“Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.”
(Gv. 6, 51)

Non ricordo dove ho letto l’affermazione secondo cui: “l’Eucarestia è il RESPIRO di Dio sul mondo”. Certo è una affermazione bella e avvolgente e che necessita di ulteriori spiegazioni, ma che può anche suscitare in molti indifferenza o addirittura rifiuto: non ho bisogno del respiro di Dio, mi basta il mio. Mi piace applicare questa citazione anche alla festa del Corpus Domini di oggi, almeno per quei credenti che cercano di accordarsi ogni giorno, con il respiro della sua Parola. Il Vangelo di oggi parla varie volte di vita, di vita eterna, che tradotto significa vita in pienezza, e lo fa sempre, parlando di corpo, di pane, di nutrimento, di cibo da mangiare.

La vita è respiro!

Mai come in questi giorni tocchiamo con mano il valore e la fragilità del respiro: “I can’t breath” (non posso respirare) è il grido strozzato di George Floyd, prima di morire soffocato per mano di un poliziotto bianco suprematista.

Le migliaia di morti contagiati dal coronavirus che li privava gradualmente del loro respiro.

La moltitudine di migranti e profughi di guerre annegati nel mare Mediterraneo, spesso abbandonati al loro destino, per colpa anche della nostra indifferenza e per compiacere ad una politica che toglie il respiro alle persone, pur di raggiungere i propri calcoli elettorali.

Il respiro è vita!

Dio si consegna alla nostra vita, si consegna come nutrimento per la nostra vita, perché il suo respiro si “confonda” con il nostro. È un Dio che rompe le distanze e decide di consegnare la sua Vita eterna, immergendosi nella vita umana. Non più isolandosi in “luoghi sacri” o nei tabernacoli chiusi del tempio. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.” (Gv. 6, 56) Così il Suo respiro può attraversare i nostri polmoni offrendoci vita. Ma anche il nostro corpo è cassa di risonanza del respiro di Dio. È il paradosso, tipicamente del Dio di Gesù: un Dio che incarnandosi “impara” ad essere Dio.

Questo è il pane disceso dal cielo…” È un Dio che scende, in cammino, che mette in movimento, come Abramo, Mosè, il popolo di Israele nomade nel deserto, la stessa Chiesa, quella degli inizi, chiamata appunto “la religione della Via” lungo le strade, in movimento, con dentro il respiro di Dio, una Pentecoste vivente sempre in cammino, spinta dal respiro di Dio.

È un Dio che respira, cammina e si fa ospite in mezzo e dentro di noi. Anche quando le nostre vite sono complesse, difficili, a volte sporche e macchiate, Lui non si allontana sdegnato, ma ci prende per mano, ci accompagna e cura le nostre ferite soffiando il suo dolce respiro su di esse.

Mi piace questo Dio, perché mi fa respirare, anche quando sono pieno di contraddizioni e difetti non mi nega la sua “Vita in pienezza” e mi rimette in cammino.

Don Agostino Rota Martir

13 giugno 2020