Troyat Henri, Babouchka


Babouchka

baboucka

Accanto al fuoco del camino, la schiena curva e le mani sulle ginocchia, Babouchka ascolta il vento d’inverno che sibila nella pianura. Esso viene da lontano, fa vibrare la porta, fa sbattere le stelle di neve contro il vetro nero, si intrufola nel caminetto e scuote furiosamente la fiamma che si allunga e si gonfia scoppiettando.
Nonostante questo tumulto, Babouchka non ha paura. Si sta cosi bene nell’isba1 quando fuori tutto è freddo, tenebre e fragore. Poi, lei non è sola. Il suo vecchio cane nero, il peloso Joutchok, tutto raggomitolato, mugola nel suo paniere, mentre la gatta tigrata, Kissa, si lecca il petto con pignola attenzione.
Improvvisamente, Joutchok apre un occhio, il pelo di Kissa si rizza. Qualcuno bussa alla porta. In piena notte. Chi è dunque? Un viaggiatore smarritosi, senza dubbio. Nient’affatto impaurita, Babouchka si dal suo sgabello, lamentandosi (Ah! le mie povere vecchie gambe!), prende una candela e toglie il di legno.
L’uragano abbassa la fiamma della lucerna, ma non può spegnerla. Nell’incerto chiarore, appaiono tre forestieri grandi e barbuti. Le loro vesti sono di neve. I peli della loro barba sono radi e bianchi come i lunghi ghiaccioli che pendono dalle grondaie, ed una goccia d’acqua trema all’estremità del loro naso arrossato. I loro occhi, vividi per il freddo, brillano come diamanti, mentre intorno a loro volteggiano fiocchi leggeri, simili alla peluria di un cigno.

Il cane ringhia, digrignando i denti, la gatta soffia per la collera. Subito dopo, però, stranamente, tutti e due si quietano, stirano la schiena e si strofinano amichevolmente contro le gambe dei nuovi venuti.
– Babouchka, – dice uno dei tre (mentre parla, l’alito esce come vapore dalla sua bocca), – noi veniamo da molto lontano e vogliamo brevemente darti una grande notizia. Questa notte è nato un piccolo Principe che regnerà sull’universo. Noi gli portiamo dei doni, ma non sappiamo con sicurezza dove egli sia. Ci vuoi accompagnare? Partiamo insieme alla sua ricerca…
Sulla soglia, Babouchka rabbrividisce. Certo, vorrebbe vedere il piccolo Principe, il figlio del Re. Ma la notte è cosi fredda, il vento tanto forte e c’è troppa neve per le strade per lei, che è cosi vecchia! … Poi, non può lasciare soli in casa Joutchok e Kissa. Cosa ne sarebbe di loro se lei se ne andasse? Chili nutrirebbe? A meno di non portarli con sé. Per guadagnare tempo, dice ai visitatori:
– Entrate, dunque, per riscaldarvi e riposarvi un po’. Debbo riflettere, pesare il pro e il contro…
Ma essi scuotono la testa, tutti e tre insieme, come se fossero mossi da un unico filo:
– No, Babouchka, abbiamo troppa fretta.
Subito dopo si allontanano nella notte, camminando uno dietro l’altro, i piedi stanchi, la barba al vento, in mezzo alla neve che turbina. Rimasta sola, Babouchka si siede nuovamente davanti al fuoco, in mezzo al cane e al gatto. Tende le vecchie mani rugose verso la fiamma, col cuore gonfio:
– Non ho nemmeno chiesto chi era il piccolo Principe né come loro tre avessero saputo della sua nascita, né che cosa speravano di scoprire… Come sono sciocca, che guaio! Ma domani mi alzerò presto, e partirò con Joutchok e Kissa: gli animali hanno più fiuto degli uomini e mi aiuteranno a ritrovare i tre stranieri. Li raggiungerò, camminerò dietro a loro e porterò al piccolo Principe un sacco con dei doni. Per fortuna ho appena finito di dipingere delle noci.

Questo progetto incanta Babouchka, che si addormenta subito dopo, sul suo sgabello, con un sorriso di gioia.
Con i primi raggi del sole è già sul sentiero nevoso con il bastone in mano e sulle spalle porta un sacco pieno di noci dipinte. Joutchok corre davanti a lei, la coda in aria, il muso teso in avanti, mentre Kissa cammina con i baffi ritti, il passo morbido e circospetto. Babouchka domanda ad ogni contadino che incontra se sa dove abiti il piccolo Principe. Ma nessuno le sa rispondere. Alcuni scrollano le le spalle, altri le ridono in faccia, altri ancora la prendono per pazza. Tutto questo non l’addolora, perché sa bene che i folli sono coloro che dubitano. Ella si rimette in cammino, sempre sorridente, col suo cane che saltella dalla gioia e la sua gatta che miagola malinconica. Le tracce dei loro passi formano uno zig e zag sulla neve.
Da allora, nella notte di Natale, quando un alto strato di neve copre tutti i campi, una vecchia donna passa di villaggio in villaggio. Il suo viso rugoso è chino al suolo, ella si appoggia ad un bastone ed ha un sacco sulle spalle. Un cane e un gatto l’accompagnano. Come lei, essi sono vecchi, intirizziti e stanchi. La vecchia sceglie una casa, e vi entra con passo felpato mentre tutti dormono, attraversa le stanze buie e si china sopra un letto dove riposa un bambino con gli occhi chiusi, col respiro tranquillo. Da lei emana come un profumo di gelo e di limoni.
Nelle sue pupille fisse brillano lacrime d’argento. A lungo contempla il tenero viso affondato nel cuscino. Infine, la vecchia scuote la testa e mormora:
– Questo non è il piccolo Principe. Bisogna che vada più lontano…
Subito se ne va, leggera, ansiosa, lasciando nella camera un ninnolo senza valore e un soffio d’aria fredda.

 

Troyat Henri, Babouchka

Henri Troyat, pseudonimo di Lev Aslanovič Tarasov (Levon Aslani Thorosjan) (Mosca, 1 novembre 1911 – Parigi, 4 marzo 2007), è stato uno scrittore e storico francese di origine armeno-russa.


Note:

1  tipica abitazione rurale russa, a uno o due piani, interamente costruita di tavole di legno e di tronchi d’albero, abitata di solito da contadini,

 

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