La festa del 25 dicembre,


Gentile da Fabriano, L'adorazione dei Magi (1420)è una tempera su tavola (203 x 282 cm) con un'elaborata cornice scolpita in legno dorato. È conservata agli Uffizi di Firenze. (fonte web)Gentile da Fabriano, L'adorazione dei Magi (1420)è una tempera su tavola (203 x 282 cm) con un'elaborata cornice scolpita in legno dorato. È conservata agli Uffizi di Firenze. (fonte web)
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Gentile da Fabriano, L'adorazione dei Magi (1420)è una tempera su tavola (203 x 282 cm) con un'elaborata cornice scolpita in legno dorato. È conservata agli Uffizi di Firenze. (fonte web)
 

A Roma la celebrazione del Natale il 25 dicembre avvenne quasi con certezza fra il 325 e il 354.

La festa della nascita fu differenziata dal battesimo per sostenere l’incarnazione al momento del concepimento (quindi Gesù è già figlio di Dio anche alla nascita) e per rispondere alla festa pagana in onore del sole. L’imperatore Costantino intendeva infatti associare il culto del sole e il culto di Cristo in quanto il suo vero fine era creare una sintesi fra il cristianesimo e i più elevati elementi del paganesimo, per dare unità e stabilità al suo impero. Anche la Chiesa romana svolse un ruolo decisivo col Concilio di Nicea del 325 condannando tutte le dottrine eretiche ariane e deliberando che il Figlio è consustanziale al Padre, favorita dall’appoggio di Costantino.

Il culto di Mitra, in cui i soldati romani veneravano il sol invictus 1, l’invincibile sole, costituì una seria concorrenza per il cristianesimo. La chiesa contrappose così il 25 dicembre cristiano come festa della nascita di Gesù, luce che illumina le genti (dal canto di Simeone), sole di giustizia.

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo*
vada in pace secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,*
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti*
e gloria del tuo popolo, Israele.

Lc 2,29-32

Il vescovo di Milano Ambrogio nell’omelia natalizia affermava che “Cristo è il nostro nuovo sole” e S. Agostino invitava ad adorare non il sole ma colui che lo ha creato.
Non subito e non ovunque si diffuse la festa del 25 dicembre: in Siria, in Egitto, a Gerusalemme mantennero più a lungo la celebrazione del 5/6 gennaio. Così solo con l’impegno di imporre la festività natalizia si cominciò a dar valore alla datazione storica. Attualmente le chiese ortodosse di Russia, Polonia, Serbia, Bulgaria festeggiano il Natale il 6 gennaio.

CONSEGUENZE

L’anno liturgico dovrebbe cominciare col ciclo della Pasqua, non con l’avvento;
secondo il Nuovo Testamento gli eventi centrali della vicenda di Gesù sono la sua morte e la resurrezione e in base ad essi deve essere vista l’incarnazione così come esprime Paolo (Fil 2,6ss External link) in un inno che può essere considerato di Natale. La figura di Cristo, in quanto redentore dell’umanità, è allo stesso tempo redentore di tutta la creazione; la salvezza legata al suo nome riguarda tutto l’universo. Infatti il Salvatore degli uomini è partecipe, come mediatore, della creazione del mondo (Eb 1,2 External link) e con la sua morte espiatrice Dio ha fatto pace con gli uomini e con tutte le cose (Col 1,20 External link).
La relazione tra eventi storici e cosmici è significativa: la luce nella creazione,
il sole, la stella di Betlemme ma anche le tenebre e il terremoto verificatisi alla morte di Gesù (Mt 27,45-51 External link). “Così come alla sua morte il sole si oscura, alla sua nascita deve splendere più luminoso che mai” (S. Ambrogio).


Note

1 Nell’enciclica Lumen Fidei External link di Papa Francesco (che ha completato e pubblicato un lavoro iniziato da papa Benedetto XVI), proprio all’inizio troviamo queste parole che riguardano Cristo come luce e il rapporto con la cultura del Sol invictus:

“La luce della fede: con quest’espressione, la tradizione della Chiesa ha indicato il grande dono portato da Gesù, il quale, nel Vangelo di Giovanni, così si presenta: « Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre » (Gv 12,46). Anche san Paolo si esprime in questi termini: « E Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulge nei nostri cuori » (2 Cor 4,6). Nel mondo pagano, affamato di luce, si era sviluppato il culto al dio Sole, Sol invictus, invocato nel suo sorgere. Anche se il sole rinasceva ogni giorno, si capiva bene che era incapace di irradiare la sua luce sull’intera esistenza dell’uomo. Il sole, infatti, non illumina tutto il reale, il suo raggio è incapace di arrivare fino all’ombra della morte, là dove l’occhio umano si chiude alla sua luce. « Per la sua fede nel sole — afferma san Giustino Martire — non si è mai visto nessuno pronto a morire ». Consapevoli dell’orizzonte grande che la fede apriva loro, i cristiani chiamarono Cristo il vero sole, « i cui raggi donano la vita ».”