Vai e vivrai, di Radu Mihaileanu


VAI E VIVRAI
vai, vivi, diventa

Vai e vivrai

Vai e vivrai

 

Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me.

Esodo 19,4

 

“È così, non ho dimenticato nulla.
‘Va’, vivi e diventa…’ Le tue parole hanno nutrito il mio dolore e e le mie speranze. ‘Va’, vivi e diventa!’ Ho rispettato il tuo desiderio: non ho mai smesso di cercare di essere qualcuno, di vivere quell’insegnamento in ogni istante dell’esistenza, passo dopo passo, per te. Non so se ce l’ho fatta, mamma, ma sono diventato un uomo di questo mondo. Sono andato, ho vissuto. Che la grazia non ti abbandoni mai.
Ogni notte leggevo il tuo sguardo sulla pelle della luna, il tuo viso, la forma dei tuoi occhi.
Sono partito nella paura e nel dolore, ma ho vissuto. Sono qualcuno.”

 

” Perché nessun viso è uguale all’altro?
chiese un allievo a Rabbi Pinhas,
che prontamente rispose:
Perché l’uomo è fatto a immagine di Dio.
Ciascuno prende la divina forza vitale
da un luogo diverso,
e tutti insieme essi
sono l’uomo.
Per questo
i loro visi sono diversi.”

Martin Buber (“I racconti dei Chassidim”)


Video

Trailer

“Vai e Vivrai” trailer cinema from Valentina Grossi on Vimeo.


Scena della disputa in sinagoga. Discorso di Shlomo che commenta Gn 1.


CAST – CREDITI

Yoram Harrari Roschdy Zem
Yael Yael Abecassis
Shlomo bambino Moshe Agazai
Shlomo adulto Sirak M. Sabahat
Shlomo adolescente Moshe Abebe
Titolo originale: Va, vis et deviens
Regia: Radu Mihaileanu
Sceneggiatura: Radu Mihaileanu
Fotografia: Rémy Chevrin
Musiche: Armand Amar
Montaggio: Ludo Troch
Anno: 2005
Nazione: Francia / Brasile / Israele / Italia
Durata: 140′
Data uscita in Italia: 04 novembre 2005
Genere: drammatico
Produzione: Elzévir Films, Oï Oï Oï Productions


L’intervista al regista

Come è venuto a conoscenza della storia degli ebrei etiopi e perché ha scelto di raccontarla in un film?
Quando nel 1999 il mio film, ‘Train de vie’ ha aperto il festival di cinema ebraico di Los Angeles ho avuto la fortuna di essere seduto a tavola accanto ad un signore nero che mi ha detto di essere ebreo, etiope e israeliano. Avevo dei ricordi molto vaghi dell’operazione Mosé degli anni 1984-’85. Abbiamo passato tutta la notte insieme, mi ha raccontato la storia della sua comunità e la sua storia personale. Lui ha perso tutta la famiglia sulla strada tra l’Etiopia e il Sudan, era solo al mondo. Non ho mai pianto tanto come quella sera. Come mai la più grande avventura del ventesimo secolo non è conosciuta per nulla? Solo perché sono neri, poveri non possono raccontare la loro storia? Non sapevo ancora che avrei fatto un film ma sono rientrato a Parigi e ho letto tutto ciò che ho trovato sull’argomento e poi sono partito per Israele e lì ho deciso di girare un film che fosse un ponte tra gli Etiopi e la loro storia meravigliosa e il pubblico di tutto il mondo. Volevo rendere giustizia a questa grande epopea sconosciuta.

Ci sono state difficoltà a girare in Israele?
Devo dire di no anche se io me le aspettavo perché il film attacca gli estremisti religiosi. Pensavo per esempio che il giorno in cui avremmo girato la scena della grande manifestazione degli etiopi ebrei di fronte al rabbinato di Gerusalemme, un fatto storico accaduto in quel luogo, gli estremisti avrebbero tentato di interrompere le riprese e invece non è successo. Nessuno ha manifestato contro il film nonostante il tema sia molto delicato.

Il pubblico italiano ha lasciato Shlomo, il protagonista di ‘Train de vie’ nel campo di concentramento e ora ritrova nel tuo film un altro Shlomo. Cosa hanno in comune?
Un giornalista mi aveva fatto una domanda all’epoca di “Train de vie”. Secondo lei Shlomo è sopravvissuto o è morto perché il film finiva nel mezzo della guerra in un campo di concentramento. Prima non ci avevo mai pensato perché per me era vivo, se non lo dimentichiamo lui vivrà – gli ho detto. Non ne ero soddisfatto e allora quando ho scritto questo film ho capito di avere l’occasione di far uscire Shlomo dal campo. Anche se è di un altro colore e di un’altra religione per me Shlomo di “Train de vie” non è che un figlio del nostro tempo, un figlio intelligente, sfortunato. E’ lo stesso Shlomo, ha gli stessi occhi, lo stesso desiderio di sopravvivere, di combattere.

Chiara Ugolini (24-10-2005)


Approfondimenti


Radu Mihaileanu e Moni Ovadia presentano “Vai e vivrai”


Domande per la discussione e la riflessione:

  1. Etiopia, Sudan, Israele sono i Paesi “presentati” dal film; localizza tali stati sull’atlante geografico.
  2. Le scene iniziali e finali si svolgono in Sudan; cerca alcune informazioni sulla situazione che sta vivendo questo paese.
  3. Che tipo di accoglienza ricevono gli Ebrei etiopi una volta giunti in Israele? Vengono accettati, percepiti con diffidenza, paura? Perché?
  4. Shlomo, protagonista del film, è costretto dalla madre a mentire sulla sua identità e sulla sua fede; quali conseguenze comporta questa scelta per il protagonista?
  5. In una delle sequenze chiave del film, Yael, la madre adottiva di Shlomo, gli lecca il viso in segno d’amore davanti agli occhi di molta gente. Che significato ha questa scena?
  6. Shlomo segue un percorso di istruzione religiosa ebraica. Quali elementi di questa religione hai notato nel film? Presentali brevemente.
  7. Come viene vista la “diversità” (culturale, aspetto fisico, religiosa…) dai diversi personaggi principali del film? Qual è in particolare l’atteggiamento di Sarah e di Singer suo padre?
  8. Qual è il sogno segreto di Shlomo? Riuscirà a realizzarlo?
  9. Per Shlomo spesso il contatto con la realtà e con il suo passato si stabilisce attraverso sensazioni forti e dirette, legate al senso del tatto. Spiega il perché di una simile affermazione, facendo riferimento alle scene del film.
  10. Nelle scene finali si vede Shlomo impegnato per l’ONG “Medici senza frontiere”, ricerca brevemente alcune informazioni su tale organizzazione.
  11. L’inizio del film presenta un versetto della Bibbia Es 19,4. Trascrivilo sul tuo quaderno e commentalo alla luce del film.
  12. Il film si suddivide in macrosequenze: “vai, vivi  e divieni”. Come si articolano nel film? Quali cambiamenti mettono in mostra riguardo al modo di vivere e di comportarsi di Shlomo?
  13. Uno dei temi portanti è quello della ricerca della madre. Il regista afferma che Shlomo è stato fortunato in quanto ha avuto l’opportunità di avere ben quattro madri. Che ruolo ricoprono nelle scelte del protagonista?
  14. Descrivete come cambiano la luce e la gamma dei colori nel corso delle vicende che Shlomo si trova ad affrontare e dei luoghi in cui è costretto a vivere
  15. Quale scena del film ti ha colpito maggiormente e perché? (Esponi la tua scelta in modo chiaro e articolato con argomentazioni valide ed efficaci)

 In che cosa consiste l’operazione “Mosè”?

Dimenticati la giù sulla loro montagna vicino Gonda fin dalla notte dei tempi gli ebrei etiopi i falasha sognavano di ritornare a Gerusalemme terra santa. 1984 grazie ad Israele e agli Stati Uniti una vasta operazione durata da novembre a gennaio 1985 i falasha vengono rimpatriati il loro statuto di discendenti del re Salomone e la regina di Saba (alcuni riferimenti biblici: 1 Re 10, 1-13; 2 Cronache 9, 1-12) a lungo oggetto di controversie alla fine è stato loro riconosciuto. L’operazione segreta organizzata dal mossad (i servizi segreti israeliani) i falasha lasciano l’Etiopia all’insaputa del regime filo-sovietico di Haile Mariam Menghistu che vietava loro di emigrare e si recano a piedi dalla loro montagna fino al Sudan paese musulmano dove vige la Shari’a la giù devono nascondere la loro identità ebraica pena la morte.
Nel Sudan degli aerei li attendono per trasportarli in Israele; sulla strada centinaia di persone muoiono per malattie, fame, sfinimento, altri vengono uccisi dai briganti. Negli anni 80 si trovano insieme in questi immensi campi sudanesi migliaia di africani di 26 paesi diversi colpiti dalla siccità e dalla fame cristiani, musulmani e ebrei clandestini. Durante il primo ponte aereo l’operazione segreta chiamata “Operazione Mosè” 8.000 ebrei etiopi sono stati salvati 4.000 hanno trovato la morte tra Etiopia e Sudan assassinati, torturati, molti bambini sono arrivati in terra santa soli o orfani.


Fotografie

 

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