William G. Congdon Crocefisso, 1b - 1960

Turoldo David Maria, Appena credere

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William G. Congdon Crocefisso, 1b - 1960
William G. Congdon Crocefisso, 1b – 1960

«Voi tutti che passate per la via,
considerate e osservate se c’è un dolore
simile al mio dolore».
(Lam 1,12)

L’azione liturgica del venerdì santo riveste una suggestione particolare.

E’ unica nell’arco dell’anno. I segni che la chiesa ha sedimentato lungo la tradizione millenaria sono peculiari. La Chiesa è spoglia, l’altare senza paramenti, il tabernacolo è aperto, vuoto. Sembra quasi che non ci si debba distrarre. Tutto è concentrato sulla croce, sulla grande assenza. Siamo catturati dal mistero della morte che un Dio ha voluto condividere con noi senza risparmiarsi l’angoscia di fronte al calice da bere fino alla fine, arrivando a proclamare: “Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42).

Una prova vissuta in quasi totale solitudine. Nessun amico a condividere l’angoscia (eccetto Giovanni citato esclusivamente dall’omonimo vangelo).

Solo il gruppo delle donne sotto la croce e tra queste spicca la madre. Ho negli occhi le geniali scene volute da Pasolini per il suo Vangelo secondo Matteo dove il volto della Madre, interpretato dalla madre del regista, Susanna, diventa specchio del dolore del Figlio. E’ attraverso lei che cogliamo quanto sta accadendo a Gesù. Il dolore e la sofferenza del “re dei giudei” vengono ritratti nel volto di questa donna.

David Maria Turoldo in questa preghiera, Appena credere, ci fa cogliere l’epilogo della passione attraverso le emozioni e i sentimenti profondi di Maria. Una madre affranta che affronta la grande Assenza del Figlio. Una Maria che assume su di sé tutte le Marie e le madri, di ieri e di oggi.

Una scena, quella della croce che interpella i cristiani di sempre e ad ognuno chiede una risposta personale.

Una Madre alla quale chiediamo quanto è lecito e opportuno di fronte al mistero, “stare con te sotto il legno, in silenzio / sola risposta al mistero del mondo”.


Ritta, discosta appena dal legno,
stava la Madre assorta in silenzio,
pareva un’ombra vestita di nero,
neppure un gesto nel vento immobile.

Lo sguardo aveva perduto, lontano:
cosa vedevi dall’alta collina?
Forse una sola foresta di croci?
O anche tu non vedevi più nulla?

Madre, tu sei ogni donna che ama
Madre, tu sei ogni madre che piange
Un figlio ucciso, un figlio tradito:
madri a migliaia, voi madri in gramaglie!

E figli mai finiti di uccidere;
figli venduti e traditi a miriadi,
i torturati appesi ai patiboli,
empi vessilli dell’empio potere.

Dalla città già salivan le tenebre,
e ancor più impallidiva il suo volto,
e lei era tutta una crosta di sangue,
perfino il cielo era nero di sangue.

Nero lenzuolo di sangue pareva
steso ad avvolgere la grande Assenza
che infittiva lo stesso silenzio
e si addensava e spandeva nell’aria.

O Madre, nulla pur noi ti chiediamo:
quanto è possibile appena di credere,
e stare con te sotto il legno in silenzio:
sola risposta al mistero del mondo.

Davide Maria Turoldo


Biografia di Padre Turoldo

Padre David Maria Turoldo
Padre David Maria Turoldo

Giuseppe Turoldo(Coderno –Udine 22/11/1916 -Milano 6/2/1992)

1935

Prima professione religiosa (Servi di Maria-Monte Berico): assume il nome di David Maria

1940

Ordinato sacerdote a Vicenza, è inviato al convento di S. Carlo a Milano

1941-53

Partecipa alla Resistenza; fonda il giornaleclandestino L’UOMO, è predicatore ufficiale inDuomo. Si laurea in Filosofia (Univ. Cattolica), poi è assistente di Bontadini (Univ. Urbino). Il suo primo Premio letterario è del ‘47, nel ‘48 pubblica la sua prima raccolta poetica “Io non ho mani”. Fonda il Centro Culturale “Corsia dei Servi”. Collabora con Don Gnocchi e Don Zeno di Nomadelfia

1952-53

Gli viene imposto di lasciare l’Italia ed ha inizio il suo “esilio” in varie città europee 1954-59 Per interessamento di amici e di G. La Pira rientra in Italia: è a Firenze, all’Annunziata, conosce Don Milani, partecipa ai Convegni di La Pira sulla pace, ripropone iniziative milanesi: la “Messa della carità”, il Cineforum, la rivista “Attesa del Regno”

1959-1962

Allontanato dall’Italia per incomprensioni con il card. Florit, sarà in Inghilterra, USA, Canada, Messico, Sudafrica

1962-1989

Rientra in Italia, si stabilisce aFontanella di Sotto il Monte (Abbazia di S.Egidio); fonda la rivista “Servitium”, la comunità “Casa di Emmaus”, il Centro di StudiEcumenici “Giovanni XXIII”. Partecipa a trasmissioni televisive, continua l’attività di scrittore (poesia, narrativa, teatro, saggistica, traduzioni)

1989-1991

Gli viene diagnosticato un tumore al pancreas, pubblica Canti Ultimi (‘91) e “Mie notti con Qohelet” (‘92). Riceve il Premio Lazzati dalle mani del Card. Martini (‘91).

1992

Muore il 6/2 a Milano, è sepolto a Fontanella.

Opere poetiche

  • Io non ho mani ‘48
  • Udii una voce ‘52
  • Preghiere tra una guerra e l’altra ‘55
  • Il Sesto Angelo’76
  • Lo scandalo della speranza ‘78,’84
  • Il grande Male’ 1987
  • Come possiamo cantarti, o Madre? ’52-’87
  • Nel segno del Tau ‘88

Raccolte di versi

  • “O sensi miei” ‘90, 2010;
  • “Ultime Poesie” (1991-1992) ‘99,’12;
  • Nel lucido buio ‘02

Raccolte di omelie

  • Il fuoco di Elia profeta ‘93
  • Dialogo tra cielo e terra ‘94

Traduzioni:

  • I Salmi’73; Lungo i fiumi (con Ravasi) ‘87;
  • Quetzalcoatl (di E. Cardenal-Nicaragua) ‘89

Saggi:

  • Uno solo è il Maestro ‘72;
  • Il mio amico Don Milani ‘77,
  • Dialogo sulla tenerezza ‘85;
  • Mia Chiesa ‘98
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