Nel segno del pane


Nel segno del pane.  Una riflessione sul Vangelo della Festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo   (Anno A 18 Giugno 2017) proposta dalla prof.ssa Daniela Negri e pubblicata sulla Vita Cattolica settimanale della Diocesi di Cremona.

Una ragazza russa, di fede musulmana, allieva del corso di Italiano per stranieri, mi racconta che nella sua terra ci si fa gli auguri con il pane, perché “chi mangia pane da qualcuno è in debito con lui e non lo deve mai tradire”. Condividere il pane impegna alla fedeltà. Avendo da piccola l’abitudine di sbriciolare sulla tavola il pane, facendo palline con la mollica, mi sono spesso sentita dire: “Non si gioca con il pane”.

pane spezzato

Il pane, una cosa così semplice e così seria, così quotidiana; un alimento universale, espressione della cultura di ogni popolo, sia esso di frumento, maìz, segale, mandioca, yuca: “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Forse diceva bene Gandhi: “In un mondo con così tanti affamati, Dio può apparire solo nel segno del pane”. La scelta di farsi dono in ciò che di più umile e, al tempo stesso,di maggiormente indispensabile collochiamo sulla mensa era forse prevedibile per quella Parola che si è fatta carne nascendo a Betlemme – Casa del pane -, per quel Dio-Uomo che si fa commensale nei molti banchetti narrati nei Vangeli, fino a quell’ultima Cena  . E ancora il Risorto si rivela nella frazione del pane ad Emmaus e nel cibo condiviso con i discepoli, dubbiosi della sua corporeità.

Mangiare e bere: la più comune delle esperienze umane, fondamentale per la vita e per l’amicizia, assunta a “memoriale” del dono d’amore supremo del Dio crocifisso. E proprio il taglio in forma di croce sul pane da porre nel forno ne consente una perfetta lievitazione. Nel cammino dell’umanità e nella storia della Chiesa, il pane e il vino si sono spesso trasformati in carne e sangue donati per amore del Padre e dei fratelli. Ce lo ricordano le ultime parole del Beato Romero, ucciso nel cuore della celebrazione eucaristica, per aver condiviso con il suo popolo l’impegno per la giustizia: “In questo calice c’è del vino che aspetta di farsi sangue”.

spezzare il pane

Il “pane disceso dal Cielo” si manifesta nella fisicità dei gesti, nella concretezza delle scelte il soprannaturale si fa carnale: “nella liturgia il corpo diventa linguaggio, ascolta la Parola e attraverso la gestualità ad essa risponde. Il mondo spirituale nella sua totalità si manifesta nella totalità del mondo sensibile” (Clément). Un po’ appiattiti su riti devozionali, più rispettosi del precetto domenicale che affamati di vita e disposti alla condivisione, abbiamo forse separato il sacramento dal quotidiano esercizio dello “spezzare il pane” con i fratelli. Non propriamente convinti che il corpo di Cristo in noi ci sia necessario come il pane, che cosa “mettiamo in comune” nella comunione?

«Ciò che ha
forma e sapore di pane
divideremo:
la terra
la bellezza
l’amore,
tutto questo ha sapore di pane.»
(Neruda)

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