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EDIZIONE
ELETTRONICA
A CURA DI
ANTONIO ARIBERTI
NOVEMBRE 2000
Quarto Concilio Lateranense
Dall'11 al 30 novembre 1215
Papa Innocenzo III (1198-1216)
Tre sessioni.
Settanta capitoli: confessione di fede contro i Catari; transustanziazione
eucaristica; confessione e comunione annuale.
LXVII Circa l'usura dei Giudei
Più la religione cristiana frena l'esercizio
dell'usura, tanto più gravemente prende piede in ciò la malvagità
dei Giudei, così che in breve le ricchezze dei cristiani saranno esaurite.
Volendo, pertanto aiutare i cristiani a sfuggire ai Giudei, stabiliamo
con questo decreto sinodale che se in seguito i Giudei, sotto qualsiasi
pretesto, estorcessero ai cristiani interessi gravi e smodati, sia
proibito ogni loro commercio con i cristiani, fino a che non abbiano
convenientemente riparato. Così pure i cristiani, se fosse necessario,
siano obbligati, senza possibilità di appello, con minaccia di censura
ecclesiastica, ad astenersi dal commercio con essi. Ingiungiamo poi
ai principi di risparmiare a questo riguardo i cristiani, cercando
piuttosto di impedire ai Giudei di commettere ingiustizie tanto gravi.
Sotto minaccia della stessa pena, stabiliamo che i Giudei siano costretti
a fare il loro dovere verso le chiese per quanto riguarda le decime
e le offerte dovute, che erano solite ricevere dai cristiani per le
case ed altri possessi, prima che a qualsiasi titolo passassero ai
Giudei, in modo che le chiese non ne abbiano alcun danno.
LXVIII I Giudei devono distinguersi dai cristiani
per il modo di vestire
In alcune province i Giudei o Saraceni si distinguono
dai cristiani per il diverso modo di vestire; ma in alcune altre ha
preso piede una tale confusione per cui nulla li distingue. Perciò
succede talvolta che per errore dei cristiani si uniscano a donne
giudee o saracene, o questi a donne cristiane. Perché unioni tanto
riprovevoli non possano invocare la scusa dell'errore, a causa del
vestito stabiliamo che questa gente dell'uno e dell'altro sesso in
tutte le province cristiane e per sempre debbano distinguersi in pubblico
per il loro modo di vestire dal resto della popolazione, come fu disposto
d'altronde anche da Mosè (59). Nei giorni delle lamentazioni e nella
domenica di Passione essi non osino comparire in pubblico, dato che
alcuni di loro in questi giorni non si vergognano di girare più ornati
del solito e si prendono gioco dei cristiani, che a ricordo della
passione santissima del Signore mostrano i segni del loro lutto. Questo,
poi, proibiamo severissimamente che essi osino danzare di gioia per
oltraggio al Redentore. E poiché non dobbiamo tacere di fronte all'insulto
verso chi ha cancellato i nostri peccati, comandiamo che questi presuntuosi
siano repressi dai principi secolari con una giusta punizione, perché
non credano di poter bestemmiare colui che è stato crocifisso per
noi.
LXIX I Giudei non devono rivestire pubblici
uffici
Poiché è cosa assurda che chi bestemmia Cristo
debba esercitare un potere sui cristiani, quello che su questo argomento
il concilio Toletano (60) ha provvidamente stabilito, noi, per rintuzzare
l'audacia dei trasgressori, lo rinnovano ora e proibiamo, quindi,
che i Giudei rivestano pubblici uffici, poiché proprio per questo
riescono assai molesti ai cristiani. Se qualcuno perciò affida ad
essi un tale ufficio sia punito come merita - premessa naturalmente
l'ammonizione - dal concilio provinciale che comandiamo debba celebrarsi
ogni anno. L'officiale ebreo sia separato dai cristiani nei commerci
e nelle altre relazioni sociali; e ciò, fino a che tutto quello che
egli ha percepito dai cristiani, in occasione di tale ufficio, non
sia devoluto a beneficio dei poveri cristiani, a giudizio del vescovo
diocesano. Rinunzi, inoltre, con sua vergogna, alla carica che ha
assunto così insolentemente. Estendiamo questa stessa disposizione
anche ai pagani.
LXX I Giudei convertiti non devono tornare
ai riti antichi
Abbiamo saputo che alcuni, ricevuta spontaneamente
l'acqua del santo battesimo, non depongono del tutto l'uomo vecchio,
per rivestire perfettamente l'uomo nuovo (61), ma, conservando vestigia
del giudaismo offuscano, con tale confusione, la bellezza della religione
cristiana. Ma poiché sta scritto: maledetto l'uomo che s'inoltra nel
cammino per due vie (62), e non deve indossarsi una veste fatta di
lino e di lana (63), stabiliamo che i superiori delle chiese li allontanino
in ogni modo dall'osservanza delle loro vecchie pratiche, affinché
quelli che la scelta della loro libera volontà ha portato alla religione
cristiana, siano poi indotti ad osservarla. E' infatti minor male
non conoscere la via del Signore, che abbandonarla dopo averla conosciuta
(64).
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