Jakob il bugiardo


GENERE: Drammatico

Jakob il bugiardo

Jakob il bugiardo

REGIA: Peter Kassovitz
SCENEGGIATURA: Peter Kassovitz, Didier Decoin

ATTORI:

  • Robin Williams,
  • Hannah Taylor-Gordon,
  • Eva Igo,
  • Istvan Balint,
  • Justus Von Dohnanyi,
  • Bob Balaban,
  • Alan Arkin,
  • Michael Jeter,
  • Mathieu Kassovitz,
  • Armin Mueller-Stahl,
  • Liev Schreiber,
  • Nina Siemaszko

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Elemér Ragályi
MONTAGGIO: Claire Simpson
MUSICHE: Ed Shearmur
PRODUZIONE: MARSHA GARCES, STEVEN HAFT PER LA BLUE WOLF PRODUCTION/KASSO INC. PRODUCTION
DISTRIBUZIONE: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (1999)
PAESE: USA 1999
DURATA: 114 Min
FORMATO: Colore

SOGGETTO:
TRATTO DAL ROMANZO OMONIMO DI JUREK BECKER Link esterno(EDIZIONI FELTRINELLI)

 


 

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Recensioni

“Se fino a poco tempo fa la tragicommedia era un genere interdetto quando si trattava della Shoah, in un solo anno ne sono uscite tre di seguito. Dopo Benigni e Mihaileanu arriva ‘Jakob il bugiardo’ di Peter Kassovitz, interpretato da un Robin Williams in pieno delirio masochistico: oltre a mescolare come al solito lacrima e sorriso, intreccia paura e eroismo, si fa seviziare, parla con la moglie morta, rinuncia al cibo per darlo agli altri e si sacrifica in mille modi. Spiace essere severi, sapendo che il film si riferisce a esperienze semi-autobiografiche sia di Jurek Becker, l’autore del romanzo (Feltrinelli) da cui è tratto, sia del regista: però ‘Jakob il bugiardo’ è artificioso, manierato, irritante nel doppio finale consolatorio. Diversamente dalla ‘Vita è bella’ e da ‘Train de vie’, che sceglievano la poesia surreale o l’assurdo, Kassovitz adotta una certa verosimiglianza storica. Ma, fatto salvo il realismo degli ambienti, tutto è enfatizzato e sottolineato con mano pesante: a partire dai personaggi, caricaturali o messi lì (vedi la bambina fuggita dal treno) per strappare una lacrima in più”. (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 20 novembre 1999)

“Il film, rifacimento di un omonimo tedesco del ’75 premiato al Festival di Berlino, basato sul romanzo di Jurek Becker pubblicato da Feltrinelli, a sua volta nato sulle ceneri di una sceneggiatura televisiva mai usata, esce con ritardo per non scontrarsi con altri film più commerciali di Williams. Pur costruito con una somma di buoni professionismi, gli attori sono bravi, la ricostruzione ad hoc, la fotografia sensibile, non scatta alcun meccanismo emotivo, non è più né commedia né dramma. Più che Benigni il film ricorda la ‘Lista di Schindler’, ma senza vera disperazione, è il ‘teatrino’ di una tragedia annunciata che racconta la più mostruosa ‘disumanità’ della Storia, cui si può reagire, con un pizzico di follia, magari imitando per ridere le voci di una radio che diventa così oggetto della Resistenza, arma impropria di combattimento e simbolo di speranza”. (Maurizio Porro, ‘Il Corriere della Sera’, 20 novembre 1999)

“Ci prova anche Robin Williams a sfumare in commedia l’Olocausto, con un personaggio un po’ fantoccio, didascalico e lacrimevole: nel ghetto ebraico di Varsavia. Jacob illude gli amici disperati che una radio (inesistente) lancia notizie positive. Dal romanzo di Jurek Becker, una visione per lo schermo da cartolina, dove si sente l’artificio di Hollywood pauperista e buonista. Un inciampo del grande attore”. (Silvio Danese, ‘Il Giorno’, 20 novembre 1999)

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