Negri Daniela, Desacralizzare potere e denaro?


Desacralizzare potere e denaro?

Andrea Riccardi fondatore della Comunità; Matteo Zuppi, oggi arcivescovo di Bologna; Mario Raffaelli, del governo italiano e il vescovo mozambicano di Beira, mons. Jaime Goncalves alla Farnesina per concludere gli accordi di pace nell’ottobre 1992.

Venticinque anni fa, per porre fine ad una guerra durata 17 anni, un prete – oggi vescovo di Bologna – e un vescovo mozambicano  sedevano al tavolo delle trattative con rappresentanti del governo del Mozambico e dei ribelli della Resistenza nazionale: promuovevanol’incontro laici credenti della Comunità di S. Egidio. Un’indebita ingerenza ecclesiale nella sfera politica? Le risposte di Gesù alla trappola farisaica si sono spesso trasformate nella storia della  Cristianità in slogan semplificatori: “Il prete in sacrestia e il politico alle Camere”; “la politica ai politici, la Chiesa si occupi di fede e devozione”. Alla  tentazione della Chiesa di disinteressarsi del mondo ha fatto da contraltare la prospettiva di “colonizzarlo”: la vecchia alleanza “trono e altare” si è declinata
nelle diverse forme del collateralismo tra Stato e Chiesa che ancora fanno sognare i “nostalgici del regime di cristianità” o, sull’opposto fronte laico, i  moderni sostenitori di una religione civile. I sofismi di farisei ed erodiani non ci abbandonano mai e continuano ad alimentare un’interpretazione del detto di Gesù in chiave “separatista” tra due sfere di potere, mentre, di fatto, i capi religiosi usano il denaro di Cesare – il “dio visibile” – e ne accettano i benefici. Proprio la morte di Gesù appare l’esito di “un’alleanza perversa tra la prevaricazione religiosa e il calcolo politico” (Pizzolato) e i cristiani che sono stati capaci di vivere fino in fondo la loro fede nei diversi ambiti dell’esistenza, sempre sono risultati scomodi ad ogni struttura di potere politico,  economico, culturale o religioso. Ma Dio non è presentato in alternativa a Cesare: desacralizzando il potere, anche quello del denaro, a Dio spetta il primato, ma quale?” La Chiesa non è la padrona o la serva dello Stato, ma la sua coscienza”, scriveva M.L.King testimone di come i cristiani abbiano saputo ieri come oggi
cercare il Regno del Padre, che non è di questo mondo, ma che non ci esonera dall’incarnazione nella storia anche nelle diverse forme della  disobbedienza civile. Don Mazzolari scriveva, in antitesi ad un certo consenso cattolico al regime fascista: “la Chiesa non può sopportare che siano cancellati dalla storia e dal cuore il senso della giustizia, la libertà e la dignità della persona e della coscienza che sono il nostro divino respiro. Non
chiederò nessun privilegio nè per singoli né per le istituzioni nostre”. Membri della Chiesa e, al tempo stesso, della società civile, i cristiani possono essere difensori della laicità? Se politica ed economia sono in vista del bene comune, possono non essere messi in relazione alla fede?


Daniela Negri

Prof.ssa Daniela Negri

Prof.ssa Daniela Negri

Daniela Negri, già docente di Lettere presso il Liceo scientifico “ASELLI”, volontaria per il MLAL – ONG di VERONA  – in progetti di Cooperazione internazionale in America Latina, socia fondatrice della Cooperativa NONSOLONOI  e Presidente della stessa dal 1995 al 2005, coordinatrice dei Corsi sulle Economie alternative promossi dalla Cooperativa in città dal 1997 al 2004 , Responsabile del Gruppo Missionario della Parrocchia di S. ABBONDIO, docente di Corsi di lingua e cultura italiana presso l’Associazione Latinoamericana – ALAC – di Cremona .

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