Il frutto della guerra


Greg Burke (portavoce vaticano, ndr) parlava di questa immaginetta che vi ho dato. L’ho trovata per caso, è stata scattata nel ’45. È un bambino col suo fratellino alle spalle morto, aspettano il turno davanti al forno crematorio a Nagasaki dopo la bomba. Mi sono commosso quando l’ho vista e ho osato scrivere: ‘Il frutto della guerra’. E ho pensato di farla stampare e darvela perché un’immagine del genere commuove e più di mille parole per questo ho voluto condividerla con voi e grazie per il vostro lavoro.

Il Bambino di Nagasaki (Foto di Joe O'Donnell)

Il Bambino di Nagasaki (Foto di Joe O’Donnell), agosto 1945.

Sono le parole con le quali Papa Francesco ha salutato i giornalisti presenti sul volo che lo condurrà In cile e in Perù (15-22 gennaio 2018   ). Si tratta della foto scatatta dal fotografo americano Joseph Roger O’Donnell a Nagasaki nel 1945. Ritrae un bambino che porta sulle sue spalle il fratellino morto, ormai cadavere in seguito ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki in Giappone. Guarda dritto a sè, ritto in piedi, scalzo, solo, nessun adulto vicino a sè. Papa Francesco ha spiegato che quando ha visto la foto ha voluto scrivere la frase “il frutto della guerra” aggiungendo che “La tristezza del bambino solo si esprime nel suo gesto di mordersi le labbra che trasudano sangue”.

Qual è la storia di questa fotografia?

Ad immortalarne le conseguenze, inviato dal governo USA, il fotoreporter Joe O’Donnell, scomparso il 9 agosto 2007, proprio nel giorno del 62° anniversario della bomba sulla seconda città giapponese Nagasaki. Tra le sue immagini c’è quella scioccante ma piena di dignità di un anonimo bambino di 10 anni che, a piedi scalzi, porta legato alla schiena con delle fasce il cadavere del fratellino, di 1 o 2 anni, verso la cremazione. Il più piccolo sembra dormire, invece e stato ucciso dalla bomba.

Il fratello maggiore, assieme al quale non si vede nessun adulto, sta ritto in attesa per ben dieci minuti, tradendo il dolore solo mordendosi il labbro inferiore, mentre attende che tutto sia pronto per il rito previsto dalla legge locale per i defunti: così piccolo ha dovuto svolgere da solo un compito così gravoso e l’ha svolto stoicamente.

O’Donnell spiegò che poi sarebbe arrivato un uomo con una mascherina sulla bocca, avrebbe slacciato le fasce che tenevano legato il bimbo morto alla schiena del fratello, e avrebbe posto il corpicino sulla pira funeraria. Alla fine il bambino di 10 anni si sarebbe voltato e se ne sarebbe andato in silenzio. Questa foto, tra le molte che il fotografo avrebbe scattato in seguito, sarebbe diventata sicuramente la più famosa. Ovviamente egli non potè mai dimenticare quell’orrore né la forza dimostrata da quel bambino e circa vent’anni dopo decise di condividere con il pubblico i suoi scatti, incluso quello, perché quanto era successo non si ripetesse più – come sarebbe stato auspicato anche dall’ex presidente americano Barack Obama nella sua storica e toccante visita all’Hiroshima Peace Memorial Museum e all’Hiroshima Peace Memorial Park il 27 maggio 2016, quale primo presidente americano a recarsi nella città giapponese dove gli Stati Uniti sganciarono la bomba, anche se i media hanno sottolineato le sue mancate scuse alla popolazione –.
I commenti del fotografo

Sua la foto storica

Joe O'Donnell

Joe O’Donnell

Intervistato nel 1995 dall’emittente giapponese Nhk Tv, in occasione del 50° anniversario dell’attacco americano, Joe O’Donnell (foto sopra) spiegò:

“Vidi questo bambino che camminava, avrà avuto all’incirca 10 anni. Notai che trasportava un bimbo sulle spalle. In quei giorni, era una scena abbastanza comune da vedere in Giappone, spesso incrociavamo bambini che giocavano con i loro fratellini e sorelline portandoli sulle spalle. Ma quel bambino aveva qualcosa di diverso”. Poi dichiarò: “Voglio esprimervi questa sera il mio dolore e rammarico per il dolore e la sofferenza causata dai crudeli e inutili bombardamenti atomici delle vostre città … Mai più Pearl Harbor! – la base americana nelle Isole Hawaii attaccata a sorpresa dai giapponesi il 7 dicembre 1941, provocando l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale – Mai più Hiroshima! Mai più Nagasaki!”.

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