Non preoccupatevi, guardate, cercate.


Non preoccupatevi, guardate, cercate. Una riflessione sul Vangelo della VIII Domenica del Tempo Ordinario  (Anno A 26 Febbraio 2017) proposta dalla prof.ssa Daniela Negri e pubblicata sulla Vita Cattolica settimanale della Diocesi di Cremona.


Il Vangelo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.  Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Mt 6,24-34


La riflessione

 

Arcivescovo Dom Hélder Càmara (Fortaleza, 7 febbraio 1909 – Recife, 27 agosto 1999)

Arcivescovo Dom Hélder Càmara (Fortaleza, 7 febbraio 1909 – Recife, 27 agosto 1999)

Non preoccupatevi, guardate, cercate – L’affanno toglie il respiro e non lascia guardare la vita: c’è l’affanno di chi è privo di tutto, insicuro del domani, e l’affanno di chi cerca di salvaguardare il possesso di troppe cose, invocando sicurezza e progettando muri. Abbiamo creduto, in passato, che denaro e potere fossero espressione di un ordine provvidenziale e i beni accumulati segnalassero una specifica benedizione divina. Abbiamo giudicato un po’ troppo radicale il messaggio evangelico e ci siamo preoccupati di trovare opportuni accomodamenti. Ridimensioniamo così l’ingenuità di una visione che giudichiamo “romanticamente naturistica” (i gigli, gli uccelli), respingiamo l’appello ad una impensabile serenità di fronte alla minaccia del domani, illudendoci di controllarlo grazie al mito del progresso. Ma resta l’ovvia constatazione: “non potete servire Dio e la ricchezza”. Come riconsegnare il primo posto al “Padre nostro”, che ci chiede di fidarci della sua paternità-maternità, perché “se anche una madre si dimenticasse del suo bambino”, Lui…no? Come cercare “il suo Regno e la sua giustizia”? M.Barros  , benedettino brasiliano intervenuto presso il Centro Pastorale, racconta che la moglie di uno dei grandi usineiros (produttori di zucchero) del Pernambuco aveva consegnato all’arcivescovo H. Càmara  , al termine della Messa, un assegno, sussurrando «Questo è per il Natale dei suoi poveri». Càmara restituì l’assegno senza neppure guardarlo, e spiegò: «Sorella mia, Dio ti ricompensi per la tua generosità. Ma i miei poveri non hanno bisogno di elemosina, vogliono giustizia. Io ti ringrazio molto, ma ti consiglio di aumentare con questi soldi il salario della cuoca, della donna che lava i panni della tua famiglia e del tuo giardiniere». Certo il denaro è un dio visibile a differenza del Dio invisibile in cui vorremmo credere: “gli idoli non muoiono, cambiano solo la pelle, come i serpenti” (E.Tamez  ). Così abbiamo divinizzato il Mercato, un dio che esige sacrifici umani, non conosce né misericordia né grazia, non offre salvezza per tutti ma suggerisce il “si salvi chi può”. Accresce il nostro affanno con il quotidiano senso di inadeguatezza; colonizza il nostro immaginario con la pervasività dei messaggi pubblicitari; corrode la dimensione comunitaria, isolandoci nella spirale di un individualismo competitivo; elabora una complessa teologia meritocratica (L.Bruni ) e sacralizza l’economia. Ancora fedeli al classico pecunia non olet? “Non c’è nulla di bello che si possa costruire con i soldi macchiati del sangue della gente”, ha detto lo scorso novembre il Vescovo di Locri, rifiutando una consistente offerta «in odore di ‘ndrangheta» per riparare una chiesa. I soldi sono arrivati dalla generosità dei fedeli: possiamo fidarci, guardare la vita e cercare ancora.


Daniela Negri

Prof.ssa Daniela Negri

Prof.ssa Daniela Negri

Daniela Negri, già docente di Lettere presso il Liceo scientifico “ASELLI”, volontaria per il MLAL – ONG di VERONA  – in progetti di Cooperazione internazionale in America Latina, socia fondatrice della Cooperativa NONSOLONOI  e Presidente della stessa dal 1995 al 2005, coordinatrice dei Corsi sulle Economie alternative promossi dalla Cooperativa in città dal 1997 al 2004 , Responsabile del Gruppo Missionario della Parrocchia di S. ABBONDIO, docente di Corsi di lingua e cultura italiana presso l’Associazione Latinoamericana – ALAC – di Cremona .

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