Turoldo David Maria, La notte del Signore

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Padre David Maria Turoldo
Padre David Maria Turoldo

Avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava. Mt 26,39


I

«Ed ora a noi due», avanti
di aprire per l’estremo
giudizio le carte:

anche Tu
inoltrandoti ormai nella Notte
solo, assenti
i tuoi o lontani,
gravati gli occhi dal sonno;

solo
anche tu con la mole
del mondo sul cuore;

solo
sotto la cupa volta del cielo,
un cielo ancor più assente
e sordo
e lontano;

e la Notte nera,
via via ancor più nera: e gli occhi
un grumo di lacrime e fango,
lacrime e sangue:
sangue dalla fronte, dal viso
dalle mani, sangue e terra
e fili d’erba sulla bocca;

anche Tu, solo:
solo uomo, perfettamente uomo, pienezza
di umanità: «Per questo
per questo…».

Interrompa
il novello scriba le ciance,
ritorni il silenzio!
Mai nessuno ha saputo.
Per voi, o Teologi, lasciate…

II

Perfino gli olivi piangevano
quella Notte, e le pietre
erano più pallide e immobili,
l’aria tremava tra ramo e ramo
quella Notte.

E dicevi:
«Padre, se è possibile…». Così
da questa ringhiera
quale un reticolato da campo
di concentramento, iniziava
la tua Notte.

Si è levata la più densa Notte
sul mondo: tra questa
e l’altra preghiera estrema:
«Perchè, ma perchè, mio Dio…»
Notte senza un lume: disperata
tua e nostra Notte. «Perchè…?»

III

Anche Tu
hai urlato «perchè» dall’alto
di quella cima, e nessuna
risposta è venuta (allora!)
E l’urlo si spandeva a onde
nel cielo – almeno allora – vuoto,
squarciato dal tuo grido cui
una eco interminabile
ancora si effonde
di balza in balza su clivi
di millenni: «perchè perchè…».
E dunque,

anche Tu
finivi con la certezza di essere
un abbandonato.

Anche Tu
non sapevi! E hai gridato il perchè
di tutti i maledetti, appesi
ai patiboli. E non era
desiderio di sapere le ragioni
del morire: non questo,
non la morte è l’enigma (oh,
la bella morte di chi
operoso e carico di anni
saluta i figli e tramonta come
dopo lungo giorno il sole
si cala a sera).

Mistero è che nessuno comprende
come tu possa, Dio, coesistere
insieme al Male insieme al lungo
penare di un bimbo, insieme
alla interminabile agonia del Giusto;
quando la certezza di essere soli divampa
dagli occhi del torturato (e Tu
non intervieni); quando
il sospetto del Nulla ti avvinghia e navighi,
mozzato il respiro, entro irreali abissi.
E’ questo tuo abbandono
il più nero enigma, o Cristo.

IV

E dunque
anche Tu
ateo?… Fu questa
la tua vera Notte, Signore,
la tua discesa agl’Inferi
avanti che ti accogliesse
nel suo ventre la Terra.

Credere in Lui e dubitare
di Lui, dire a tutti che ti ama,
e consumarti di amore, e sentire
che sei abbandonato.
«Padre, Abbà, papà!…»

Ora invece appena: «Dio»;
sia pure «tuo Dio»!
Alla fine, dunque, non più padre?
O, perfino, che non esista?

Ma come poi
avresti potuto dire:
«Nelle tue mani rimetto lo spirito»?
Aresti vinto per un atto di fede
senza speranza?

Pur perduto dentro l’abisso del Nulla
ancora credevi?

V

Sappiamo, sappiamo che fosti
«esaudito per la tua pietà»:
Resurrezione, non altro
è la risposta.

Ma Tu non sapevi!

Come noi non sappiamo. E compatta
ancora sale sul mondo
la Notte.

David Maria Turoldo
O sensi miei…, pp. 604-608


Approfondimenti

Padre Turoldo, profeta di un “Dio la cui passione è incarnarsi” a cura della Prof.ssa Daniela Negri

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