Ricompensa o dono?


Ricompensa o dono?  Una riflessione sul Vangelo della XXV Domenica del tempo ordinario   (Anno A Domenica 24 Settembre 2017) proposta dalla prof.ssa Daniela Negri e pubblicata sulla Vita Cattolica  settimanale della Diocesi di Cremona.

donne caporalato


Il Vangelo

Mt 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


La Riflessione

Ancora una vittima nei campi a fine Agosto: Giuseppina, una giovane mamma, bracciante stagionale per aiutare la famiglia con la sua paga. Dalle indagini in corso sembra profilarsi un ennesimo caso di lavoro in nero, alimentato dal fenomeno del caporalato. Nel 2015 era toccato a Paola, sottopagata nelle campagne di Andria. Di padroni ingiusti e di lavoratori che restano sulla piazza ad aspettare la chiamata da accettare a qualsiasi condizione, sottomettendo la solidarietà tra compagni di lavoro all’omertà sulle regole d’ingaggio, ancora è piena la cronaca. Non credo sia questa l’ingiustizia che lo strano padrone della vigna di cui narra il solo evangelista Matteo ci inviterebbe a “trascurare” in nome di una spiritualizzata superiore bontà. L’amore senza misura non può prescindere dall’impegno per la giustizia, certo lo trascende. Necessario, dunque, il richiamo dell’Instrumentum Laboris della prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani all’urgenza di un lavoro “degno e libero, partecipativo e solidale”, che sappia recuperare gli “scartati”. E sembra non prescindere dalla giustizia (“non ti faccio torto”/”vi darò il giusto”) neppure questo padrone davvero singolare, lui che per ben cinque volte esce a cercare operai, preoccupandosi che anche i non chiamati possano essere ingaggiati con una paga sufficiente per le loro famiglie, anche se forse “oziosi” fino a sera. Certo, qualche volta mi piacerebbe essere rassicurata dalla pagina evangelica, anziché provocata e spiazzata, ma «i miei pensieri non sono i vostri pensieri», mi ricorda il Signore (Is.55,8). Così sono chiamata ancora a fare i conti con un Dio su cui non riesco a proiettare criteri umani di giustizia. E lo vorrei tanto, se no, dove va a finire il merito? Che schiaffo (morale s’intende) alla tanto invocata logica della competitività e della meritocrazia, della gara di tutti contro tutti per il primo posto. Un “Dio che si prende cura di tutti gli uomini, anche di quelli che nessuno chiama a lavorare, un Dio che chiama tutti a tutte le ore” (E.Bianchi) sconvolge la visione devota del premio e del castigo, della fatica e della “giusta” ricompensa: così “gli ultimi” – quelli delle Beatitudini – diventano i “primi” e l’uguaglianza non risiede tanto nel riconoscimento di prestazioni fornite quanto nell’identica dignità di creature amate dal Padre. Grande è la nostra difficoltà nel cercare di comprendere un Dio che rivendica la sua libertà di azione, mentre vorremmo presentargli il conto delle nostre fatiche per seguirlo, un po’ rosi da quell’invidia da primi della classe che mal sopportano chi si salva dalla bocciatura studiando solo nell’ultima parte dell’anno. Ma questo Dio che ama senza misura, chi di noi potrebbe meritarlo?

 


Daniela Negri

Prof.ssa Daniela Negri

Prof.ssa Daniela Negri

Daniela Negri, già docente di Lettere presso il Liceo scientifico “ASELLI”, volontaria per il MLAL – ONG di VERONA  – in progetti di Cooperazione internazionale in America Latina, socia fondatrice della Cooperativa NONSOLONOI  e Presidente della stessa dal 1995 al 2005, coordinatrice dei Corsi sulle Economie alternative promossi dalla Cooperativa in città dal 1997 al 2004 , Responsabile del Gruppo Missionario della Parrocchia di S. ABBONDIO, docente di Corsi di lingua e cultura italiana presso l’Associazione Latinoamericana – ALAC – di Cremona .

Rispondi