| 
|
EDIZIONE
ELETTRONICA
A CURA DI
ANTONIO ARIBERTI
NOVEMBRE 2000
Da : Orientamenti e suggerimenti
per l'applicazione della dichiarazione Nostra Aetate n. 4
La dichiarazione del concilio Vaticano II Nostra Aetate (28 ottobre 1963)
"sulle relazioni della chiesa con le altre religioni non cristiane" (n.4),
segna una svolta importante nella storia dei rapporti ebreo - cattolici.
Inoltre l'iniziativa conciliare è situata in un contesto profondamente
modificato dal ricordo delle persecuzioni e dei massacri subiti dagli
Ebrei in Europa immediatamente prima e durante la seconda guerra mondiale.
Benché il cristianesimo sia nato nell'ebraismo
e abbia ricevuto da esso alcuni elementi essenziali della sua fede e del
suo culto, la frattura fra le due religioni è divenuta sempre più profonda,
fino a giungere quasi ad una reciproca incomprensione. Dopo duemila anni,
troppo spesso segnati da ignoranza reciproca e da frequenti urti, la dichiarazione
Nostra Aetate dava l'occasione di instaurare o perseguire un dialogo rivolto
ad una migliore conoscenza reciproca.
Durante i nove anni trascorsi dalla promulgazione
della dichiarazione, numerose iniziative sono state prese in diversi paesi.
Tali iniziative hanno permesso di enucleare più chiaramente le condizioni
nelle quali le nuove relazioni tra Ebrei e cristiani possono essere elaborate
e sviluppate. Sembra dunque giunto il momento di proporre, secondo gli
orientamenti del concilio, dei suggerimenti concreti, basati sull'esperienza,
nella speranza che aiutino ad attuare nella vita della chiesa le intenzioni
esposte nel documento conciliare.
Sulla base del documento bisogna qui ricordare
semplicemente che i legami spirituali e le relazioni storiche che ricollegano
la chiesa all'ebraismo condannano, come avversi allo spirito stesso del
cristianesimo, tutte le forme di antisemitismo e di discriminazione che
d'altra parte, la dignità della persona umana è per se stessa sufficiente
a condannare. Non solo, ma questi legami e queste relazioni impongono
il dovere di una migliore comprensione reciproca e di una rinnovata mutua
stima. Praticamente è dunque necessario, in particolare, che i cristiani
cerchino di capire meglio le componenti fondamentali della tradizione
religiosa ebraica e apprendano le caratteristiche essenziali con le quali
gli Ebrei stessi si definiscono alla luce della loro attuale realtà religiosa.
Sulla base di queste considerazioni di principio,
proponiamo semplicemente alcune prime applicazioni pratiche in campi essenziali
della vita della chiesa, al fine di instaurare o sviluppare in modo sano
le relazioni tra i cattolici e i loro fratelli Ebrei.
I. Il dialogo C'è da dire in verità, che le relazioni
tra Ebrei e cristiani , quando ce ne sono state, non hanno generalmente
mai superato lo stadio di monologo. Ciò che ora importa è stabilire
un vero dialogo. Il dialogo presuppone il desiderio di conoscersi, e
di sviluppare e approfondire tale conoscenza. Esso costituisce un mezzo
privilegiato per favorire una più profonda conoscenza reciproca e particolarmente
per quanto riguarda il dialogo tra Ebrei e cristiani ,un mezzo per approfondire
la ricchezza della propria tradizione. Condizione del dialogo è il rispetto
dell'altro, così come esso è soprattutto rispetto della sua fede e delle
sue convinzioni religiose.(...) Se è vero che in questo campo regna
ed è ancora abbastanza diffuso un clima di sospetto dovuto all'influenza
di un passato da deplorare, i cristiani, da parte loro dovranno saper
riconoscere la loro parte di responsabilità e trarre le conseguenze
pratiche per l'avvenire. Oltre che i colloqui fraterni, dovranno essere
incoraggiati anche gli incontri di esperienza per studiare i molteplici
problemi connessi alle convinzioni fondamentali dell'ebraismo e del
cristianesimo. Grande apertura spirituale, differenza verso i propri
pregiudizi, tatto, sono le qualità indispensabili per non ferire, se
pure involontariamente, l'interlocutore.(...)
III. Insegnamento ed educazione Sebbene vi sia
ancora un vasto lavoro da svolgere, negli anni appena trascorsi si è
giunti ad una migliore comprensione dell'ebraismo in sé e della sua
relazione col cristianesimo, grazie agli insegnamenti della chiesa,
agli studi e alle ricerche degli esperti e al dialogo che si è potuto
instaurare. A tale proposito meritano di essere ricordati i seguenti
punti:
- E' lo stesso Dio "il quale ha ispirato i libri
dell'uno e dell'altro Testamento"(Dei Verbum, n. 16), che parla nell'antica
e nella nuova alleanza.
- Il giudaismo del tempo di Cristo e degli apostoli
era una realtà complessa che assorbiva in sé tutto un mondo di tendenze,
di valori spirituali, religiosi, sociali e culturali.
- L'Antico Testamento e la tradizione ebraica
su di esso fondata non debbono essere considerati in opposizione al
Nuovo Testamento, come se essi costituissero una religione della sola
giustizia, del timore e del legalismo senza appello all'amore di Dio
e del prossimo (Cf. Dt 6,5; Lv 19, 18; Mt 22,34-40).
- Gesù, come i suoi apostoli e un gran numero
dei suoi primi discepoli, è nato dal popolo ebraico. Egli stesso, rivelandosi
come Messia e Figlio di Dio (Cf. Mt 16,16), portatore di un nuovo messaggio,
quello del Vangelo, si è presentato come il compimento e il perfezionamento
della precedente rivelazione. E benché l'insegnamento di Cristo abbia
un carattere profondamente nuovo, esso tuttavia si fonda a più riprese,
sull'insegnamento dell'Antico Testamento. Il Nuovo Testamento è intimamente
contrassegnato dalla sua relazione all'Antico. Come ha dichiarato il
concilio Vaticano II: "Dio, il quale ha ispirato i libri dell'uno e
dell'altro Testamento e ne è l'autore, ha sapientemente disposto che
il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio diventasse chiaro nel
Nuovo" (Dei Verbum, n. 16). E inoltre Gesù fa uso di metodi di insegnamento
analoghi a quelli usati dai rabbini del suo tempo.
- Per quanto riguarda il processo e la morte
di Gesù, il concilio ha ricordato che la passione, non può essere imputata
né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli Ebrei nel
nostro tempo"(Nostra Aetate, n.4).
- La storia dell'ebraismo non si è conclusa con
la distruzione di Gerusalemme. Questa storia ha continuato a svolgersi
sviluppando una tradizione religiosa la cui portata, pur assumendo -
crediamo noi - un significato profondamente diverso dopo Cristo, resta
tuttavia ricca di valori religiosi.
- Con i profeti e con l'apostolo Paolo "la chiesa
attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno
il Signore con una sola voce e lo "serviranno appoggiandosi spalla spalla"
(Sof 3,9)" (Nostra Aetate, n.4). L'informazione su queste questioni
deve riguardare tutti i livelli d'insegnamento e di educazione del cristiano.
Tra i mezzi di informazione, una particolare importanza rivestono quelli
qui di seguito elencati:
- manuali di catechesi;
- libri di storia;
- mezzi di comunicazione sociale (stampa, radio, cinema, televisione).
L'uso efficace di tali mezzi presuppone una specifica formazione degli
insegnanti e degli educatori nelle scuole, come pure nei seminari e
nelle università. Si stimolerà la ricerca degli specialisti sui problemi
relativi all'ebraismo e alle relazioni ebreo - cristiane, specialmente
nei campi dell'esegesi, della teologia, della storia e della sociologia.
Gli istituti superiori cattolici di ricerca, possibilmente in collaborazione
con altri istituti cristiani ad essi analoghi, come pure gli specialisti,
sono invitati a dare il loro contributo per la soluzione di tali problemi.
Si istituiranno poi - dove ciò sia possibile - delle cattedre per studi
ebraici, e si incoraggerà una collaborazione con studiosi ebraici.
IV. Azione sociale e comune La tradizione ebraica
e cristiana fondata sulla parola di Dio, è cosciente del valore della
persona umana, immagine di Dio. L'amore per un medesimo Dio deve tradursi
in una concreta azione in favore dell'uomo. In accordo con lo spirito
dei profeti, Ebrei e cristiani collaboreranno di buon grado nelle ricerca
della giustizia sociale e della pace, a livello locale, nazionale e
internazionale. Questa azione comune può allo stesso tempo favorire
largamente una stima e una conoscenza reciproche. Conclusione Il concilio
Vaticano II ha indicato la via da seguire per promuovere una profonda
fraternità tra Ebrei e cristiani. Ma un lungo cammino resta ancora da
percorrere. Il problema de rapporti tra Ebrei e cristiani riguarda la
chiesa come tale, poiché è "scrutando il suo proprio mistero" che essa
fronteggia il mistero di Israele. Questo problema conserva dunque tutta
la sua importanza anche in quelle regioni dove non esistono comunità
ebraiche. Esso ha inoltre una implicazione ecumenica: il ritorno dei
cristiani alle sorgenti e alle origini della loro fede, innestata sull'antica
alleanza, contribuisce alla ricerca dell'unità in Cristo, pietra angolare.
A questo proposito, nel quadro della disciplina generale della chiesa
e dell'insegnamento comunemente professato per mezzo del suo magistero,
i vescovi sapranno prendere le opportune iniziative pastorali. Essi
istituiranno, ad esempio, a livello nazionale o regionale, delle commissioni
o segretariati appositi, o nomineranno persone competenti con l'incarico
di promuovere la messa in atto delle direttive conciliari e dei suggerimenti
qui esposti.
Commissione per le relazioni con
l'ebraismo, il 1° dicembre 1974 |
NEL
SITO
|