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EDIZIONE
ELETTRONICA
A CURA DI
ANTONIO ARIBERTI
NOVEMBRE 2000
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
591
Gesù ha chiesto alle autorità religiose di Gerusalemme di credere
in lui a causa delle opere del Padre che egli compiva. Un tale atto
di fede, perché, doveva passare attraverso una misteriosa morte a
se stessi per una rinascita dall'alto (GV 3,7), sotto lo stimolo della
grazia divina. Una simile esigenza di conversione di fronte a un cosi
sorprendente compimento delle promesse permette di capire il tragico
disprezzo del sinedrio che ha stimato Gesù meritevole di morte perché‚
bestemmiatore. I suoi membri agivano cosi per ignoranza e al tempo
stesso per l'indurimento (Mc 3,5; RM 11,25) dell'incredulità.
592
In sintesi Gesù non ha abolito la Legge del Sinai, ma l'ha portata
a compimento con una tale perfezione da rivelarne il senso ultimo
e da riscattarne le trasgressioni.
593
Gesù ha venerato il Tempio salendovi in occasione delle feste giudaiche
di pellegrinaggio e ha amato di un amore geloso questa dimora di Dio
in mezzo agli uomini. Il Tempio prefigura il suo Mistero. Se ne predice
la distruzione, è per manifestare la sua propria uccisione e l'inizio
di una nuova epoca della storia della salvezza, nella quale il suo
Corpo sarà il Tempio definitivo.
594
Gesù ha compiuto azioni, quale il perdono dei peccati, che lo hanno
rivelato come il Dio Salvatore. Alcuni Giudei, i quali non riconoscevano
il Dio fatto uomo, ma vedevano in lui un uomo che si faceva Dio (GV
10,33), l'hanno giudicato un bestemmiatore.
595 Divisioni delle autorità ebraiche
a riguardo di Gesù
Tra le autorità religiose di Gerusalemme non ci sono stati solamente
il fariseo Nicodemo o il notabile Giuseppe di Arimatea ad essere,
di nascosto, discepoli di Gesù, ma a proposito di lui sono sorti dissensi
per lungo tempo al punto che alla vigilia stessa della sua passione,
san Giovanni può dire di essi che molti credettero in lui anche se
in maniera assai imperfetta (GV 12,42). La cosa non ha nulla di sorprendente
se si tiene presente che all'indomani della Pentecoste un gran numero
di sacerdoti aderiva alla fede (At 6,7) e che alcuni della setta dei
farisei erano diventati credenti (At 15,5) al punto che san Giacomo
pur dire a san Paolo che parecchie migliaia di Giudei sono venuti
alla fede e tutti sono gelosamente attaccati alla Legge (At 21,20).
596
Le autorità religiose di Gerusalemme non sono state unanimi nella
condotta da tenere nei riguardi di Gesù. I farisei hanno minacciato
di scomunica coloro che lo avrebbero seguito. A coloro che temevano
che tutti avrebbero creduto in lui e i Romani sarebbero venuti e avrebbero
distrutto il loro Luogo santo e la loro nazione il sommo sacerdote
Caifa propose profetizzando: E' meglio che muoia un solo uomo per
il popolo e non perisca la nazione intera (GV 11,4950). Il Sinedrio,
avendo dichiarato Gesù reo di morte (MT 26,66) in quanto bestemmiatore,
ma avendo perduto il diritto di mettere a morte, consegna Gesù ai
Romani accusandolo di rivolta politica, cosa che lo mettere alla pari
con Barabba accusato di sommossa (Lc 23,19). Sono anche minacce politiche
quelle che i sommi sacerdoti esercitano su Pilato perché‚ egli condanni
a morte Gesù.
597
Gli Ebrei non sono collettivamente responsabili della morte di Gesù
Tenendo conto della complessità storica del processo di Gesù espressa
nei racconti evangelici, e quale possa essere il peccato personale
dei protagonisti del processo (Giuda, il Sinedrio, Pilato), che Dio
solo conosce, non si può attribuirne la responsabilità all'insieme
degli Ebrei di Gerusalemme, malgrado le grida di una folla manipolata
e i rimproveri collettivi contenuti negli appelli alla conversione
dopo la Pentecoste. Gesù stesso perdonando sulla croce e Pietro sul
suo esempio, hanno riconosciuto l'ignoranza (At 3,17) degli Ebrei
di Gerusalemme ed anche dei loro capi. Ancor meno si può, a partire
dal grido del popolo: Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i
nostri figli (MT 27,25) che è una formula di ratificazione, estendere
la responsabilità agli altri Ebrei nel tempo e nello spazio: Molto
bene la Chiesa ha dichiarato nel Concilio Vaticano II: Quanto è stato
commesso durante la Passione non può essere imputato‚ indistintamente
a tutti gli Ebrei allora viventi, agli Ebrei del nostro tempo Gli
Ebrei non devono essere presentati n‚ come rigettati da Dio, n‚ come
maledetti, come se ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura.
598 Tutti i peccatori furono gli autori
della Passione di Cristo
La Chiesa, nel magistero della sua fede e nella testimonianza dei
suoi santi, non ha mai dimenticato che ogni singolo peccatore è realmente
causa e strumento delle sofferenze del divino Redentore. Tenendo conto
del fatto che i nostri peccati offendono Cristo stesso, la Chiesa
non esita ad imputare ai cristiani la responsabilità pi grave nel
supplizio di Gesù, responsabilità che troppo spesso essi hanno fatto
ricadere unicamente sugli Ebrei: E' chiaro che pi gravemente colpevoli
sono coloro che pi spesso ricadono nel peccato. Se infatti le nostre
colpe hanno tratto Cristo al supplizio della croce, coloro che si
immergono nell'iniquità crocifiggono nuovamente, per quanto sta in
loro, il Figlio di Dio e lo scherniscono con un delitto ben pi grave
in loro che non negli Ebrei. Questi infatti afferma san Paolo non
avrebbero crocifisso Gesù se lo avessero conosciuto come re divino.
Noi cristiani, invece, pur confessando di conoscerlo, di fatto lo
rinneghiamo con le nostre opere e leviamo contro di lui le nostre
mani violente e peccatrici. E neppure i demoni lo crocifissero, ma
sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi, quando
ti diletti nei vizi e nei peccati. II. La morte redentrice di Cristo
nel disegno divino della salvezza
599 Gesù consegnato secondo il disegno
prestabilito di Dio
La morte violenta di Gesù non è stata frutto del caso in un concorso
sfavorevole di circostanze. Essa appartiene al mistero del disegno
di Dio, come spiega san Pietro agli Ebrei di Gerusalemme fin dal suo
primo discorso di Pentecoste: Egli fu consegnato a voi secondo il
prestabilito disegno e la prescienza di Dio (At 2,23). Questo linguaggio
biblico non significa che quelli che hanno consegnato Gesù (At 3,13)
siano stati solo esecutori passivi di una vicenda scritta in precedenza
da Dio.
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