Milosz Czeslaw, Sono solo un uomo…


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La poesia che propongo in questo articolo è del premio nobel per la letteratura Czeslaw Milosz, di origini polacche, statunitense d’adozione. In seguito alla rottura con il partito comunista infatti chiese asilo politico negli U.S.A..

Il riconoscimento del prestigioso premio, ricevuto nel 1980, ebbe queste motivazioni:

«A chi, con voce lungimirante e senza compromessi, ha esposto la condizione dell’uomo in un mondo di duri conflitti.»

Il Natale cristiano è la festa dell’incarnazione, di un Dio che si fa uomo. La festa non può essere solo un ricordo di un evento di un passato lontano ma memoria viva nell’oggi di quell’evento. Dove incontrare oggi questo Dio fatto(si) uomo? Gesù stesso nel Vangelo, nel brano del giudizio finale di Matteo (Mt 25,31-46) afferma che lo dobbiamo riconoscere in ogni uomo. Don Tonino Bello chiosava il testo evangelico dicendo: “Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha… il colore della tua pelle”.


La poesia

«Sono solo un uomo,
ho bisogno di segni sensibili,
costruire scale di astrazioni mi stanca presto.
Permetti dunque, Dio,
che guardando un uomo in qualsiasi posto sulla terra
io possa vedere Te.»

(Czeslaw Milosz)

 


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