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EDIZIONE
ELETTRONICA
A CURA DI
ANTONIO ARIBERTI
NOVEMBRE 2000
GREGORIO I MAGNO
(3 Settembre 590 - 12 Marzo 604)
Lettera "Quia sincera"
al vescovo Pascasio di Napoli, nov. 602
De tolerantia persuasionis religiosae aliorum
Qui sincera intenzione extraneos ad christianam
religionem, ad fidem cupiunt rectam adducere, blandimentis debent,
non asperitatibus, studere, ne quorum mentem reddita piana ratio
poterat provocare, pellat procul adversitas. Nam quicumque aliter
agunt et eos sub hoc velamine a consueta ritus sui volunt cultura
sospendere, suas illi magis quam Dei probantur causas attendere.
Iudaei siquidem Neapolim habitantes questi Nobis sunt asserentes,
quod quidam eos a quibusdam feriarum suarum solemnibus irrationabiliter
nitantur arcere, ne illis sit licitum, festivitatum suarum solemnia
colere, sicut eis nunc usque et parentibus eorum longis retro temporibus
licuit observare vel colere. Quod si ita se veritas habet, supervacuae
rei videntur operam adhibere. Nam quid utilitatis est, quando, etsi
contra longum usum fuerint vetiti, ad fidem illis et conversionem
nihil proficit? Aut cur Iudaeis, qualiter caeremonias suas colere
debeant, regulas ponimus, si per hoc eos lucrari non possumus? Agendum
ergo est, ut ratione potius et mansuetudine provocati sequi nos
velint, non fugere, ut eis ex eorum Codicibus ostendentes quae dicimus
ad sinum matris Ecclesiae Deo possimus adiuvante convertire. Itaque
fraternitas tua eos monitis quidem, prout potuerit Deo adiuvante,
ad convertendum accendat et de suis illos solemnitatibus inquietari
denuo non permittat, sed omnes festivitates feriasque suas, sicut
hactenus ... tenuerunt, liberam habeant observandi celebrandique
licentiam.
La tolleranza nei confronti delle convinzioni
religiose di altri
Coloro che con sincera intenzione desiderano
portare alla retta fede quanti sono lontani dalla religione cristiana,
debbono provvedere con (parole) attraenti, e non aspre, che un sentire
ostile non allontani coloro la cui mente avrebbe potuto essere stimolata
dall'adduzione di una chiara motivazione. Infatti chiunque agisca
diversamente e li voglia con questo pretesto allontanare dal culto
consueto del loro rito, dimostra di impegnarsi maggiormente per
i propri interessi che per quelli di Dio. Alcuni giudei appunto,
che abitano a Napoli, si sono lamentati presso di Noi, asserendo
che qualcuno si sforza irrazionalmente di impedire loro la celebrazione
di alcune loro feste, che ad essi (cioè) non sia permesso di celebrare
le loro feste come finora a loro e in tempo lontano addietro ai
loro antenati era lecito osservare e celebrare. Se la verità sta
in questo modo, evidentemente prestano opera per una causa totalmente
inutile. Infatti che cosa porta di utilità impedire un'antica usanza,
se ciò a loro non giova nulla per la fede e la conversione? O perché
stabilire per i giudei regole come debbano celebrare le loro festività,
se con ciò non possiamo guadagnarli (alla fede)? Si deve perciò
piuttosto agire in modo che, provocati dalla ragione e dalla mansuetudine,
vogliano seguirci, non fuggire, affinché, mostrando loro dai loro
Scritti ciò che noi affermiamo, li possiamo con l'aiuto di Dio convertire
(portandoli) nel grembo della madre chiesa. Perciò la tua fraternità,
per quanto con l'aiuto di Dio potrà, li sproni con moniti alla conversione
e non permetta che vengano di nuovo disturbati per via delle loro
festività, ma abbiano la libera concessione di osservare e di celebrare
tutte le loro ricorrenze e feste, come finora ... hanno fatto.
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