A torto o a ragione, (di István Szabó, Francia, 2001, 100′)


A torto o a ragione

A torto o a ragione

Berlino verso la fine del 1945, su incarico del Comitato americano per la denazificazione, il maggiore Steve Arnold interroga il famoso direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler External link, caro a Hitler e agli alti gerarchi nazisti, per inchiodarlo alle sue responsabilità. Al duello che dura alcuni mesi assistono un tenente, ebreo tedesco emigrato negli USA, e, come stenografa, la figlia di un ufficiale tedesco, giustiziato come complice nell’attentato a Hitler del luglio 1944. Scritto da Ronald Harwood, adattando una sua pièce, e diretto dall’ungherese I. Szabó, che già s’era cimentato (Mephisto) su un tema analogo, è un film-dibattito, imperniato sul dovere d’interrogarsi. Mette a confronto cultura e politica, responsabilità dell’artista e dittatura, grandezza intellettuale e meschinità privata, torre d’avorio e compromessi di carriera, il non sapere e la comodità del non voler sapere o il non volere ricordare di aver saputo. Domande aperte cui si dà più di una risposta. Il senso del film è nella scena finale quando il protagonista scende le scale dopo l’ultimo interrogatorio. Cinema di parola, dunque di attori, entrambi ottimi. Ma appoggiato, pur con pochi mezzi a disposizione, a una convincente ricostruzione d’epoca con scenografo (Ken Adam), fotografia (Lajos Koltai) e costumista da 110 e lode. Musiche di Beethoven, Schubert, Bruckner. Altro titolo originale: Der Fall Furtwängler. Autore letterario: Ronald Harwood

Fonte: il Morandini External link


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