Islamist as someone who’s committed to establishing an Islamic state, there is no proof of that commitment on the part of the shooters. It seems more prudent to simply call them what we know they were: violent criminals.

4) Islam does not tell us the whole story. And we may not know for some time how much of the story it does tell us about.

One of the last known facts about one of the Paris shooters is that he had been involved with a scheme to join an insurgency in Iraq back in 2005. Here is how his lawyer described him External link:

“Kouachi, 22, lived his entire life in France and was not particularly religious… He drank, smoked pot, slept with his girlfriend and delivered pizzas for a living.”

We have seen this pattern before, again and again: the Tsarnaev brothers were seen drinking and smoking pot External link; the visiting porn shops and nude bars and getting drunk. Not exactly the model of pious, observant Muslims.

There is no mythical Islam that floats above time and space. Islam is always inhabited by real life human beings. In this case, as much as in the case of 9/11 hijackers, it might be good to look more at the political grievances of the shooters than into the inspiration of some idealized model of “Islam.”

5) Let us avoid the cliché of “satire vs. Islam.”
Let us leave behind for one minute all the rich scholarly debate on the concept of blasphemy vis-à-vis Muslim and European civilizations. (Take a good hour to read Talal Asad’s brilliant essay External link on the topic.)

To portray this episode as the struggle of satire vs. Islam misses the fact that Muslims themselves have a proud legacy of political satire. In places like Iran, Turkey, and Egypt there are many journalists and satirists languishing in prisons because they have dared to speak the truth — often against autocratic and dictatorial rulers. For my own money, these are the champions of free speech, the Jon Stewarts of Muslim majority society. Bassem Youssef, who was often called the “Egyptian Jon Stewart,” External link is yet another example of a voice of satire who was instrumental in the Arab Spring.

6) Let’s not overdo the Muslim objection to images of the Prophet.
Yes, many Muslims today do not approve of images depicting the Prophet, or for that matter depicting Christ or Moses (also venerated as prophets by Muslims). But this was not and is not the case for all Muslims. Muslims in South Asia, Iran, Turkey and Central Asia — places that were for centuries the centers of Muslim civilizations — had a rich tradition of miniatures that depicted all the prophets, including those depicting the Prophet Muhammad. These were not rogue images, done in secret, but rather an elite art paid for and patronized by the Muslim caliphs and sultans, produced in the courts of the Muslims.

And let us give Muslims some credit. What many of them object to is not the pietistic miniatures depicting Muhammad ascending to heaven, but rather the pornographic and violent cartoons lampooning Muhammad.

imageMuslims do have a tradition of depicting Muhammad in artwork. The Mi’raj of Muhammad is a small painting from the 1700s. It shows Muhammad riding a creature called a buraq and ascending into heaven.

7) Context is not apology.
This is perhaps the most sensitive of the points. There is no point apologizing for actions that deserve no defense. The shooting of artists, satirists, journalists, heck, the shooting of any human being, is an atrocity that stands as its own condemnation.

To ask for, insist upon, and provide context, however, is part of what we are called to do. No event, no human being, no action stands alone. And even this vile action in Paris — just like the vile actions of 9/11, or the wars in Middle East — all take place in a broader context.

French Muslims are not a random collection of Muslims. They hail from Morocco, Algeria, and Tunisia, places that were colonized by the French for decades. They are, in a real sense, the children of the colonies. The traumas of the French Muslim population today are linked to and an extension of the violence inflicted by the French on Muslims colonized for decades. No empire (including the American empire) likes to be reminded of its colonial practices, but the truth must be spoken.

French society, like many other European societies, is awash in a wave of anti-immigrant xenophobia. Anti-immigration parties routinely gain about 18 percent of the vote in popular elections, and measures justified under “secularism” (including the ban on hijab in schools) target almost exclusively the Muslim minority. A Pew Global poll shows External link that 27 percent of all French people openly acknowledge disliking Muslims. Numbers in other European countries are even higher: 33 percent in Germany, 64 percent in Italy. Clearly, today’s Europe has a Muslim problem.

Yes, this is partially about an ideological appropriation of religion and the issues of free speech, but it is free speech as applied disproportionately against a community that is racially, religiously and socioeconomically on the margins of French — and many other European — society. As such, to purely treat this as a freedom of speech issue without also dealing with the broader issues of xenophobia is missing the mark.

I wonder in all the celebration of “freedom of expression” parades, whether we will pause to reflect on the French prohibition on Muslim women wearing the head-covering (hijab) in public schools, something that was stripped away under French commitment to secularism. I wonder why it is that all freedoms of expression are not equally valued.

A very legitimate part of the response to the crime of the shooters is to honor and proclaim the value of freedom of speech. This, indeed, must be done. And it should be done boldly and proudly. Yet there has to be an element of humility and truthfulness here as well. Consider for example the heartfelt response of Secretary Kerry to the shootingsExternal link, who described them as “a larger confrontation, not between civilizations, but between civilizations itself and those who are opposed to a civilized world.”

One has to applaud Kerry for not giving in to the tired cliché of “clash of civilizations.” Yet there is something profoundly disturbing about claiming the mantle of civilization for “us.” Doing so takes us back to the same colonial rhetoric of the 19th century that posited the world as being divided between “the civilized” West and “the savage” Rest. Let us defend the best parts of our civilizations, the ideals of freedom and liberty and equality, and let us have the integrity and honesty to also state that many people both inside and outside of our borders have often experienced Western powers as more a nightmare than a dream. For African-Americans and Native Americans in the United States, for the colonial subjects in Africa, Asia, and Latin America, the United States, France, and England have always been experiments that have often fallen short of the lofty ideals they/we proclaim. This is not to cast aspersions on the beauty of those ideals, but to always hold ourselves in check, to always remind us that the tension between being civilized and savagery is not one that divides civilizations and nations, but a tension inside each and every single one of us, each and every single one of our communities.

imageA day of mourning as the French flag flies half-mast at the Elysee Palace in Paris. On January 7, 2015, armed gunmen attacked the offices of French satirical weekly Charlie Hebdo, gunned down and killed 12 people. Credit: Patrick KovarikExternal link License: Agence France-Presse / Getty Images.

8) Muhammad’s honor.
The shooters are reported to have shouted that they were doing this to revenge the honor of the Prophet. Let me put objectivity and pretense towards scholarly distance aside. The Prophet is my life. In my heart, Muhammad’s very being is the embodied light of God in this world, and my hope for intercession in the next. And for those who think they are here to avenge the honor of the Prophet, all I can say is that he is beyond the need for revenge. Your actions do not reach him, neither did the profoundly offensive cartoons of Charlie Hebdo. That pornographic, violent, humiliated and humiliated figure depicted in Charlie Hebdo’s cartoons is not and was not ever my prophet. As for the real Muhammad, neither the cartoonists nor the shooters ever knew him. You can’t touch him. You never knew Muhammad like we know Muhammad.

And as for the shooters, they have done more to demean people’s impression of the religion of the Prophet than the cartoonists in Charlie Hebdo ever did. If the shooters wanted to do something to bring honor to the Prophet, they could begin by actually embodying the manners and ethics of the Prophet. They could start by studying his life and teachings External link, where they would see that Muhammad actually responded to those who had persecuted him through forgiveness and mercy.

9) So, how do we respond?
Crises try the soul of women and men, bringing to the surface both the scum and the cream. What will surface in France?

Forecasting the future is the business of fools. I will not offer forecasts, but here’s what I do hope for: I hope that it will bring out the best in French society, and not the worst. Here’s hoping that the affirmation of the values of the French republic will affirm equality, liberty, and brotherhood for all 66 million citizens, including the 5 million Muslim citizens.

One can either see the French retreating into an ideological corner, blaming a collective Muslim population for refusing to “integrate,” and blaming themselves for being “too tolerant.” In fact, eliciting that French backlash might have been one of the shooters’ goal all along, as Juan Cole has postulatedExternal link. Or, one could hope that the French would respond closer to the Australians after their recent crisis, in the beautiful “I’ll ride with you” campaign.

One can hope that the response to the Paris shooting should consist of not merely a full-throated defense of freedom of speech, but also a renewed commitment to a robust and pluralistic democracy, one which encompasses marginalized communities.

Let us hope that the French response will look a lot like the response of Norway, whose prime minister Jens Stoltenberg said the following words External linkjust two days after the shooting during the memorial ceremony: “We are still shocked by what has happened, but we will never give up our values. Our response is more democracy, more openness, and more humanity… We will answer hatred with love.” Yes! More democracy, more openness, more humanity.

Let us hope that it is not merely the freedom of speech that we hold sacred, but the freedom to live a meaningful life, though others find it problematic. Let us hope that the freedom to speak, to pray, to dress as we wish, to have food in our stomach and to have a roof over our head, to live free of the menace of violence, the freedom to be human are seen as intimately intertwined… Yes, let us cherish and stand up for the dignity of the freedom of speech. And let us always remember that speech, like religion, is always embodied by human beings. And in order to honor freedom of speech, we need to honor the dignity of human beings.

May we reach out to one another in compassion
May we embrace the full humanity of all of humanity.

 

Fonte: http://www.onbeing.org/blog/9-points-to-ponder-on-the-paris-shooting-and-charlie-hebdo/7193External link

 

 


L’autore

Omid Safi

Omid Safi

Omid Safi is Director of Duke University’s Islamic Studies Center. He is the past Chair for the Study of Islam, and the current Chair for Islamic Mysticism Group at the American Academy of Religion. In 2009, he was recognized by the University of North Carolina for mentoring minority students in 2009, and won the Sitterson Teaching Award for Professor of the Year in April of 2010. Omid is the editor of the volume Progressive Muslims: On Justice, Gender, and Pluralism, which offered an understanding of Islam rooted in social justice, gender equality, and religious and ethnic pluralism. His works Politics of Knowledge in Premodern Islam, dealing with medieval Islamic history and politics, and Voices of Islam: Voices of Change were published 2006. His last book, Memories of Muhammad, deals with the biography and legacy of the Prophet Muhammad. He has forthcoming volumes on the famed mystic Rumi, contemporary Islamic debates in Iran, and American Islam. Omid has been among the most frequently sought speakers on Islam in popular media, appearing in The New York Times, Newsweek, Washington Post, PBS, NPR, NBC, CNN and other international media. He leads an educational tour every summer to Turkey, to study the rich multiple religious traditions there. The trip is open to everyone, from every country. More information at Illuminated Tours External link.

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