Riporto integralmente la relazione dal titolo “Intercultura, globalizzazione e dialogo: quale contributo dell’IRC?” che mi è stata richiesta in occasione dell’incontro del Vescovo di Cremona Mons. Antonio Napolioni con i Dirigenti Scolastici  venerdì 9 marzo 2018.

Ma questo infelice è giunto qui vagando senza meta, e ora
bisogna aver cura di lui. Appartengono a Zeus stranieri e mendicanti,
tutti: per loro un dono piccolo è caro. Su, dunque, ancelle,
date all’ospite cibo e bevanda, e nel fiume lavatelo, dove sia un riparo dal vento.
(Odissea, Canto VI , 207-210)

 

17 perché il Signore vostro Dio è il Dio degli dei, il
Signore dei signori, il Dio grande, forte e terribile, che non usa
parzialità e non accetta regali, 18 rende giustizia
all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e
vestito. 19 Amate dunque il forestiero, poiché
anche voi foste forestieri nel paese d’Egitto.
(Dt 10, 17-19)

 

 

3 Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese,
non gli farete torto. 34 Il forestiero dimorante fra di
voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu
l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati
forestieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio.
(Lv 19, 33-34)

 

44 Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto
affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non
ti abbiamo assistito? 45
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che
non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più
piccoli, non l’avete fatto a me.
(Mt25,44-45)


Presentazione – Slides

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Testo integrale della relazione

 

Cercavamo la pace1

Intercultura, globalizzazione e dialogo. Diversi eventi, miei personali, oltre che professionali, sono legati a queste tematiche. Vorrei accennare brevemente all’esperienza in quella che è stata definita la “Deflagrazione delle nazioni” (Nicole Janigro, Feltrinelli, 1993) e cioè il conflitto nella ex Jugoslavia (1993 – ? è mai terminato?). Ho visto con i miei occhi l’evoluzione (involuzione?) dell’altro, percepito inizialmente come diverso e trasformato ben presto in nemico. Il tutto fomentato  dal nazionalismo che il nobel per la letteratura Ivo Andric ha definito un “Coltello puntato nella schiena dei popoli2. L’altro-diverso trasformato in nemico genera paura la quale, a sua volta, diventa violenza mascherata da difesa3. Come moltissimi altri volontari italiani sono stato nei campi profughi disseminati nei balcani anzitutto per condividere l’amicizia e non ultimo per portare aiuti concreti4.

Per quanto riguarda il nostro tema vorrei riprendere la metafora del ponte tanto cara anche a Papa Francesco5. L’obiettivo perseguito dai volontari nella ex Jugoslavia, infatti, è stato anzitutto tentare di costruire ponti di dialogo e d’amicizia. Lo Stari mostè il ponte più famoso di Mostar distrutto il 9 novembre 1993 e ricostruito dalla comunità internazionale. Ricordiamo, questa volta con piacere, il ruolo di primo piano svolto dall’Italia7. Con la distruzione del ponte si voleva, anche simbolicamente, sopprimere e dissolvere l’idea di convivenza pacifica tra comunità religiosamente diverse: cattolica, musulmana e ortodossa. Ivo Andrić, a proposito di ponti, scriveva in quello che è sicuramente il suo romanzo più conosciuto e famoso Il ponte sulla Drina:

Ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada o si arresti trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell’uomo di collegare, pacificare e unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, affinché non ci siano  divisioni, contrasti, distacchi”.
(Ivo Andric, Il ponte sulla Drina)

Di fronte alle sfide che la globalizzazione, l’intercultura, la multireligiosità pongono alla nostra società, siamo chiamati a costruire ponti per

convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come un’opportunità”.
(Papa Francesco, Cracovia, Sabato, 30 luglio 2016)


Arrivano i barbari

Oggi viviamo la presenza e il confronto con culture altre, con le persone che le incarnano, assumendo atteggiamenti di sospetto, diffidenza, paura, come fossimo di fronte a dei “barbari” invasori. La metafora dei barbari è resa assai bene dallo scrittore Alessandro Baricco

Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell’aria, un’incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre:  stanno arrivando i barbari. Vedo menti raffinate scrutare l’arrivo dell’invasione con gli occhi fissi nell’orizzonte della televisione. Professori  capaci, dalle loro cattedre, misurano nei  silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un’orda che, in effetti, nessuno però è  riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura né storia. I barbari, eccoli qua.
(Baricco Alessandro, Viaggio alla ricerca dei nuovi barbari, in I Barbari – Saggio sulla mutazione, Ed.Fandango)

La multiculturalità, la multireligiosità, nella nostra società, è anzitutto un dato di fatto. Assistiamo alla presenza, nel nostro tessuto sociale, di culture diverse tra loro: tradizioni, visioni del mondo e della vita, espressioni religiose. Tutti aspetti che compongono quel variopinto caleidoscopio che sono le nostre comunità, i nostri paesi, le nostre città.

“Viviamo in un mondo che è plurale, che ci piaccia o no perché, come scriveva Hannah Arendt, «gli uomini, non l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo»”8.

Detto ciò credo che non abbia molto senso rinchiuderci in ghetti per “élites” tantomeno andare alla ricerca di un (bel) passato spesso più sognato che  reale. In una società, non solo italiana, ma europea, che fa della logica del muro la logica della relazione tra le persone (per bieco calcolo politico?) rimane forte e attuale il monito di Calvino «se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori» (Italo Calvino, Il Barone rampante).
È ancora la voce di Papa Francesco che ci richiama

«il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione… ad un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno»9.

Bruno Bettelheim, famoso psichiatra statunitense di origine austriaca sopravvissuto alla persecuzione nazista10, nel suo saggio Liberarsi dalla mentalità del ghetto, riflettendo sull’orrore della Shoah, scriveva:

Dobbiamo estendere l’idea di comunità al di là del nostro gruppo al di là della cortina di ferro: non perché tutti gli uomini siano  fondamentalmente buoni, bensì perché la violenza è altrettanto connaturata nell’uomo alla tendenza verso l’ordine.

Cultura dell’incontro, idea di comunità inclusiva e non esclusiva, diventano dunque le sfide in cui ci troviamo immersi. (Per una presentazione del tema dello straniero nella Bibbia rimando a Le altre persone, gli ospiti e gli stranieri)


Mi sono avvicinato

«Ho visto un’ombra in mezzo alla foresta e ho avuto paura
perché credevo fosse un animale feroce.
Mi sono avvicinato e ho visto che era un uomo.
Mi sono avvicinato ancora di più e ho visto che era un fratello»
Apologo tibetano-buddista

Spesso parliamo indistintamente di stranieri11. A ben vedere la maggior parte di loro sono bambini/e, ragazzi/e, provenienti da famiglie di origine straniera, ma che hanno seguito l’iter scolastico fin dalla scuola d’infanzia, se non dal nido, in Italia. Sono stranieri (italiani?) di seconda, terza generazione. Di fronte a questo dato di fatto propongo alcune considerazioni. Una cultura dell’incontro richiede a tutti gli operatori ed educatori una responsabilità. Richiede attenzione, intelligenza, ascolto, fantasia, creatività. Richiede delle risposte. Anche la Chiesa fa suo questo atteggiamento. C’è un testo molto bello, intenso e profondo del Concilio Vaticano II che bene sintetizza il porsi del cristiano nei confronti del mondo che lo circonda.

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e  le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.”
(Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes, proemio, 1)

I padri conciliari ci invitano ad avvicinarci fino a sentirci realmente e intimamente solidali con il genere umano e la sua storia.

Uomo/donna ad una dimensione?

Avvicinarsi, inoltre, ci permette di scoprire tanti aspetti che da lontano erano confusi tra loro, indistinti. È possibile, una volta approssimati, dipanare le  diverse trame che tessono le nostre relazioni personali e sociali. Possiamo cogliere che non siamo persone ad una dimensione. Come definire una  persona? Provo a definirmi. Io sono cristiano cattolico, ma anche maschio, cremonese, laureato, sposato, papà, amante della musica, con il gusto della lettura, (pessimo scrittore), con il gusto della buona cucina, soprattotto dolci, affascinato dalla montagna, curioso dell’arte, ormai anziano… Definire una persona con una sola espressione non equivarrebbe ad impoverire e misconoscere ciò che veramente essa è? Togliamo gli occhiali che ci fanno cogliere la realtà in bianco e nero e alleniamoci a gustare tutta la gamma cromatica del nostro essere persone.


Convivialità delle differenze

«Una volta scoperto lo straniero in me, non posso odiare
lo straniero fuori di me, perché ha cessato, per me, di esserlo»
(Erich Fromm, Voi sarete come dèi, Ubaldini, Roma 1970, p. 124)

La presenza di persone di diverse fedi interpella l’ora di religione cattolica. È stato, nel recente passato, il Concilio Vaticano II ad affrontare, soprattutto in due documenti Unitatis Redintegratio12  e Nostra Aetate,13 il rapporto della Chiesa Cattolica rispetto alle altre confessioni cristiane e rispetto alle altre religoni. Mi soffermo sul secondo documento, la Nostra Aetate. Nell’introduzione leggiamo che:

“Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l’interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino.”
(Nostra Aetate, Introduzione)

“La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose. Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi”.
(Nostra Aetate, n. 2, Le diverse religioni)

Per chi ricorda la stagione del Concilio certamente avrà colto la novità del rapporto tra la Chiesa Cattolica e le altre religioni introdotta da questo documento. Gli “altri” non vengono descritti come come un ostacolo da superare, come nemici da cui difendersi o peggio ancora da attaccare. Anzitutto si ricerca “tutto  ciò che gli uomini hanno in comune” consapevoli che tutti siamo figli dello stesso Padre. Tutti riflettono “un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”. Non è un annacquare, un diluire la propria identità in un sincretismo di comodo. La Chiesa “annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv 14,6)”. La logica di questo annuncio è quella della testimonianza, del confronto, del dialogo, del partire dalle periferie14, del pastore che ha l’odore delle sue pecore15, del camminare fianco a fianco con chi cerca la pace, lotta per la giustizia…

Queste diversità, possono essere una risorsa e una ricchezza per l’IRC16?

In un rapporto di reciprocità e di confronto arricchente l’ora di religione cattolica cosa può offrire agli alunni (a tutti gli alunni che desiderano frequentarla al di là della propria appartenenza religiosa)? Quale apporto può dare l’IRC alla costruzione di quella che potremmo definire la “convivialità delle  differenze” (Don Tonino Bello, Icona della Trinità, Lettera sulla famiglia, ed. Meridiana, Molfetta, 2006, p.12). Tra gli alunni/e che definiamo stranieri/e constatiamo la presenza di cristiani cattolici di altri paesi, soprattutto del Centro-Sud America e delle Filippine, i quali portano con sé tradizioni, stili, sensibilità religiose loro propri. Vi sono poi, e rappresentano la maggioranza, cristiani appartenenti ad altre confessioni. Molti bambini/e, ragazzi/e con genitori provenienti soprattutto dal continente africano o sud americano si professano cristiano evangelici, appartengono alla galassia delle chiese evangeliche. Numericamente constatiamo una forte presenza di bambini/e che professano la fede cristiano-ortodossa. Gran parte di questi alunni/e frequentano l’ora di IRC con i loro compagni di classe. Tradizioni confessionali diverse ci possono far vedere e/o riscoprire alcuni aspetti del cristianesimo che forse abbiamo tralasciato e/o dimenticato? Potremmo porci, nella nostra prassi didattica, alcune domande volte alla valorizzazione di queste “diversità” che potrebbero trasformarsi in arricchimento. “Come si celebra e vive ad esempio la Pasqua in  Romania? Quali sono le tradizioni del Natale ortodosso? Quando viene celebrato? Un cristiano ortodosso come fa il segno della croce? Cosa sottolinea questa modalità? Che cosa sono le icone che spesso troviamo anche nelle chiese cattoliche italiane? Quali sono le caratteristiche di un edificio di culto cattolico, evangelico, ortodosso? L’architettura degli edifici delle diverse confessioni cosa vuole sottolineare?” Solo alcune domande che potrebbero aprire a possibili sviluppi didattici.

In questa pluralità culturale non dimentichiamo i tanti che si dichiarano, perlomeno le loro famiglie di provenienza, agnostici o atei. Si tratta di genitori che  comunque decidono di avvalersi, per i loro figli, dell’ora di IRC vista la valenza culturale e non catechistica di tale insegnamento. Anche la loro diversità ci interpella, ci spinge al confronto, ci apre al dialogo.

L’ora di IRC si propone come un percorso culturale che si svolge all’interno di una scuola pubblica (non solo, ma soprattutto). Visto l’approccio culturale  sarebbe un  valore aggiunto la frequenza da parte di tutti? Penso di si. Non certo per tentazioni di proselitismo ma per un confronto e un arricchimento reciproco. Così però non è. Cosa poter fare? Ad esempio prospettare alcuni percorsi interdisciplinari con i colleghi di altre materie oppure con i colleghi a cui è affidata l’ora di Alternativa alla religione Cattolica, se si trovano disponibilità e collaborazione. Temi di confronto che possano interessare più discipline non mancano: pace, giustizia, solidarietà, rapporto scienza-fede, creazione-evoluzione, il monachesimo, solo per citarne alcuni. Credo che la strada dell’interdisciplinarietà sia comunque valida a prescindere. La scuola dovrebbe essere interdisciplinare e non viaggiare a compartimenti stagni.

Ritengo, a questo punto, una doverosa quanto necessaria precisazione. Il tema del dialogo ritengo dovrebbe diventare una modalità quotidiana della prassi didattica nell’affrontare gli argomenti e i contenuti. Il dialogo dovrebbe proseguire in apertura e confronto costante, lezione dopo lezione, altrimenti la disciplina rischia di trasformarsi in ideologia o indottrinamento. Sono convinto che qualsiasi tematica offra spunti di confronto con chi crede in altre confessioni cristiane, con chi crede in altre religioni e con chi non crede. Sarebbe poco efficace e soprattutto poco autentica un’ora di lezione nel corso dell’anno scolastico dedicata alla conoscenza e al dialogo come se fosse un argomento a se stante, avulso dalla quotidianità che tutti esperiamo e viviamo. Inoltre, in questo contesto multiculturale e per la  sua natura e la sua specificità all’interno della scuola, l’IRC, potrebbe favorire lo  smascheramento (decostruzione) degli stereotipi i e offrire corrette informazioni17. È la scuola stessa che chiede questo tipo di approccio culturale e personale. Nei Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola secondaria di primo grado ii leggiamo:

L’alunno è aperto alla sincera ricerca della verità e sa interrogarsi sul trascendente e porsi domande di senso, cogliendo l’intreccio tra dimensione religiosa e culturale. A partire dal contesto in cui vive, sa interagire con persone di religione differente, sviluppando un’identità capace di accoglienza, confronto e dialogo.

Dunque un confronto culturale fatto non a prescindere ma proprio partendo dal cuore dei contenuti specifici dell’esperienza religiosa18. Questo richiede anche un uso corretto delle fonti: testi sacri, letteratura, teologia patristica ecc…


IRC

Alcuni esempi concreti

“l’insegnamento della religione cattolica risponda ai compiti propri della scuola pubblica,
che è chiamata a favorire negli alunni l’attitudine al  confronto, alla tolleranza, al dialogo e alla convivenza democratica”.

CEI, Insegnare religione cattolica oggi, ed. Paoline 1991, n°7

Alcuni esempi di lezioni che ho svolto con i miei alunni/e.

Pace

Potremmo definirlo un tema classico quanto mai necessario e attuale. Non mi dilungo, solo alcuni accenni ad alcune lezioni trattate.

Giornata mondiale di preghiera per la pace

Giornata inaugurata da Giovanni Paolo II nel 1986, proseguita poi con Benedetto XVI e Papa Francesco. L’ultimo incontro aveva per titolo “Sete di pace. religioni e culture in dialogo“, Assisi Martedì, 20 settembre 2016.

Emergency

Intervento di un volontario che ha prestato la sua opera in Afghanistan seguendo la realizzazione del centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency a Lashkar-gah. Si trattava di un progetto interdisciplinare che ha visto coinvolte più discipline e colleghe.
https://www.ariberti.it/pensieri-sparsi/emergency.html

Oasi di pace. Nevè shalom Wahat al salam

Wahat al-Salam – Neve Shalom è un villaggio cooperativo di Ebrei e Arabi palestinesi (musulmani e cristiani), tutti cittadini di Israele. Il  suo nome deriva da uno dei libri di Isaia (32,18): “Il mio popolo abiterà in un’Oasi di Pace” (Neve Shalom in ebraico, Wahat al-Salam in arabo). Il nome del villaggio è stato scelto dal suo fondatore, il padre domenicano Bruno Hussar, ebreo di origine, cittadino di Israele, nel 1966. I membri del villaggio sono impegnati nel lavoro di educazione per la pace, l’uguaglianza e la comprensione fra le due popolazioni.
http://wasns.org/-oasi-di-pace-

Parents Circle

Families Forum (PCFF) è un’organizzazione di coraggiosi genitori di ragazzi/e palestinesi ed israeliani morti assassinati. Questa associazione promuove la riconciliazione come alternativa all’odio e alla vendetta.
http://www.theparentscircle.com/

Foto di copertina del libro di testo adottato (anni fa): scrittura creativa

La copertina del nostro libro di testo di alcuni anni fa presentava l’immagine di due bambini, uno ebreo l’altro musulmano, che si abbracciano, parlano e camminano nella stessa direzione. Con un gesto semplice mostrano il volto delle religioni come strumento di incontro, di dialogo, di pace tra le persone così come avviene attraverso l’amicizia tra questi due bambini. Per far riflettere su quello che le immagini dei nostri schermi portavano nelle case di tutti noi (intifada), per provare a “mettersi nei panni di” ho chiesto agli alunni/e di scrivere una storia, ambientata nello scenario israelo-palestinese, che avesse come protagonisti proprio questi due bambini.
http://www.vida.gov.it/wp-content/uploads/old_vida/alunni/2008_09/oasi_di_pace.htm

Aylan Kurdi

Dall’emozione, che la notizia ha suscitato (tutti ricorderanno il bambino siriano trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, Turchia, 2 settembre 2015), alla  compassione così come la vive il samaritano della parabola raccontata da Gesù (Lc 10,25-37) per comprendere “chi è il mio prossimo” o meglio “per chi sei stato prossimo”. Leggere la notizia, per offrire strumenti di interpretazione, per non lasciare i ragazzi/e soli nell’elaborazione, soprattutto emotiva, di ciò che la cronaca pone alla nostra attenzione. Rileggere con gli occhi della Parola per offrire senso e uno sguardo nuovo.

Myriam di Qaraqoush

Se la nostra casa fosse distrutta, la nostra città attaccata e conquistata, noi costretti a fuggire e diventassimo da un giorno all’altro profughi cosa potremmo provare, come reagiremmo? Quali sentimenti manifesteremmo? Quanto la nostra fede (assenza di fede) giocherebbe un ruolo nella nostra visione di quanto accaduto? Spunto per questa attività è l’intervista a Myriam, una bambina originaria di Qaraqoush, nel nord dell’Iraq. Ora vive in un campo profughi dopo che la sua terra è stata assalita e devastata dai jihadisti del Califfato. È intervistata da un giornalista della tv satellitare cristiana Sat7 che opera in Medio Oriente. Sicuramente quanto dirà è frutto delle sue riflessioni ma anche del vissuto delle persone, innanzitutto i suoi genitori, che sono stati in grado di trasmetterle valori e atteggiamenti che le sue parole rivelano.
https://www.ariberti.it/irc/myriam-di-qaraqoush.html

Una passeggiata a Cremona nel ‘500

Una passeggiata non per cercare luoghi, ma le persone, le relazioni che si instaurano tra esse. Una passeggiata per porsi delle domande. Come  viveva la minoranza ebraica nella Cremona del 500? Perché una comunità ebraica proprio nella nostra città? Come erano visti gli ebrei dagli altri  cremonesi? Dove si trova la Chiesa di S.Domenico? Era solo una Chiesa? Alcuni cremonesi seguirono le nuove confessioni cristiane? Perché i massari del Duomo commissionarono le ultime due arcate e la controfacciata del Duomo al Pordenone19? Forse scopriremo che la nostra città ha sempre vissuto il confronto con la diversità culturale e/o religiosa. È un tentativo (interdisciplinare) di prender coscienza dell’ambiente in cui i ragazzi vivono, della storia che ci racconta, storia che ci aiuta a capire il nostro presente. Le vie, le piazze, i monumenti raccontano con la loro presenza passioni, scontri, incontri avvenuti e mancati, chiusure e aperture, passioni, entusiasmi, dolore. Per la nostra città, Cremona, il periodo dal XIV al XVI sec. è stato un fermento di incontri, idee, espressioni artistiche, musicali, religiose, economiche, politiche, di trasformazioni del tessuto cittadino. Una breve passeggiata alla ricerca di quell’“amichevole conversatione” che per molti era diventata normalità di rapporti e per altri pericolosa consuetudine da avversare. Il rapporto e il confronto con chi è diverso da noi (diverso per provenienza, per cultura, per religione, per orientamento sessuale…) è sempre stato un tema e una sfida che ha attraversato tutte le società e la storia di ogni cultura, Cremona compresa. A noi conoscere e capire cosa è accaduto e farne tesoro per costruire una società, quella in cui viviamo, che sia più giusta per tutti.
https://www.ariberti.it/antisemitismo/antisemitismo-ipertesto/una-passeggiata-a-cremona-nel-1500.html

Annunciazione e nascita di Gesù: Vangelo e Corano a confronto

“O uomini, in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina
e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù affinché vi conosceste a vicenda”
(Sura 49, versetto 13)

In vista della festa del Natale, ma non solo, questa attività offre l’opportunità a cristiani e musulmani di conoscersi meglio al di la di letture e contrapposizioni superficiali. Si prefigura come un laboratorio che unisce nella comprensione reciproca a partire dai testi sacri delle due religioni. Le finalità sono quelle di imparare a riconoscere e distinguere la figura di Gesù come Figlio di Dio nel Vangelo e come profeta nel Corano.

Saranno proposti i seguenti testi:

https://www.ariberti.it/category/natale/natale-intercultura

Giustizia (percorso riguardante il Commercio Equo e Solidale)

Obiettivo di questo percorso didattico è quello di far riflettere sul tema della giustizia come valore concreto, che ci riguarda da vicino. Essere giusti è quello che insegna il papà del racconto dello scrittore brasiliano Paulo Coelho al figlio. Essere giusti è un filo rosso che percorre i libri della Bibbia. Essere giusti è ciò che si prefigge il Commercio Equo e Solidale nei rapporti con i produttori e con i consumatori. Parte irrinunciabile e qualificante il percorso è la visita alla bottega del mondo Nonsolonoi e l’incontro con i volontari per ascoltare le storie dei prodotti e dei produttori, per toccare con mano (meglio ancora degustare!) tutti i discorsi fatti in classe.
https://www.ariberti.it/irc/essere-giusti.html

Antisemitismo

“Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune ai cristiani e agli Ebrei, questo sacro concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto dagli studi biblici e teologici e da un fraterno dialogo”
(Nostra Aetate n.4)

Compito della scuola è (era) quello di “concorrere a promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino20” in relazione alla società nella quale i ragazzi/e vivono e in cui diverranno un domani sempre più soggetti attivi. Penso perciò ineludibile una riflessione sull’antisemitismo che non sia solo indagine storica, ma a partire dalla storia cercare di capire il presente, capirci in questo presente. L’antisemitismo è oggi oggetto non solo di studio storico ma di cronaca perché purtroppo, anche nelle nostre città (basti pensare alla data del 29 aprile al cimitero di Cremona o all’attivismo di Casa Pound), sempre più si verificano episodi di antisemitismo frutto di una logica che vede il “diverso da noi” come pericolo. Pensare che «ogni straniero è nemico21» ha portato all’antisemitismo, ha portato ad Auschwitz, è un filo “nero” di pensiero che ha attraversato  tutta la storia fino ai lager della ex Jugoslavia (Omarska), pensati, voluti, creati sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale. Inoltre, queste lezioni22, vogliono essere l’occasione per entrare in dialogo con la religione giudaica, acquisire conoscenze che possano portare ad una maggiore comprensione e rispetto superando pregiudizi che come cattolici ci portiamo secolarmente appresso! Conoscere, come cristiani o come abitanti di un paese cristiano, i passi che la Chiesa ha fatto per una comprensione, per un  rispetto e per un dialogo con le altre religioni, in particolare con la religione giudaica credo sia un passaggio ineludibile.


Conclusione

Ci saranno sempre dei sassi sul tuo cammino.
Dipende da te se farne dei muri o dei ponti.

Avevo iniziato questa breve riflessione mostrandovi lo Stari Most ed introducendo la metafora del ponte leggendo un lacerto tratto dal romanzo “Il ponte sulla Drina23 di Ivo Andric ”. Termino riprendendo quell’immagine e quella metafora. Dopo quanto detto credo che l’ora di religione a scuola, rispetto al tema dell’incontro di oggi “Intercultura, globalizzazione e dialogo: quale contributo dell’IRC”, svolga proprio questo ruolo, quello di aiutare i nostri ragazzi/e a far si che i sassi (o presunti tali, ritenuti inciampo, ostacolo, muro) incontrati sul loro cammino possano diventare occasione per costruire ponti anziché muri.


Note

Durante il conflitto nei Balcani degli anni ’90 furono decine di migliaia gli italiani che parteciparono a missioni umanitarie in favore delle popolazioni colpite dalla guerra. Ad oltre vent’anni dall’inizio di quella mobilitazione, l’iniziativa “Cercavamo la pace” ha inteso indagare questo importante capitolo della storia politica e sociale europea. http://bit.ly/2DRPgNI

Ivo Andric, citato in Moni Ovadia, Difendere Dio, ed. Morcelliana, 2009, p. 44.

3 Non sono state le differenze etniche, culturali, religiose ad innescare il conflitto ma bensì le strategie di elites politico-economiche che hanno fomentato  questa lettura per conquistare il potere gestirlo ed arricchirsi. A questo proposito rimando alla bellissima e sofferta analisi di Paolo Rumiz in Maschere per un massacro, ed. Feltrinelli.

4 In una relazione d’aiuto l’altro viene al primo posto. Quando ci sono doni concreti non sono questi il centro della relazione bensì sempre l’altro. Gli oggetti,  li aiuti, rischiano di mettere chi aiuta e chi riceve su due piani differenti, dove il primo svetta rispetto al secondo, dove il secondo non di rado viene svilito se non umiliato.

5 “La vita di oggi ci dice che è molto facile fissare l’attenzione su quello che ci divide, su quello che ci separa. Vorrebbero farci credere che chiuderci è il miglior modo di proteggerci da ciò che ci fa male. Oggi noi adulti – noi, adulti! – abbiamo bisogno di voi, per insegnarci – come adesso fate voi, oggi – a convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come un’opportunità. E voi siete un’opportunità per il futuro. Abbiate il coraggio di insegnarci, abbiate il coraggio di insegnare a noi che è più facile costruire ponti che innalzare muri! Abbiamo bisogno di imparare questo. E tutti insieme chiediamo che esigiate da noi di percorrere le strade della fraternità. Che siate voi i nostri accusatori, se noi scegliamo la via dei muri, la via dell’inimicizia, la via della guerra. Costruire ponti: sapete qual è il primo ponte da costruire? Un ponte che possiamo realizzare qui e ora: stringerci la mano, darci la mano. Forza, fatelo adesso. Fate questo ponte umano, datevi la mano, tutti voi: è il ponte primordiale, è il ponte umano, è il primo, è il modello. Sempre c’è il rischio – l’ho detto l’altro giorno – di rimanere con la mano tesa, ma nella vita bisogna rischiare, chi non rischia non vince. Con questo ponte, andiamo avanti. Qui, questo ponte primordiale: stringetevi la mano. Grazie. È il grande ponte fraterno, e possano imparare a farlo i grandi di questo mondo!… ma non per la fotografia – quando si danno la mano e pensano un’altra cosa -, bensì per continuare a costruire ponti sempre più grandi. Che questo ponte umano sia seme di tanti altri; sarà un’impronta”. Veglia di preghiera con i giovani, Campus Misericordiae, Cracovia, Sabato,
3 0 luglio 2016 http://bit.ly/2mX5Lm9

6 Distrutto il 9 novembre 1993 dal generale dell’esercito croato Slobodan Praljak (Čapljina, 2 gennaio 1945 – suicida con il cianuro all’Aia il 29 novembre 2017).

7 Il ponte, incluso recentemente nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità, venne ricostruito sotto l’egida dell’UNESCO. Le sue 1.088 pietre vennero lavorate secondo le tecniche medievali; il lavoro di ricostruzione è costato circa 12 milioni di euro finanziati da aiuti internazionali. L’Italia è stata tra i maggiori finanziatori. Lo Stari Most è stato riaperto il 22 luglio   004 e celebrato come simbolo di riconciliazione fra le comunità cristiane e musulmane dopo gli orrori della guerra.

8La pluralità non è la variazione dell’identico, come nei prodotti fatti in serie che si distinguono per qualche optional, o nel conformismo sociale di chi cerca l’originalità in qualche dettaglio. Pluralità è la convivialità delle differenze, radicata nella comune appartenenza alla famiglia umana, e nella comune eppure singolarissima capacità di azione libera: dare inizio a qualcosa che prima non c’era, mettere al mondo, moltiplicare l’energia della vita. Siamo fratelli non perché siamo uguali (tutti i fratelli sono tutti diversi in realtà, anche i gemelli), ma perché abbiamo lo stesso Padre, e perché attraverso di noi può continuare a germogliare la vita. Siamo fratelli nella capacità di generare l’inaudito, di far crescere la speranza, di far entrare luce nel mondo, di ‘amorizzarlo’” (Chiara Giaccardi, Avvenire, 14 gennaio 2018)

Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014.

10 Quando l’Austria fu invasa dalla truppe tedesche nel 1938 (Anschluss), fu deportato nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. Nel 1939 fu rilasciato (in seguito all’amnistia del 20 aprile per il cinquantesimo compleanno di Hitler) e riuscì a rifugiarsi raggiungendo la moglie negli Stati Uniti.

11 “Quando lo straniero assume l’aspetto di una collettività numerosa e compatta [dunque non persone singole, volti concreti ben delineati che si pongono di fronte a me, l’io di fronte al tu che mi chiama ad un confronto], o così almeno la percepiamo, esso viene visto come una presenza minacciosa, paragonata all’orda barbarica, che invade, distruggendo il patrimonio altrui, abbattendo equilibri già precari” (P. Bovati)

12 Decreto sull’ecumenismo, 21 novembre 1964. Il testo al n. 11 enunciava il metodo della gerarchia delle veritàNel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un ordine o « gerarchia » nelle verità della dottrina cattolica, in ragione del loro rapporto differente col fondamento della fede cristiana.http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19641121_unitatis-redintegratio_it.html

13 Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra Aetate promulgata il 28 ottobre 1965.

14 «la Chiesa è chiamata ad uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria»
(Papa Francesco, 9 marzo 2013).

L’olio prezioso che unge il capo di Aronne non si limita a profumare la sua persona, ma si sparge e raggiunge “le periferie”. Il Signore lo dirà chiaramente: la sua unzione è per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli. L’unzione, cari fratelli, non è per profumare noi stessi e tanto meno perché la conserviamo in un’ampolla, perché l’olio diventerebbe rancido… e il cuore amaro.
(Papa Francesco, Santa messa del crisma, 28 marzo 2013 http://bit.ly/2rmvwz7)

15 IRC, Insegnamento della Religione Cattolica.
«[…] pastori con “l’odore delle pecore” – questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello -; invece di essere pastori in mezzo al proprio gregge e pescatori di uomini.»
Papa Francesco, Santa messa del crisma, 28 marzo 2013.

16 Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola secondaria di primo grado. L’alunno è aperto alla sincera ricerca della verità e sa interrogarsi sul trascendente e porsi domande di senso, cogliendo l’intreccio tra dimensione religiosa e culturale. A partire dal contesto in cui vive, sa interagire con persone di religione differente, sviluppando un’identità capace di accoglienza, confronto e dialogo.

17 Il Papa ne parla in riferimento ai mezzi di comunicazione. Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014.

18 Non solo la scuola italiana ma anche organizzazioni mondiali come l’UNESCO sottolineano l’importanza della religione all’interno del percorso  scolastico oltre che un vitale elemento per costruire la pace. The teaching of history and religion is an important part of education, and a vital component of peacebuilding. Approaches to history have to recognize that all evidence is open to a variety of interpretations and perspectives, some of which may be divisive. Decisions about faith are ultimately personal choices. Yet no education system can afford to ignore the role of religion and history in shaping societies. Similarly, no post-conflict government can afford to overlook the potential for intolerance linked to perceptions of history and religious dogma to create negative stereotypes, increase intergroup hostility and ultimately engender violence. Schools can support approaches to the teaching of history and religion that foster critical thinking, recognize the validity of different world views and encourage respect for other faiths and beliefs. In any multicultural or multifaith environment, there are few more  important peacebuilding institutions than the classroom.
(UNESCO, The hidden crisis: Armed conflict and education 2011 Rethinking teaching of history and religion, p.242)

Papa Benedetto XVI nell’ESORTAZIONE  APOSTOLICA POSTSINODALE VERBUM DOMINI (2010) al n.114 nel paragrafo Bibbia e inculturazione scriveva: “Il mistero dell’incarnazione ci rende noto che Dio, da una parte, si comunica sempre in una storia concreta, assumendo i codici culturali iscritti in essa, ma, dall’altra parte, la stessa Parola può e deve trasmettersi in culture differenti, trasfigurandole dall’interno, mediante ciò che il Papa Paolo VI chiamava l’evangelizzazione delle culture. La Parola di Dio, come del resto la fede cristiana, manifesta così un carattere profondamente interculturale , capace di incontrare e di far incontrare culture diverse. In questo contesto si comprende anche il valore dell’ inculturazione del Vangelo. La Chiesa è fermamente persuasa dell’intrinseca capacità della Parola di Dio di raggiungere tutte le persone umane nel contesto culturale in cui vivono: «Questa convinzione deriva dalla Bibbia stessa, che, fin dal libro della Genesi, assume un orientamento universale (cfr Gen 1,27-28), lo mantiene poi nella benedizione promessa a tutti i popoli grazie ad Abramo e alla sua discendenza (cfr Gen 12,3; 18,18) e lo conferma definitivamente estendendo a “tutte le nazioni” l’evangelizzazione». Per questo l’inculturazione non va scambiata con processi di adattamento superficiale e nemmeno con la confusione sincretista che diluisce l’originalità del Vangelo per renderlo più facilmente accettabile. L’autentico paradigma dell’inculturazione è l’incarnazione stessa del Verbo: «L’“acculturazione” o “inculturazione” sarà realmente un riflesso dell’incarnazione del Verbo, quando una cultura, trasformata e rigenerata dal Vangelo, produce nella sua propria tradizione espressioni originali di vita, di celebrazione, di pensiero cristiano», fermentando dall’interno la cultura locale, valorizzando i semina Verbi e quanto di positivo in essa è presente, aprendola ai valori evangelici.

19 Duorum populorum divisio: la Crocifissione del Pordenone e il conflitto ebraico-cremonese del 1519-1521. Roberto Venturelli In “La Cattedrale di Cremona, affreschi e sculture”, Banca di Credito Cooperativo del Cremonese Casalmorano (Cremona), 2001.

20 Questa espressione, abrogata dal decreto attuativo della legge 53/03 (Letizia Moratti), era contenuta nelle finalità della scuola media e recepite nel Testo Unico del 1994

21 “Amolti, individui o popoli può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente che “ogni straniero è mio nemico”. … Ma quando questo accade, … , allora, al termine della catena c’è il lager”. PRIMO LEVI, Se questo è un uomo – La tregua, ed. Einaudi Tascabili, 1988, pg.9.

22 Tema sviluppato per anni nelle mie classi terze alla Scuola Media Campi, approfondito per il viaggio in Germania a Dachau sviluppato e utilizzato per preparare una terza dell’istituto Tecnico Agrario al viaggio della memoria a Weimar, Berlino, Buckenwald.

23 Il protagonista del romanzo è il ponte sul fiume Drina (Ponte Mehmed Paša Sokolović) situato nella cittadina di Višegrad, località che si trova nella parte orientale della Bosnia, al confine con la Serbia. Il ponte fu costruito su ordine di Mehmed Pașa Sokolovič, che da ragazzino fu rapito dalla zona di Višegrad (1516) e portato a Istanbul dove, dopo anni di addestramento militare, vestì dapprima la divisa dei giannizzeri (il cosiddetto devșirme, una pratica usuale durante il dominio dell’Impero ottomano) e divenne poi visir, inviato durante il regno di Solimano il Magnifico nella zona di origine.


Note di chiusura

i Tra le tante riflessioni ed analisi in merito al tema dello stereotipo ritengo di particolare interesse quanto detto e affermato dal filosofo Karl Jaspers all’indomani del secondo conflitto mondiale nelle lezioni poi divenute un saggio “La questione della colpa”.

“Dal punto di vista morale, si può giudicare sempre soltanto la persona singola, mai una collettività di persone. La disposizione mentale a considerare gli uomini collettivamente, a caratterizzarli e giudicarli in blocco, è oltremodo diffusa. Caratteristiche di tal genere – ad esempio dei tedeschi, dei russi, degli inglesi – non riguardano mai concetti di genere sotto i quali possano venire assunti i singoli uomini, ma indicano solamente il tipo, a cui essi più o meno possano corrispondere. Questa confusione tra una concezione basata sui generi e una basata sulle tipologie è il segno del pensare in base a delle collettività: “i” tedeschi, gli inglesi, “i” norvegesi, “gli” ebrei – e così via: “i” frisi, “i” bavaresi – oppure: “gli” uomini, “le” donne, “i” giovani, “i” vecchi. Il fatto che grazie alla concezione tipologica si viene pure a cogliere qualche cosa di vero, non deve farci credere di aver compreso in tutto e per tutto ogni singolo individuo, quando lo consideriamo designato da quelle caratteristiche generali. Questa è una forma mentale che, attraverso i secoli, si trascina come un mezzo per determinare l’odio reciproco fra i popoli e i gruppi umani. Questa forma mentale, che dai più viene considerata purtroppo come ovvia e naturale, i nazionalsocialisti l’hanno applicata nella maniera peggiore e attraverso la loro propaganda l’hanno fatta entrare nelle teste quasi a martellate. Era come se non ci fossero più uomini, ma soltanto appunto quelle collettività.
Karl Jaspers, La questione della colpa, Cortina Raffaello, 1996.

ii Quanto detto trova conforto in precise indicazioni didattiche. Ad esempio in Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione. Decreto del regolamento attuativo, 16 novembre 2012, leggiamo

Traguardi per lo sviluppo della competenza. Infanzia
Il sé e l’altr  Sa di avere una storia personale e familiare, conosce le tradizioni della famiglia, della comunità e le mette a confronto con altre.
Pone domande sui temi esistenziali e religiosi, sulle diversità culturali, su ciò che è bene o male, sulla giustizia, e ha raggiunto una prima consapevolezza dei propri diritti e doveri, delle regole del vivere insieme.

Traguardi per lo sviluppo delle compet nze al termine della scuola secondaria di primo grado

L’allievo interagisce in modo efficace in diverse situazioni comunicative, attraverso modalità dialogiche sempre rispettose delle idee degli altri; con ciò matura la consapevolezza che il dialogo, oltre a essere uno strumento comunicativo, ha anche un grande valore civile e lo utilizza per apprendere informazioni ed elaborare opinioni su problemi riguardanti vari ambiti culturali e sociali.

Storia
Identità, memoria e cultura storica

Nei tempi più recenti il passato e, in particolare, i temi della memoria, dell’identità e delle radici hanno fortemente caratterizzato il discorso pubblico e dei media sulla storia. Un insegnamento che promuova la padronanza degli strumenti critici permette di evitare che la storia venga usata strumentalmente, in
modo improprio. Inoltre la formazione di una società multietnica e multiculturale porta con sé la tendenza a trasformare la storia da disciplina di studio a strumento di rappresentanza delle diverse identità, con il rischio di comprometterne il carattere scientifico e, conseguentemente, di diminuire la stessa efficacia formativa del curricolo. È opportuno sottolineare come proprio la ricerca storica e il ragionamento critico sui fatti essenziali relativi alla storia italiana ed europea offrano una base per riflettere in modo articolato ed argomentato sulle diversità dei gruppi umani che hanno popolato il pianeta, a partire dall’unità del genere umano. Ricerca storica e ragionamento critico rafforzano altresì la possibilità di confronto e dialogo intorno alla complessità del passato e del presente fra le diverse componenti di una società multiculturale e multietnica. Per questo motivo il curricolo sarà articolato intorno ad alcuni snodi periodizzanti della vicenda umana quali: il processo di ominazione, la rivoluzione neolitica, la rivoluzione industriale e i processi di mondializzazione e globalizzazione.

Gli intrecci disciplinari

La storia si apre all’utilizzo di metodi, conoscenze, visioni, concettualizzazioni di altre discipline. Gli insegnanti, mettendo a profitto tale peculiarità, potenziano gli intrecci disciplinari suggeriti dai temi proposti agli alunni. In particolare è importante curare le aree di sovrapposizione tra la storia e la geografia in considerazione dell’intima connessione che c’è tra i popoli e le regioni in cui vivono.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola secondaria di primo grado
Storia

Usa le conoscenze e le  abilità per orientarsi nella complessità del presente, comprende opinioni e culture diverse, capisce i problemi fondamentali del mondo contemporaneo. Conosce aspetti e processi fondamentali della storia mondiale, dalla civilizzazione neolitica alla rivoluzione industriale, alla globalizzazione. Conosce aspetti e processi essenziali della storia del suo ambiente. Conosce aspetti del patrimonio culturale, italiano e dell’umanità e li sa mettere in relazione con i fenomeni storici studiati.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della
scuola primaria
Musica

Esegue, da solo e in gruppo, semplici brani vocali o strumentali, appartenenti a generi e culture differenti, utilizzando anche strumenti didattici e auto-costruiti.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della
scuola secondaria di primo grado
Musica

L’alunno partecipa in modo attivo alla realizzazione di esperienze musicali attraverso l’esecuzione e l’interpretazione di brani strumentali e vocali appartenenti a generi e culture differenti. Comprende e valuta eventi, materiali, opere musicali riconoscendone i significati, anche in relazione alla propria esperienza musicale e ai diversi contesti storico-culturali. Integra con altri saperi e altre pratiche artistiche le proprie esperienze musicali, servendosi anche di appropriati codici e sistemi di codifica.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria
Arte e immagine

Individua i principali aspetti formali dell’opera d’arte; apprezza le opere artistiche e artigianali provenienti da culture diverse dalla propria.

Traguardi di sviluppo delle competenze al termine della scuola
secondaria di primo grado
Arte e immagine

Legge le opere più significative prodotte nell’arte antica, medievale, moderna e contemporanea, sapendole collocare nei rispettivi contesti storici, culturali e ambientali; riconosce il valore culturale di immagini, di opere e di oggetti artigianali prodotti in paesi diversi dal proprio.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della
scuola secondaria di primo grado
Educazione fisica

È capace di integrarsi nel gruppo, di assumersi responsabilità e di impegnarsi per il bene comune.

Integrazioni alle Indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo d’istruzione relative all’insegnamento della religione cattolica (DPR 11 febbraio 2010)

L’insegnamento della religione cattolica fa sì che gli alunni riflettano e si interroghino sul senso della loro esperienza per elaborare ed esprimere un progetto di vita, che si integri nel mondo reale in modo dinamico, armonico ed evolutivo. Vista la ripartizione delle discipline d’insegnamento in tre distinte aree disciplinari, l’insegnamento della religione cattolica si colloca nell’area linguistico-artistico-espressiva in cui, a partire dal confronto interculturale e interreligioso, l’alunno si interroga sulla propria identità e sugli orizzonti di senso verso cui può aprirsi, affrontando anche le essenziali domande religiose e
misurandosi con i codici simbolici in cui esse hanno trovato e trovano espressione. In tale contesto si collocano gli strumenti per cogliere, interpretare e gustare le espressioni culturali e artistiche offerte dalle diverse tradizioni religiose e l’insegnamento della religione cattolica, impartito secondo gli accordi concordatari e le successive intese. Nel quadro delle diverse discipline appartenenti a ciascuna area, l’insegnamento della religione cattolica si presenta nel modo seguente. Il confronto, poi, con la forma storica della religione cattolica svolge un ruolo fondamentale e costruttivo per la convivenza civile, in quanto permette di cogliere importanti aspetti dell’identità culturale di appartenenza e aiuta le relazioni e i rapporti tra persone di culture e religioni differenti.

Interessante visto l’ambito confessionale il documento della CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA (degli Istituti di Studi), EDUCARE AL DIALOGO INTERCULTURALE NELLA SCUOLA CATTOLICA, Vivere insieme per una civiltà dell’amore, 2013.

Segnalo inoltre:
Scuola ed inter-cultura: il posto della dimensione religiosa. Tre testi di Filippo Morlacchi, Andrea Lonardo e della Congregazione per l’Educazione Cattolica.