Buscaglia Leo, La foglia Muriel


La vita e la morte. Da sempre l’uomo ha cercato risposte alle domande innumerevoli e spesso dolorose che inevitabilmente si poneva. La foglia Muriel, un racconto di Leo Buscaglia, (nei primi anni di insegnamento ho utilizzato per le lezioni con i miei alunni/e pagine tratte dai suoi libri ) aiuta a spiegare con la leggerezza di una storia queste verità a volte così scomode soprattuto quando le risposte da dare sono ad una bambina/o. Non so se l’autore italoamericano ci riesce perchè le risposte non possono mai essere al di fuori di noi ma devono prender forma e maturare dentro ognuno. Solo quelle saranno “vere” e autentiche. Sicuramente Muriel e le sue domande accompagnano con dolcezza, garbo e verità il lettore. A lui poi continuare la strada.


La foglia Muriel

La primavera era finita.

Anche l’estate.

La foglia Muriel si era fatta grande. La sua parte mediana era larga e robusta, i suoi cinque lobi diritti e appuntiti.

In Primavera, quando aveva fatto la sua apparizione, non era che un piccolo germoglio su un ramo abbastanza grosso prossimo alla cima di un albero maestoso.

Muriel era circondata da centinaia di foglie uguali a lei, o che almeno così sembravano. Ma non tardò a scoprire che non esistevano due foglie uguali, neanche sullo stesso albero. Accanto a lei c’era una foglia che si chiamava Marjorie. Monica era la foglia alla sua destra, mentre quella così graziosa che le pendeva sul capo aveva nome Magda. Erano cresciute tutte insieme, insieme avevano imparato a danzare con le brezze primaverili, a dondolarsi mollemente al sole d’estate, a lavarsi sotto lo scroscio rinfrescante delle piogge.

Ma l’amica del cuore di Muriel era Martha. Martha era la foglia più grande del ramo, e si sarebbe detto che fosse stata lì prima di tutte le altre. Era anche la più saggia e la più esperta, o così almeno sembrava a Muriel. Fu Martha a informare le altre che facevano parte di un albero. Fu Martha a spiegare che quell’albero cresceva in un giardino pubblico. Ancora Martha disse loro che l’albero aveva solide radici nascoste laggiù, sotto terra. E poi raccontò del sole e della luna e della stagioni e delle stelle. Parlò degli uccellini che si posavano sul loro ramo per intonare canti mattutini.

Muriel era contenta di essere una foglia. Le piaceva il suo ramo e voleva bene alle sue sorelline. Che soddisfazione trovarsi lassù nel cielo scaldata dai raggi del sole, animata dal gioco del vento, toccata dalle ombre candide e soavi della luna!

L’Estate soprattutto era stata bellissima. Che delizia quelle giornate così lunghe, così calde. E che pace in quelle tiepide notti.

C’era stata gran folla d’estate nel giardino. Spesso la gente veniva a sedersi sotto l’albero di Muriel.

Martha le aveva spiegato che uno degli scopi dell’albero era far ombra.

“Che cos’è uno scopo?” aveva chiesto Muriel.

“Uno scopo è una ragione d’essere” aveva risposto Martha.

“Rendere le cose più gradevoli agli altri è una ragione d’essere. Altra ragione d’essere è far ombra ai vecchi che vengono qua sotto per sfuggire al caldo che c’è a casa loro e così pure offrire un angolino fresco ai bambini che si radunano a giocare e far vento tutte insieme alla gente che siede sull’erba e fa picnic su una tovaglia a scacchi. Tutte queste cose sono ragioni d’essere.”

Muriel trovava simpatici soprattutto i vecchi. Sedevano sul prato, tranquilli, silenziosi, e se ne stavano così, senza muoversi o quasi. A bassa voce chiacchieravano del tempo che fu.

Anche i bambini però erano uno spasso, sebbene qualche volta incidessero nella corteccia il loro nome o vi scavassero dei buchi. Ma pazienza! Era così bello sentirli ridere, vederli correre senza mai stancarsi.

Presto l’Estate di Muriel finì.

Accadde in una notte d’ottobre.

Foglie in autunno

Foglie in autunno. Giardino dell’Ospedale Humanitas di Rozzano (Milano) dove ero ricoverato nel novembre 2016.

Muriel non aveva mai avuto tanto freddo. Tutte le foglie tremavano, intirizzite, erano ricoperte da un’esile guaina bianca che infine si sciolse lasciandole bagnate di gelida guazza e lucenti nel sole del mattino.

Fu ancora Martha a spiegare come stessero le cose. Disse che avevano sperimentato per la prima volta la brina. La brina annunciava che ormai era autunno e che tra poco sarebbe arrivato l’inverno.

Ed ecco che quasi di punto in bianco tutto il giardino cambiò aspetto vestendosi di una gran varietà di colori. Non restava una sola foglia verde. Marjorie era diventata di un giallo intenso, Monica di un allegro arancione. A Magda era toccato un bel rosso fiamma e a Martha un viola austero, mentre Muriel era vestita di rosso e d’oro e di turchino. Le foglie erano uno splendore. Muriel e le sue amiche avevano trasformato l’albero in un arcobaleno.

“Ma come mai siamo tutte di colore diverso,” domandò Muriel “dal momento che apparteniamo allo stesso albero?”

“Ciascuna di noi è diversa. Abbiamo vissuto esperienze diverse. Ognuna si è esposta al sole a modo suo. Ognuna ha proiettato l’ombra diversamente. Come potremmo non avere colori diversi?”.

Martha diceva cose piene di buonsenso. Poi comunicò a Muriel che quella stagione si chiamava Autunno.

Un giorno accadde un fatto molto strano. Le brezze che in passato invitavano a ballare, presero a infierire sulle foglie, a scollarle, a tormentarne i piccioli. Qualche foglia dovette lasciare suo malgrado il ramo. Si staccò rimanendo in balìa del vento, volò un poco qua e là, si posò a terra dolcemente.

Tutte le foglie rabbrividivano di paura.

“Che diamine succede?”

chiedevano le foglie bisbigliando appena.

“E’ quanto capita in Autunno”. Disse Martha. “E’ tempo per le foglie di andare a stare altrove. Dicono alcuni che questo si chiami morire.”

“E moriremo tutte?” domandò Muriel.

“Certo,” rispose Martha “non esiste cosa che non muoia. Non importa che sia piccola o grande, fragile o robusta. Per un po’ compiamo il nostro lavoro, sperimentiamo il sole e la luna, la pioggia e il vento. Impariamo a ridere e a ballare. Poi, alla fine, moriamo.”

“Ma io non voglio!” esclamò Muriel, decisa. “Tu vuoi morire, Martha?”

“Io sì,” replicò Martha “quando sarà la mia ora.”

“E quando arriverà?” domandò Muriel.

“Questo nessuno può saperlo con certezza” rispose Martha.

Muriel si accorse che le altre foglie continuavano a staccarsi dai rami

“Si vede,” pensò “che la loro ora è già suonata.” Notò che qualcuna, prima di cadere, si dibatteva nel vento. Altre semplicemente si lasciavano andare e quietamente scendevano giù.

In poco tempo l’albero rimase quasi nudo.

“Ho paura di morire” disse Muriel a Martha. “Io non so cosa ci sia là dove cadiamo.”

“E’ naturale, Muriel” la rassicurò Martha. “Chi non ha paura dell’ignoto? Però, tu non ti sei spaventata quando la Primavera è diventata Estate. E nemmeno quando l’estate è diventata Autunno. Sono stati cambiamenti naturali. E allora, perché temere la stagione della morte?”.

“Anche l’albero muore?” chiese Muriel.

“Sì, un giorno morirà anche lui.

Ma esiste una cosa più forte anche dell’albero. La Vita. Lei non muore mai. Tutti noi siamo parte della Vita.”

“E dove ce ne andremo quando saremo morte?”.

“Nessuno può dirlo con sicurezza. E’ questo il grande Mistero!”

“Credi che torneremo, in Primavera?”

“Noi forse no, ma la Vita sì.”

“Ma allora qual è la ragione di tutto ciò?” Muriel non la finiva più, con le domande. “A che scopo siamo state qui, se dovevamo cadere e morire tutte quante?”

Martha le rispose con il solito buonsenso. “Lo scopo è stato conoscere il sole e la luna. Vivere insieme felici e contente. Fare ombra ai vecchi e ai bambini. Vestirci dei colori dell’Autunno. Conoscere le stagioni. Ti sembra poco, Muriel?”

Quel pomeriggio stesso, nella luce dorata del crepuscolo, Martha si lasciò andare. Cadde senza sforzo e nel cadere parve sorridere, serena.

Disse: “Per il momento arrivederci, Muriel”.

Da quel momento Muriel rimase sola.

Sul ramo non c’era che lei.

L’indomani cadde la prima neve. Era soffice, bianca, carezzevole. Ma fredda, troppo fredda. Quel giorno fu molto breve, e il sole non comparve. Muriel si accorse di rattrippirsi, di raggrinzirsi, di scolorire. Faceva un freddo terribile e la neve le gravava addosso.

All’alba si levò il vento e la rubò al suo ramo. Muriel non sentì male.

Fluttuò verso terra dolcemente, lentamente, in silenzio.

Mentre cadeva, vide per intero il suo albero. Com’era forte e ben piantato! Sicuramente avrebbe vissuto ancora molto tempo. Era stata parte della sua vita, e ne andava fiera.

Muriel atterrò su un monticello di neve. Era soffice e – stranamente – le parve quasi tiepido. In quella posizione insolita si sentì comoda come non era mai stata in vita sua. Chiuse gli occhi e si addormentò. Non sapeva che dopo l’Inverno la Primavera sarebbe tornata, che la neve si sarebbe sciolta per diventare acqua. Non sapeva neppure che lei, secca e ormai in apparenza priva di scopo, si sarebbe impregnata di quell’acqua e avrebbe contribuito a irrobustire l’albero. Ma soprattutto non sapeva che a due passi da lei, celati sotto terra, c’erano già i progetti per fabbricare foglie nuove, in Primavera.


Audiolibro in lingua originale

The Fall of Freddie the Leaf


Titolo originale The Fall of Freddie the Leaf ISBN 13 978-0-943432-89-2 36 pp., Pub. Date: 1982

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L’autore: Leo Buscaglia

Leo Buscaglia è nato a Los Angeles negli Stati Uniti da genitori italiani, nativi di Aosta.

Cresciuto bilingue, frequenta le scuole a Los Angeles e svolge il servizio militare nella marina americana durante la Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la guerra frequenta la University of Southern California dove consegue i diversi gradi accademici fino al dottorato in Pedagogia nel 1963.

Dopo le prime esperienze di insegnamento nelle scuole di Pasadena, dal 1965 al 1984 insegna al Department of Special Education presso la University of Southern California. Fu il primo ad istituire un corso universitario negli Stati Uniti incentrato sul tema dell’amore come elemento unificatore in diverse culture e religioni. Noto come “Il professore dell’Amore”, fu votato dai propri studenti come l’insegnante più popolare nell’anno 1969-70.

È stato autore di numerosi bestseller sull’educazione e sull’amore, tradotti in oltre 12 lingue.

Negli anni Ottanta le sue “lezioni sull’amore”, trasmesse dalla televisione pubblica, sono state una delle trasmissioni più seguite.

Nella sua carriera Buscaglia ricevette numerosi riconoscimenti, incluso il titolo di Cavaliere dal governo italiano nel 1988 e il Columbian Award insignitogli dai Federated Italo Americans of Southern California nel 1991.

Muore nel 1998 per un attacco cardiaco.

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