Oasi di pace


ebreo_palestinese

“l’insegnamento della religione cattolica risponda ai compiti propri della scuola pubblica, che e chiamata a favorire negli alunni l’attitudine al confronto, alla tolleranza, al dialogo e alla convivenza democratica”.
CEI, Insegnare religione cattolica oggi, ed. Paoline 1991, n°7

La copertina del nostro libro di testo (a.s. 2008-09) presenta l’immagine di due bambini, uno ebreo l’altro musulmano, che si abbracciano, parlano e camminano nella stessa direzione. Offre cosi un’idea di religioni come strumento di incontro, di dialogoe  di pace tra le persone così come avviene attraverso l’amicizia tra questi due bambini. Per far riflettere su quello che le immagini dei nostri schermi portano nelle case di tutti noi (operazione piombo fusoExternal link), ho chiesto agli alunni/e di scrivere una storia, ambientata nello scenario israelo-palestinese External link, che avesse come protagonisti proprio questi due bambini.

Di seguito alcuni racconti.

Prof. Antonio Ariberti


Closed Zone

L’animatore di “Valzer con BashirExternal link“, Yoni GoodmanExternal link, ha realizzato il film d’animazione “Zona chiusa” (Closed zoneExternal link) per una ONG israeliana. Penso sia un ottimo contributo alla nostra riflessione.


 I testi

Snoopy. Scrivere è un lavoro duro

“La storia che vi racconto oggi e tra 2 bambini di religione diversa. I loro popoli, Israeliano e Palestinese, sono in guerra fino dal 1948 e ancora ora lo sono. Allora incominciamo? C’erano una volta Hassan e Yasser,2 grandi amici nonostante la diversita di religione. Passavano i giorni insieme, giocando, parlando, scherzando amabilmente. Un brutto giorno scoppio ancora la guerra fra i due popoli, venne alzato un muro enorme fra i due paesi dei ragazzi per non fare litigare piu la gente; le bombe scoppiavano ad ogni ora e le case cadevano al suolo in mille pezzi. Per gli amici inizio un gran periodo triste: fame, distruzione, ma soprattutto non si potevano piu vedere. Hassan riusci a fuggire senza la famiglia. Trovo rifugio in America dove abitavano dei parenti. Qui torno a scuola, divento medico e dopo qualche anno ritorno nel suo paese per portare aiuto e cure alla sua gente. Lavorava tutto il giorno, pero quando aveva un po’ di tempo cercava il suo amico. Ed ecco che succede il miracolo: una giornata Yasser viene ricoverato nel suo ospedale per una brutta e grande frattura alla gamba. Il medico che lo prese in cura fu proprio Hassan. Cosi si ritrovarono e rinsaldarono la loro enorme amicizia. Allora vi e piaciuta? Almeno ha avuto un gran lieto fine, non credete?”

(Nicole)


Un racconto di speranza: “Oasi di pace”

L’esercito israeliano continuava l’offensiva sulla Striscia di Gaza: quella notte i bombardamenti erano stati più intensi e violenti del solito. Alle prime luci del mattino per le strade ed i quartieri della citta c’erano solo rovine e disperazione.
Dopo il frastuono assordante delle esplosioni notturne, da togliere il respiro, ora non rimaneva che un silenzio agghiacciante, che parlava di morte, che raccontava il pianto della gente terrorizzata dalla guerra? Un silenzio interrotto di tanto in tanto dal lamento di qualcuno, dalle sirene di un’ambulanza, dalle parole confuse, provenienti da una radio ancora accesa, chissa dove, dal rumore stridulo dei cingoli di un carro armato?
Khalil, un bambino di dodici anni di fede musulmana, si aggirava incredulo per le strade, che ora non riusciva a riconoscere tanto erano cambiate: persino la sua scuola non esisteva più. Al suo posto, infatti, non vi era che un cumulo di macerie, circondato da un’inferriata contorta, con un cancello divelto finito in disparte. Khalil era molto confuso: nel tremendo caos della notte aveva smarrito il resto della sua famiglia: mamma, papà e le due sorelline. Camminando lentamente, con addosso una maglietta strappata ed un paio di jeans ricoperti di polvere, sperava di ritrovarli, ma la paura incominciava a soffocargli il cuore.
Anche Abram, dodici anni come Khalil, ma di religione ebraica, vagava tremante nella stessa strada, qualche centinaio di metri piu in là. Come Khalil, Abram si era perso e adesso, dolorante ad una gamba leggermente ferita, aveva deciso di raggiungere la casa dei nonni, nella speranza di riabbracciare almeno loro, anche se nel suo cuore non era piu cosi sicuro di riconoscerne la casa.
Abram si spostava a fatica perché, chissa come, aveva perso una scarpa: il piede nudo, protetto semplicemente da un calza, ormai quasi ridotta a brandelli, camminava con difficoltà, trascinando i detriti di cemento e sassi che rivestivano la strada.
Sui visi dei due bambini, ricoperti di polvere biancastra, scendevano le lacrime; i loro volti rigati riprendevano a poco a poco il loro vero colore di pelle, cioè olivastra
Ad un tratto Khalil si era ricordato che, proprio li a due passi, stava il piccolo parco, dove fino a qualche settimana prima andava a giocare con i suoi compagni.
Ed anche Abram, forse nello stesso istante, si bloccava alla vista che gli si presentava davanti
Il parco giochi, che anche lui frequentava spesso con la sorella piu grande, non esisteva più: le bombe lo avevano cancellato
Le panchine, lo scivolo, i cavalli a dondolo, la giostrina delle sirene?… sembravano non esserci mai stati.
I due bambini, uno di fianco all’altro, impietriti e senza nemmeno notarsi, se ne stavano li a guardare, scioccati, senza dire una parola
” E adesso?”- esclamava Abram attonito
“Non ci faranno più giocare?”- aggiungeva Khalil
” Non lo so?…”- era stata la risposta di Abram, che con le lacrime agli occhi ora si accorgeva del suo interlocutore- “Ma tu come ti chiami? Io Abram?
“Khalil”- era la risposta poco convinta del bambino
Ed in quel preciso istante i due si erano guardati intensamente, senza dirsi nulla
“Guarda Khalil? L’altalena non sembra cosi distrutta!? Dai vieni, aiutami a liberarla dai rami?”
Insieme, con le loro esili mani, un po’ alla volta avevano tolto la terra, i rami, i pezzi di plastica arrivati chissa da dove e ora si ritrovavano seduti.
“Yoohuuuuuuuuuuu!!!! Vado piu in alto io!”
“Non è vero, guardami, Abram! Io arrivo alle nuvole?
Yoohuuuu!!! Che bello? Come sto bene ora? E tu?”
“Anch’io, Khalil”
Così vicini, spalla contro spalla, ora volavano e si sfioravano le mani per prendersi e riprendersi, come se il tempo si fosse fermato. La guerra era lontana.
Anche il cielo sembrava aspettare la carezza delle loro manine impolverate e graffiate?
“Abram? Questa e la nostra isola di pace, vero?”
“Si, Khalil? La nostra oasi!”
I due amici erano rimasti li tutto il giorno.
Quella notte non erano arrivate le bombe ed i cannoni avevano smesso di tuonare.

(Maria B.)


Neve shalom, Wahat salam, Oasi di pace

Nella lontana terra palestinese c’era un bambino di nome Micael che era di religione islamica.
Il suo vicino di casa si chiamava Juri, era israeliano era di religione ebraica.
Questi ragazzi si volevano molto bene anche perché si conoscevano da quando erano nati! Le loro famiglie andavano d’accordo e quindi si ritrovavano spesso a cena insieme. Una sera di queste, sentirono un forte scoppio proveniente dal giardino, uscirono e videro la casa di Jury distrutta: i palestinesi avevano lanciato una bomba.
Jury e sua sorella Jala di due anni si spaventarono tantissimo, e Micael per calmarli fece vedere loro il suo nuovo gioco in scatola . Dalla stanza sentivano i genitori che discutevano e la mamma di Jury piangeva. Avevano deciso che la famiglia di Jury sarebbe rimasta ad abitare li per un po’.
Dopo un anno di vita insieme, decisero di scappare dalla loro citta e con tutto di andare a fondare un villaggio calmo e pacifico.
Partirono e dopo due giorni di cammino, arrivarono a una quercia e decisero di fondare il loro villaggio.
Con il passare del tempo arrivo un po’ di gente e riuscirono a costruire una scuola.
Micael e Jala dopo un po’ si sposarono.
Juri divento uno scrittore che scrisse un libro sulla sua vita.
Questo libro ottenne il premio Pace per il miglior libro.


NEVE SHALOM WAHAT AL SALAM OASI DI PACE

Nel lontano Oriente, ci sono due popoli in guerra. Questi due popoli sono: gli israeliani e i palestinesi che sono in guerra dal 1948.
Il ragazzo israeliano, di nome Nathane, di religione ebraica, con il copricapo Kippah.
Il ragazzo palestinese di nome Boqui, di religione mussulmana, con il copricapo Kefiah.
Durante le vacanze le famiglie si incontrarono. I bambini fecero amicizia. Si divertivano a fare castelli di sabbia o a giocare a pallone, uno sport che piaceva ad entrambi, tuffarsi in acqua e schizzarsi. I giorni passavano e i ragazzi si divertivano.
I genitori di Nathane scoprirono quest’amicizia e proibirono a loro figlio di frequentare l’ altro ragazzo perché lui e la sua famiglia erano palestinesi.
I giorni di questi ragazzi divennero tristi, si mancavano a vicenda.
Era l’ultimo giorno di vacanza, le due famiglie si incontrarono per caso, Boqui si tuffo in mare, per fare ricordare al suo amico i giochi che facevano, all’improvviso gli venne un crampo, e stava affogando, il suo amico Nathane, non ci penso su un attimo e si tuffo per andarlo a salvare.
Nel mare, c’era una grossa corrente, cosi Nathane fece fatica a nuotare e non riusci a stare a galla.
Salvo per un pelo il suo amico e tornarono a riva.
La famiglia di Boqui ringrazio il ragazzo. I genitori di Nathane si scusarono per il loro comportamento.
I ragazzi continuarono a essere molto amici, e a crescere insieme.


NEVE SHALOM, WAHAT AL SALAM, OASI DI PACE

In un paese lontano da qui,vivono due bambini, Micael e Mohamed, uno israeliano e l’altro palestinese.
I loro popoli sono in guerra,e mentre milioni di soldati cadono loro sono andati nel deserto.
Casualmente si incontrano, ed entrambi vedono che ognuno di loro porta il copricapo “nemico”, ma non scappano, anzi, si avvicinano l’uno all’altro come attratti da una forza misteriosa. Ad un certo punto Micael si mette a parlare, e piano piano i due scoprono di avere molte cose in comune: il piatto preferito, il colore,…ma soprattutto il desiderio che la guerra finisca.
I due bambini giocano tutto il giorno, e cosi facendo trovano un’immensa oasi mai scoperta perche situata dietro una montagna.
Mohamed propone di fermarsi a bere, ma ascoltando bene sentono degli spari provenienti da dietro il monte: sono gli spari della guerra. Ora, per la prima volta, vedono persone in guerra e si spaventano.
Tornati a casa i due bambini raccontano tutto alle mamme, tranne dell’oasi. Le mamme, appena sentono che “l’amico e un nemico” li mettono in punizione. Per uno strano caso entrambi scelgono di scappare, vanno di casa in casa a prendere piu bambini possibili e si dirigono all’oasi.
Una volta arrivati aiutano i bambini a salire sulla montagna e tutti vedono gli orrori della guerra.
Il giorno seguente convincono le mamme a lasciarli uscire per andare all’oasi. In realta discutono sul modo di far smettere la guerra.
Da quel giorno tutti i bambini discutono di come fermare la guerra, di come costruire un mondo nuovo, un mondo migliore, si riuniscono li: nella loro OASI DI PACE.

(Ester L.)


OASI DI PACE

Mi presento, sono un bambino di 12 anni, il mio nome e Binyamine. Bambini ebreo palestinese
Vivo in Israele dove il mio popolo sta facendo la guerra con il popolo palestinese, la terra in cui e nato Gesu. Io ho un amico palestinese di nome Rashid che mi vuole bene; noi camminiamo abbracciati chiacchierando amichevolmente. A causa di questa guerra non ci vediamo molto come facevamo invece prima e, soprattutto, quando ci vediamo non siamo dello stesso umore di allora!
Ora quando siamo insieme ognuno racconta all’altro i sentimenti che prova e, il primo che continuiamo a ripetere e: paura. Ma non solo questo, tutti e due la notte non dormiamo per il terrore che una bomba possa cadere sulle nostre case, perché i soldati non se la prendono solo tra di loro, ma anche con tutta la popolazione; infatti se veniste qui vedreste che le case non hanno piu i vetri alle finestre e molte abitazioni sono state distrutte dalle bombe che colpiscono la citta. Piangiamo insieme per la perdita di persone che uno di noi due conosce, o addirittura tutti e due. Vediamo bambini che perdono nonni, genitori, fratelli, genitori che perdono figli, figlie e noi viviamo con l’angoscia di perdere i nostri cari. Pochi, delle nostre genti, sono riusciti a scrivere ad altri popoli per fargli sapere della nostra guerra e dei nostri sentimenti che ci turbano cosi tanto da non farci addirittura dormire la notte. Abbiamo paura delle bombe, della morte, della perdita di persone care a cui vogliamo bene. Preghiamo ma non cambia nulla. I soldati combattono pensando di risolvere tutto, ma in realta stanno solo distruggendo la vita di tante persone. Le donne piangono alla perdita di figli e mariti e i bambini li vedi gridare tra le lacrime perché rimasti soli.
C’e stato un periodo di tregua, ma nessuno dei due popoli ha rispettato il patto, cosi sono ricominciati i combattimenti. Non capiamo come si possa far smettere queste genti che non sanno amare il loro fratello perché diverso di cultura e religione. Questo rimarra un segreto, un segreto che spero si sveli presto.

(Sara.S)


In una scuola media divisa per meta in Israele e per meta in Gaza.
Nella meta di Gaza c’era un ragazzino arabo di nome Ali Adi; invece nella meta di Israele c’era un ragazzino di nome Isaac Karim.
Essi sono i nostri protagonisti.
Un giorno quella scuola venne bombardata dai missili di Israele e quindi dovettero trasportare i sopravvissuti in Italia. Partiti dalla stazione i due ragazzi persero i loro treni, si incontrarono e appena si videro scoprirono di essere di due religioni diverse: musulmana ed ebrea. Allora cominciarono a litigare per stabilire quale fosse la religione migliore. Dopo fecero la pace scusandosi, chiedendo uno all’altro se gli piaceva disegnare. Su un muro iniziarono a disegnare i simboli della loro religione e scoprirono che in fondo erano uguali: Isaac disse che nella BIBBIA c’era scritto che Noe fece uscire dall’arca una colomba che riporto l’ulivo per dire che le acque si erano ritirate e la colomba fu il suo disegno. Ali Adi disse che nel CORANO dopo che Noe sbarco Allah fece comparire un arcobaleno che segnava la Pace tra l’uomo e Dio. Quindi furono presto amici e dopo un breve soggiorno in Italia, ritornarono con lo stesso treno in Israele per diffondere il messaggio agli altri ragazzi affinché arabi e ebrei diventassero amici come loro due. Arrivati a Gerusalemme andarono vicino a una scuola media, ma i ragazzi israeliti appena videro Ali iniziarono a prenderlo in giro e a dire agli altri ragazzi di guardare quel musulmano e il suo amico che “si spaccia per ebreo solo perché ha la Kippah”.
Ma Isaac spiego che era ebreo anche lui e che il suo amico e lui avevano scoperto che le due religioni in realta predicano entrambe la pace.
Chiesero loro di colorare un simbolo della loro religione, pero un gruppo di dieci ragazzi disse che non volevano perché loro erano musulmani.
Quindi Ali gli rispose di disegnare anche loro un simbolo della loro religione. Gli israeliani disegnarono Mose che divideva le acque del mar Rosso e spiegarono agli arabi che nel loro testo sacro, cioe la BIBBIA, Mose apri le acque per far passare il suo popolo, cioe gli ebrei e sfuggire dagli egizi e dopo che le acque si furono richiuse Dio diede a Mose le tavole dei dieci comandamenti.
Gli arabi invece disegnarono Abramo che voleva uccidere suo figlio Isacco e dissero che nel CORANO Allah chiamo Abramo e gli disse di portare suo figlio Isacco in cima al monte e di offrirlo in sacrificio. Arrivati sul monte quando stava per uccidere suo figlio un angelo lo fermo e gli disse di non uccidere suo figlio perché si era mostrato fedele ad Allah. In quel momento vide un agnello incastrato tra i rami e offri quello al posto di Isacco. Allora tutti in coro si dissero che anche nei loro testi sacri c’erano gli stessi eventi e quindi erano piu simili di quanto pensassero.
I nostri amici continuarono a diffondere questo messaggio: “Non fate la guerra ma predicate la pace”. Loro sarebbero partiti per coinvolgere altre persone. Allora i ragazzi della scuola dissero che l’avrebbero fatto anche loro, iniziando dai propri genitori.

(Marco Z.)


Oasi di pace – Neve Shalom (ebraico) – Wahat al Salom (arabo)

In questo momento due paesi sono in continuo conflitto, e questa non e una novita. Centinaia di soldati cercano di difendere il proprio paese che e sottoattacco dalle bombe. In Palestina non c’e tranquillita, tante persone sono rimaste gravemente ferite o addirittura morte. La gente viene rapita dalle proprie case e portate al sicuro da qualche parte. I bambini non si meritano di vivere tra amore e guerra, hanno visto cose terribili: incendi, lotte… Due bambini si incontrano per puro caso e diventano subito amici. Si chiamano rispettivamente Amir e Karim. Sono due ragazzi con una storia diversa, e abbastanza curiosa. Amir e figlio di un generale potente e ricco israeliano, anche se non e cosi come sembra Amir non e affatto contento di quello che sta facendo. Karim, invece, e figlio di una famiglia povera e numerosa come del resto tutte le famiglie non fortunate. Un giorno capito che si trovarono su una strada che conduceva alla scuola. Karim, come al soloto stava attraversando la strada da solo correndo all’ impazzata verso casa ma a un certo punto il giovane ragazzo inciampo in una delle tante pietre che ricoprivano la via. Proprio in quel momento Amir passa di la, anche lui correva, aveva un’ aria molto stanca e continuava a voltarsi, sembrava che stesse scappando. Amir con una frenata miracolare riusci a non inciampare sul ragazzo steso per terra. Finita la lunga frenata, lunga circa un metro, Amir si sorprese: alzo le sopracciglia e chiese incuriosito e con il cuore in gola:
<<Come mai sei finito a terra?e poi, come ti chiami?>>
<<Mi chiamo Karim, e sono inciampato, mi sono sbucciato il ginocchio>>
Amir porse la sua mano in quella di Karim e lo aiuto ad alzarsi. <<Perché sei qua, dovresti proteggerti da tutto quello che vedi intorno!?!? Sbrighiamoci, andiamo da qualche parte sicura!!>>
<<Va bene>> disse Karim.
Tutti e due si misero a correre senza sapere pero dove andassero. Durante la corsa Karim si rivolse al coetaneo: <<GRAZIE!>>
<< E’ un mio dovere>> rispose l’ altro. A colpo d’ occhio i due parevano essere gia amici. Quando videro una vecchia baracca capirono che quella doveva essere un nascondiglio perfetto.
I due ragazzi vi entrarono, si sedettero e incominciarono a parlare: << non ci siamo ancora presentati, io sono Amir>>
<< io sono Karim >>
I due incominciarono a raccontarsi affascinati dalla storia dell’ altro. Amir capi che Karim era molto povero, ma estremamente creativo e ingegnoso, inventava giochi, strategie, costruzioni. Nonostante la sua poverta, egli non si lamentava mai, ogni piccola cosa che riceveva, per lui era come avere il mondo tra le mani. Amir invece aveva una storia diversa; era abituato a partecipare a grandi feste regali, a ricevere grandi regali e ad avere un maestro che veniva tutti i giorni tranne la domenica e i giorni festivi. Amir e Karim erano ormai diventati inseparabili anche se non si differenziavano soltanto perché uno era palestinese e l’ altro israeliano. Dopo pochi giorni loro due incominciarono a recarsi quasi tutto il giorno in quella baracca che per loro era una zona d’ incontro. Pian piano Karim incomincio a raccogliere sassi colorati, nastri, pezzi di legno che potevano servire per abbellire il loro rifugio segreto. Da quel momento in poi Amir e Karim erano come fratelli, e la LORO BARACCA ERA DIVENTATA UN’OASI DI PACE TRA I DUE POPOLI

(Irisa B.)


Nevé Shalom – Wahat al Salam – Oasi di Pace

Una volta in un paese lontano chiamato Palestina viveva una popolazione felice e contenta: i palestinesi. Ma dopo una grande guerra, la seconda guerra mondiale, arrivo gente che era stata fatta prigioniera nella guerra che occupo i territori dei palestinesi che pero non accettarono la cosa e si misero a lottare. In quel paese regnava la guerra e la carestia. Un giorno due bambini, uno si chiamava Abdul ed era palestinese e l’altro si chiamava Scharim ed era israeliano, si incontrarono mentre andavano a prendere l’ acqua in un piccolo lago, erano dei due popoli in lotta fra loro, ma diventarono amici lo stesso. I due si vedevano di nascosto, perché le loro madri, se avessero saputo che erano amici, mentre i loro padri combattevano uno contro l’altro, li avrebbero chiusi in casa. Un giorno, dopo qualche anno, Scharim disse ad Abdul che sua madre, che lavorava in una fabbrica che produceva prodotti alimentari, era gravemente ferita, perché era caduta una bomba e la madre stava per morire, e disse anche che non si potevano piu vedere. Abdul mentre tornava a casa, un po’ triste, pensava che la guerra era bruttissima e penso che poteva avere un futuro migliore se fosse andato via da li. Cosi dopo un po’ Abdul con la sua famiglia ando via, invece Scharim rimase nella sua terra ad accudire sua madre che poi mori. Poi lo fecero andare in guerra drogandolo come facevano con gli altri bambini che poi diventavano soldati, e mori. Adesso noi, anche se siamo lontani, potremmo comprare quei prodotti alimentari per aiutare questi bambini con le loro mamme che muoiono di fame e di sete.

Marco G.


URI E SAMI? STORIA DI UNA AMICIZIA

Uri è un ragazzo ebreo e Sami e israeliano, appartengono a due religioni diverse e a due popoli che sono in guerra dal 1948.
Uri e stato colpito a una gamba da un proiettile e Sami e stato ferito nei bombardamenti e ha parso una mano.
Si ritrovano nella stessa stanza d’ ospedale e al risveglio, dopo l’ intervento fatto per cercare di salvare la mano a Sami, Uri gli chiede:
“Ciao come stai ? Io sono Uri, tu come ti chiami?”
“Io sono Sami sono un bambino israeliano”.
Improvvisamente Uri diventa pensieroso e dice al suo compagno di stanza di essere ebreo.
Per alcuni minuti si fa un grande silenzio nella stanza. Poi Uri chiede:
“Vuoi diventare mio amico?”, senza esitazione Sami risponde di si.
Iniziano cosi a conoscersi meglio e a raccontarsi tante cose, purtroppo tante di queste hanno a che fare con la guerra. Sami racconta che i suoi genitori sono morti in un attacco un anno fa e chiede a Uri se i suoi genitori sono ancora vivi. Si, i genitori di Uri sono ancora vivi. Ad un tratto Sami chiede:
“Ma tu cosa ne pensi di questa guerra?”.
Uri risponde che non ha senso fare questa guerra, e nessuna guerra! I grandi dovrebbero dialogare e trovare un punto di incontro, una soluzione che non metta in pericolo la vita di nessuno. Anche Sami e d’accordo e dice che tutti hanno il diritto di professare la loro religione in un clima di rispetto e di pace.
Quando arrivano i genitori di Uri gli chiedono:
“Chi e quel ragazzo? Come si chiama?”
Uri risponde, con un po’ di paura:
“Si chiama Sami, siamo diventati amici”.
“E’ anche lui ebreo?”, chiede il papà.
Ora Uri non ha scampo, “no, e un bambino israeliano”, risponde sottovoce?
A quel punto i suoi genitori si arrabbiano tantissimo, cominciano a urlare nell’ospedale e chiedono ai medici di cambiargli camera.
Uri e Sami sono molto tristi e anche un po’ arrabbiati e pensano che, ancora una volta, gli adulti non riescono a superare la barriera dell’odio.
Nonostante tutto questo i due amici, di nascosto dai genitori di Uri, continuano a giocare e a trovarsi nella stanza di uno dei due.
Tutti i girono, poi, Uri all’ora di pranzo e di cena va da Sami per aiutarlo a mangiare perché con una mano sola fa ancora fatica.
Spero che questa loro amicizia arrivi presto anche al cuore dei genitori di Uri e di tutti i grandi come loro.

Lorenzo C.

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