Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere


Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Una riflessione sul Vangelo della IV Domenica di Quaresima  (Laetare, Anno A 26 marzo 2017) proposta dalla prof.ssa Daniela Negri e pubblicata sulla Vita Cattolica  settimanale della Diocesi di Cremona.

 


Il Vangelo

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».

Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Gv 9,1-41

 


La riflessione

Cristo "Ri- Velato" di Felice Tagliaferri

Cristo “Ri-Velato” di Felice Tagliaferri

Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, direbbe la saggezza popolare, cui fa eco J.Saramago (Cecità  , ’95) nel romanzo da molti definito una parabola potente sulla cecità che si diffonde improvvisa, come un’epidemia, in una città senza nome e senza tempo. É la notte dell’etica, nel racconto allegorico sull’indifferenza, sull’egoismo, sull’arroganza del potere e sulla lotta per la sopravvivenza personale: “Non siamo diventati ciechi, siamo ciechi, ciechi che pur vedendo non vedono”. La cecità come stato dell’essere e forse come unico modo per vedere chi siamo davvero: mi colpisce, nel racconto evangelico, il fatto che nessuno provi pena per la sofferenza del cieco nato e nessuno faccia festa con lui per la sua guarigione. C’è spazio solo per la negazione dell’evidenza, per la paura che ha la meglio persino sugli affetti familiari, per le sterili disquisizioni degli “amministratori del sacro, analfabeti della vita”, per la violenza di una cacciata. Solo Gesù vede il dolore e “la sua carezza di luce sugli occhi del mendicante diventa carezza di libertà” (Turoldo). Quando le persone concentrano la propria attenzione su una specifica area, tendono a non notare gli elementi inattesi, anche quando questi sono eclatanti, ci dicono i ricercatori di Harvard, teorizzando una contemporanea “cecità da disattenzione”. Troppo concentrati sulla rigidità delle regole, sulle tradizionali credenze del castigo, troppo abituati a mettere la “verità” prima della persona, nella sterile ricerca del torto e della ragione, ci siamo dimenticati dello splendore della luce? Felice Tagliaferri  , è uno scultore non vedente di fama internazionale, dirige una scuola di arti plastiche  e tiene laboratori anche nel Sud del mondo per avvicinare all’arte persone, come lui, diversamente abili: “dare forma ai sogni” è il suo motto e suo l’invito ad una “comunicazione cardiaca”, da cuore a cuore. Nel 2008, in visita alla Cappella Sansevero   (NA), gli viene negata la possibilità di toccare la celebre statua del “Cristo velato”: l’ossequio ai divieti e l’abitudine a respingere ciò che non rientra nei nostri schemi non consentono che si possa vedere “per altri occhi”. E Felice crea nel marmo il suo “Cristo Ri-Velato”: velato per la seconda volta e svelato ai non vedenti. La bellissima statua è in mostra in molte città con il cartello “Vietato non toccare”. Perché davvero “i ciechi non sognano il buio” e chi dice di vedere – e di sapere – continua a dimenticare che l’essenziale è invisibile agli occhi. Che il Signore rinnovi il miracolo e dia luce agli occhi del nostro cuore.

Daniela Negri 19/03/’17


Daniela Negri

Prof.ssa Daniela Negri

Prof.ssa Daniela Negri

Daniela Negri, già docente di Lettere presso il Liceo scientifico “ASELLI”, volontaria per il MLAL – ONG di VERONA  – in progetti di Cooperazione internazionale in America Latina, socia fondatrice della Cooperativa NONSOLONOI  e Presidente della stessa dal 1995 al 2005, coordinatrice dei Corsi sulle Economie alternative promossi dalla Cooperativa in città dal 1997 al 2004 , Responsabile del Gruppo Missionario della Parrocchia di S. ABBONDIO, docente di Corsi di lingua e cultura italiana presso l’Associazione Latinoamericana – ALAC – di Cremona .

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