Dialogo_AC_Cremona

Solo tu sei forestiero…” Lc 24,18

È un brano – conosciuto come “i discepoli di Emmaus” External link –  estremamente ricco quello che il Vangelo di Luca ci propone. Vorrei cogliere solo qualche spunto tra i tanti presenti nel testo che si contraddistingue per un taglio che potremmo definire catechetico, apologetico: accompagna in un itinerario che deve condurre alla fede. Lo possiamo considerare un racconto di riconoscimento in un contesto di vita, all’interno di un percorso di chiesa.

Arcabas, Pellegrini di Emmaus
Arcabas (pseudonimo di Jean Marie Pirot), quadro del ciclo pittorico di Torre de’ Roveri, dedicato ai Pellegrini di Emmaus (1993-1994)

L’incontro avviene per strada. I due discepoli sono in cammino ed è in questo incedere che si affianca loro Gesù. Divengono viandanti insieme. La fede, l’incontro con il Risorto, accade nel procedere, nell’avanzare, nel movimento. È questa una caratteristica tipica e peculiare di noi uomini. Enzo Bianchi afferma che

…la radice è l’unica cosa che noi uomini non abbiamo. Ci avete mai pensato? Se c’è una cosa che ci rende differenti dai vegetali è che non abbiamo radici. Ci spostiamo ovunque. È la parabola più bella, per noi uomini. Non abbiamo radici1.

Tu solo sei così forestiero…” (Lc 14,18). I due discepoli lo definiscono forestiero (paroikeîs) e questo straniero si fa loro compagno di viaggio. Ad Abramo presso le querce di Mamre (Gn 18) come ai discepoli di Emmaus la pratica dell’ospitalità procura una rivelazione perché chi ospita gli uomini, fratelli in umanità, anche se sconosciuti o stranieri, si espone all’incontro con l’altro. Gregorio Magno così commenta l’incontro tra i discepoli e il viandante sconosciuto sulla strada di Emmaus:

«Non amavano ancora Cristo come Dio, ma hanno amato un pellegrino, e così hanno amato Cristo».

Così come Abramo chiede ai tre viandanti scorti dalla sua tenda nell’ora più calda del giorno di non passar oltre (Gn 18,3) anche Gesù presso Emmaus fa cenno di «andare oltre» (cfr. Lc 24,28), ma i due discepoli lo invitano, gli offrono ospitalità, e solo allora avviene la rivelazione: «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero…» 2.

Michel de Certeau3 parla di Gesù come lo sconosciuto ma anche come il misconosciuto. Gesù è lo sconosciuto, l’inconosciuto che si mostra ai suoi discepoli “Ecco io vengo come un ladro” (Ap 16,15). Chi crede in Lui deve riconoscerlo incessantemente come colui che viene da lontano, abitante altrove, vicino irriconoscibile, fratello incontrato per via, rinchiuso nelle prigioni, accampato tra i derelitti, ignorato. Tutto questo ci rimanda a qualcosa di fondamentale e sconcertante della fede cristiana:

Dio resta lo sconosciuto, colui che non conosciamo pur credendo in lui; egli rimane l’estraneo per noi, nello spessore dell’esperienza umana e delle nostre relazioni”.

È un salvaguardare Dio dalla pretesa di poterlo contenere e perché no manipolare, ridurre ad un concetto, peggio ancora asservito ad interessi di parte o personali. È riconoscerlo come il Totalmente Altro4. Ai discepoli, a Emmaus, dopo averlo riconosciuto «sparì dalla loro vistacosì come accadde dopo la trasfigurazione (Mc 9,8). Sconosciuto ma anche misconosciuto. Colui che non vogliamo riconoscere, che non sappiamo accettare, che non è accolto in casa proprio dai suoi (Gv 1,11)5. La sua è una testimonianza che non sappiamo ricevere (Gv 3,32). Alla fine verremo giudicati: quanto siamo stati capaci di riconoscere nel volto dell’altro, dello sconosciuto che si è fatto prossimo al nostro cammino, viandante con noi, il volto di Gesù (Mt 25,31-46)? Quanto abbiamo saputo vivere gesti di ospitalità come Abramo, come i discepoli di Emmaus? Quanto, in quell’“andare oltre”, abbiamo trovato lo spazio, anzitutto interiore, per invitare a restare, per far entrare ciò che è sconosciuto nella nostra esistenza di pellegrini e viandanti sulle strade degli uomini e donne del nostro tempo.

Ci rimane, con Certeau, la domanda: “è possibile una società che testimoni Dio e non si limiti a fare di Dio il proprio possesso?”
Come i discepoli di Emmaus anche noi, attirati da estranei che ci pongono nuovamente in cammino, sradicati dalle nostre certezze che rischiano di rinchiuderci e intrappolarci, siamo invitati a riconoscere nella fede, poco a poco, come lo “Sconosciuto” il “Ladro”, il “Veniente”.


Note:

1 Citato in Spinelli Barbara, Il soffio del mite, ed Qiqajon, 2012, p.72.

2 Bianchi Enzo, Ero straniero e mi avete ospitato, Editore Rizzoli, Collana Saggi, 2006, p.51; 65-66; p.72.

3 De Certeau Michel External link, Mai senza l’altro Qiqajon, Bose 1993, pp. 11-13.

4 Horkheimer Max, La nostalgia del totalmente Altro, ed. Queriniana.

5 Straordinario, a questo proposito, il monologo del grande inquisitore di Dostoevskij che troviamo nel romanzo I fratelli Karamazov di cui riporto uno stralcio:

Gerrit van Honthorst, Gherardo delle Notti Cristo davanti a Caifa, c. 1617
Gerrit van Honthorst, Gherardo delle Notti,       Cristo davanti a Caifa, c. 1617

Le guardie conducono il Prigioniero sotto le volte di un angusto e cupo carcere nel vecchio edificio del Santo Uffizio e ve Lo rinchiudono. Passa il giorno, sopravviene la scura, calda, “afosa” notte di Siviglia. L’aria “odora di lauri e di limoni”. In mezzo alla tenebra profonda si apre a un tratto la ferrea porta del carcere, e il grande inquisitore in persona con una fiaccola in mano lentamente si avvicina alla prigione. È solo, la porta si richiude subito alle sue spalle. Egli si ferma sulla soglia e considera a lungo, per uno o due minuti, il volto di Lui. Infine si accosta in silenzio, posa la fiaccola sulla tavola e Gli dice:
– “Sei Tu, sei Tu?” – Ma, non ricevendo risposta, aggiunge rapidamente: – “Non rispondere, taci. E che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto, non hai il diritto di aggiunger nulla a quello che Tu già dicesti una volta. Perché sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu. Ma sai che cosa succederà domani? Io non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condannerò e Ti farò ardere sul rogo, come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi si slancerà domani, a un mio cenno, ad attizzare il Tuo rogo, lo sai? Sí, forse Tu lo sai”, – aggiunse, profondamente pensoso, senza staccare per un attimo lo sguardo dal suo Prigioniero.


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