Rossella Galletti, La scatola dei nodi di Natale

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Scatola di latta

C’era una volta una scatola.
Era una scatola di latta molto vecchia (per sapere esattamente quanti anni avesse bisognava guardare la scritta incisa all’interno del suo coperchio: “Dicembre 1932”) che, nonostante fosse sopravvissuta a una guerra, cinque traslochi e varie altre peripezie, era ancora, miracolosamente, in ottimo stato. Aveva solo una piccola ammaccatura sul coperchio, dovuta ad un increscioso incidente provocato da un gatto molto esuberante, che per vedere cosa contenesse l’aveva fatta cadere dalla poltrona sulla quale era appoggiata; ma per il resto era ancora molto vivo il suo colore rosso brillante sul quale spiccavano alcune stelle argentate e la scritta “Buon Natale”. E proprio in occasione di quel lontano Natale del 1932, era stata acquistata
da una giovane e bella signora, sposata da pochi mesi, che ancora non sapeva cosa avrebbe potuto mettere in quella graziosa scatola, ma se ne innamorò fin dal primo momento in cui la vide nella vetrina e la comprò. Una volta tornata a casa la mise sul tavolo della cucina e la ammirò a lungo pensando che avrebbe potuto contenere le lettere che riceveva da amici e parenti, oppure i suoi lavori di ricamo e cucito; poi arrivò il marito e le suggerì di usarla per conservare i biscotti che la donna cucinava per le occasioni importanti. Erano tutte buone idee… Ma la giovane sposa decise che quella scatola avrebbe contenuto altro: avrebbe contenuto i ricordi di ogni Natale della sua vita e si inventò un modo davvero originale per rappresentare quei ricordi! Decise infatti di comprare un lunghissimo nastro di seta rossa nella merceria più bella della città e di metterlo nella scatola; ogni anno, la sera del 25 dicembre, pensando al ricordo più bello di quel giorno di Natale, avrebbe
fatto un nodo nel nastro, sicura che con quel gesto il ricordo non sarebbe fuggito e non si sarebbe perso tra le mille faccende della vita. Il marito sorrise davanti a quell’idea un po’ strana, ma gli piacque e per entrambi quella divenne la “scatola dei nodi di Natale”, che il giorno dell’Epifania entrava nel grande armadio di noce della loro casa per uscirne nuovamente il primo giorno di Avvento. Non vi ho detto che la bella e giovane signora si chiamava Leonilde e il marito Luigi ed erano persone a cui era impossibile non voler bene: gentili e disponibili con chiunque incontrassero. I vicini di casa, quando parlavano di loro, li soprannominavano “i buoni sposini del piano di sopra”, perché il loro appartamento era all’ultimo piano di una casa con tanti balconi che si affacciavano su un cortile nel quale c’era sempre profumo di pane, perché al pian terreno c’era il forno di una panetteria. Ma nessuno sapeva della “scatola dei nodi di Natale”, tranne Leonilde e Luigi! I nodi iniziarono a comparire nel nastro di seta rossa, appunto, in quel Natale del 1932 in cui il ricordo più bello “da annodare” fu scoprire che sarebbero diventati presto mamma e papà. Nel 1933 il nastro e la scatola raccolsero, ovviamente, il ricordo del loro primo Natale da genitori della piccola Elsa, che elargiva sorrisi, che ricordavano molto quelli della sua mamma, a chiunque la guardasse. Nel 1934 venne fatto un nuovo nodo di gioia perché Leonilde era ancora in dolce attesa e così, per qualche anno, non fu per nulla faticoso trovare ricordi belli da annodare; anzi… in alcuni casi era stato fatto anche un
nodo in più perché era difficile scegliere un solo ricordo bello. Poi venne il periodo della guerra. Un periodo bruttissimo, pieno di paura e preoccupazioni, di fame e di freddo. Le mani di Leonilde non erano più belle come quando avevano acquistato la scatola anni prima e tremavano, titubanti, quando dovevano fare quel nodo nel nastro di seta rossa; ma lo
facevano comunque sotto gli occhi meravigliati dei figli, che ora erano tre e con lei aspettavano con ansia che il conflitto avesse fine e il papà Luigi tornasse dal fronte sano e salvo. In quegli anni i ricordi belli da salvare nel giorno di Natale andavano cercati come si cerca un tesoro scavando un buco nella terra. Un anno, in particolare, i bambini piangevano, avevano fame e paura e allora la mamma, prendendo la scatola e il nastro rosso, guardò i nodi già fatti negli anni precedenti e disse loro: “Figli miei, il ricordo più bello di questo Natale è che vi tengo abbracciati a me come la Madonna teneva
abbracciato a se Gesù bambino”. I bambini la guardarono silenziosi e il più piccolo disse: “Davvero mamma? Nello stesso modo?” E Leonilde, attirandoli ancora di più a se, rispose: “Sì, figli miei… nello stesso modo!”. E poi fece il nodo nel nastro di seta rossa e lo fece così stretto che rimase sempre il più piccolo di tutti i nodi, ma anche quello che a colpo d’occhio la donna riusciva a riconoscere subito per il ricordo che rappresentava.

Poi la guerra finì. Luigi, grazie al cielo, tornò a casa e pian piano la vita riprese a scorrere, lentamente, verso la normalità. Gli anni passavano, i figli crescevano, il mondo cambiava, ma la tradizione della scatola dei nodi di Natale continuava ad essere rigorosamente rispettata e restava un momento unico e speciale al termine di ogni 25 dicembre. Nel Natale del 1956 il ricordo più bello da annodare nel nastro di seta rossa, per i due coniugi, fu l’essere diventati nonni! La loro primogenita, Elsa, era
infatti diventata mamma proprio il giorno prima, la vigilia di Natale e Leonilde, facendo il nodo nel nastro rosso, non poté trattenere due grosse lacrime di gioia (che finirono dritte dritte nella scatola) pensando a ciò che la figlia le aveva detto tenendo tra le braccia il suo bambino appena nato: “Mamma, d’ora in avanti anche io terrò il mio bambino nello stesso modo in cui Maria teneva Gesù?”. “Certo – le aveva risposto Leonilde – nello stesso modo!”. E il volto di Elsa si era illuminato, mentre entrambe ripensavano a quel lontano Natale in tempo di guerra, che era stato povero di tutto, ma non dell’amore e
dell’Amore divino. Gli anni continuarono a scorrere e i nodi ad essere stretti. Leonilde e Luigi diventarono nonni ancora sei volte e la scatola rossa con le stelle argentate era per tutti i nipotini qualcosa di affascinante e un po’ magico, che aspettavano di aprire con impazienza fin dal primo giorno dell’Avvento. Ciò che la rendeva un po’ magica era il fatto che nonna Leonilde, facendo scorrere i nodi tra le dita come si fa con i grani della corona del rosario, riusciva a raccontare i ricordi belli di ogni anno passato, a cominciare dal lontano 1932, come fossero accaduti il giorno prima. Quando arrivava al nodo più piccolo e stretto, fatto in quel Natale di guerra tanti anni prima, chiedeva sempre ai nipotini di darle un abbraccio e di dire insieme a lei un’Ave Maria e anche quella divenne una tradizione che nessuno, in famiglia, pensò mai di non rispettare… anche quando i nipoti crebbero e anche quando divennero a loro volta genitori.

E poi?

C’era una volta una scatola… una scatola di nodi di Natale.
Ma è più corretto dire che c’è una scatola di nodi di Natale perché, credetemi, ancora c’è, anche se in un armadio diverso da quello di Leonilde e Luigi e forse quest’anno qualcuno stringerà un nodo piccolo e stretto come in quel lontano anno in tempo di guerra. Un nodo che nel nastro rosso si riconoscerà in mezzo a tanti.

Rossella Galletti, scritto per il Natale dell’anno 2020.


Rossella Galletti

Rossella Galletti
Rossella Galletti

Professione principale: mamma. Mi piace scrivere (tanto) da sempre favole e racconti che nascono nel mio tempo libero, cioè da mezzanotte all’una di notte, dopo aver raccolto i cinque chilogrammi di Lego che i miei figli sparpagliano per tutta la casa ogni giorno.

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