The mission – scrittura creativa


The mission, scrittura creativa, si tratta di un’attività svolta con gli alunni/e delle classi seconde della secondaria di primo grado all’interno di un percorso riguardante il processo di inculturazione del Vangelo. La scena del film The mission scelta ben si presta a far comprendere sia il processo di inculturazione, in questo caso impersonato dai gesuiti nelle reducciones, sia l’atteggiamento di “eurocentrismo” e sfruttamento da parte degli spagnoli e portoghesi.

Dopo una discussione con il gruppo classe volta a cogliere gli aspetti più importanti che la scena mostra, e dopo aver individuato insieme i personaggi e i loro punti di vista, ho chiesto loro di narrare la scena del film The mission vista in classe immedesimandosi in uno dei personaggi, “entrare” nella scena da diverse focalizzazioni.


 I personaggi


Bartolomé de Las Casas (Siviglia, 1484 – Madrid, 17 luglio 1566) è stato un vescovo cattolico spagnolo, impegnato nella difesa dei nativi americani.

Bartolomé de Las Casas (Siviglia, 1484 – Madrid, 17 luglio 1566) è stato un vescovo cattolico spagnolo, impegnato nella difesa dei nativi americani.

Bartolomé de Las Casas

Nel testo di questo vescovo notiamo quale poteva essere la situazione dei nativi americani, delle popolazioni indigene sottomesse ai colonizzatori-conquistatori europei. Possiamo vedere le sue posizioni interpretate dai padri gesuiti del fillm.

Da Istoria o Brevissima relatione della distruttione dell’Indie Occidentali conforme al suo vero originale spagnuolo già stampato in Siviglia di Bartolomeo dalle Case, o Casaus tradotta in italiano dall. eccell. sig. Giacomo Castellani già sotto nome di Francesco Bersabita:

«..Nell’Isola Spagnuola; la qual fu la prima, come dicessimo, dove entrarono Christiani, dando principio alle immense stragi, e distruttioni di queste genti; e la quale primamente distrussero, e disertarono; cominciando li Christiani à levar le mogli; & e i figliuoli à gli Indiani per servirsene, & usar male di essi; & à mangiar le sostanze de i sudori, e delle fatiche loro; non contendandosi di quello, che gli Indiani davano loro spontaneamente, conforme alla facoltà, che ciascuno haveva, la quale è sempre poca; perché non sogliono tenere più di quello, che serve al bisogno loro ordinario, & che accumulano con poca fatica; & quello, che basta à tre case, di dieci persone l’una, per un mese, un Christiano se lo mangia, e lo distrugge in un giorno; & ad usare molti altri sforzi, violenze, e vessationi; cominciarono gl’Indiani ad accorgersi, che quegli huomini non doveano esser venuti dal Cielo.»


Juan Ginés de Sepúlveda

Juan Gines de Sepùlveda (Cordova, 1490 – Cordova, 1573) è stato uno scrittore spagnolo.  Umanista, sostenne l'inferiorità degli indios e la necessità della conquista per portare l'evangelizzazione nelle Americhe.

Juan Gines de Sepùlveda (Cordova, 1490 – Cordova, 1573) è stato uno scrittore spagnolo. Umanista, sostenne l’inferiorità degli indios e la necessità della conquista per portare l’evangelizzazione nelle Americhe.

Non uomini ma “omuncoli”

L’umanista spagnolo Sepúlveda (1490-1573) propone in questo testo alcune tesi volte a definire glia ltri popoli non europei come inferiori, tesi che avvaloravano il comportamento e le crudeltà dei colonizzatori.

Le sue tesi sono espersse sinteticamente da Don Cabeza, il governatore spagnolo, nella scena del film analizzata.

Confronta ora le doti di prudenza, ingegno, magnanimità, temperanza, umanità, religione di questi uomini [gli spagnoli] con quelle di quegli omuncoli, nei quali a stento potrai riscontrare qualche traccia di umanità, e che non solo sono totalmente privi di cultura, ma non conoscono l’uso delle lettere, non conservano alcun documento sulla loro storia […] E se, a proposito delle loro virtù, vuoi sapere della loro temperanza e mansuetudine, che cosa potresti aspettarti da uomini abbandonati ad ogni genere di intemperanza e nefanda libidine, molti dei quali si nutrivano di carne umana? Non credere che prima della venuta dei cristiani vivessero in ozio, nello stato di pace dell’età di Saturno cantata dai poeti, ché al contrario si facevano guerra quasi in continuazione, con tanta rabbia da non considerarsi vittoriosi se non riuscivano a saziare con le carni dei loro nemici la loro fame portentosa; crudeltà che in loro è tanto più straordinaria quanto più distano dalla invincibile fierezza degli Sciiti anch’essi mangiatori di corpi umani: infatti sono così ignavi e timidi che a mala pena possono sopportare la presenza ostile dei nostri, e spesso sono dispersi a migliaia e fuggono come donnette, sbaragliati da un numero così esiguo di spagnoli che non arriva neppure al centinaio. […] Così Cortés, all’inizio, per molti giorni tenne oppressa e terrorizzata, con l’aiuto di un piccolo numero di spagnoli e di pochi indigeni, una immensa moltitudine, che dava l’impressione di mancare non soltanto di abilità e prudenza, ma anche di senso comune. Non sarebbe stato possibile esibire una prova più decisiva o convincente per dimostrare che alcuni uomini sono superiori ad altri per ingegno, abilità, fortezza d’animo e virtù, e che i secondi sono servi per natura. Il fatto poi che alcuni di loro sembrino avere dell’ingegno, per via di certe opere di costruzione, non è prova di una più umana perizia, dal momento che vediamo certi animaletti, come le api e i ragni, costruire opere che nessuna attività umana saprebbe imitare. Per quanto concerne la vita sociale degli abitanti della Nuova Spagna e della provincia di Messico, già si è detto che sono considerati i più civili di tutti, e loro stessi vantano delle loro istituzioni pubbliche, quasi fosse non piccola prova della loro industria e civiltà il fatto di avere città edificate razionalmente e re nominati non secondo un diritto ereditario e basato sull’età, ma per suffragio [voto] popolare, e di esercitare il commercio come i popoli civilizzati. Pensa quanto si sbagliano costoro, e quanto la mia opinione dista dalla loro: giacché secondo me la maggior prova della loro rozzezza, barbarie e innata servitù è costituita proprio dalle loro istituzioni pubbliche, che sono per la maggior parte servili e barbare. Infatti che abbiano case e alcuni modi razionali vita in comune e i commerci ai quali induce la necessità naturale, che cosa altro prova, se non che costoro non sono orsi o scimmie del tutto prive di ragione?
Ho parlato del carattere e dei costumi di questi barbari; che dire ora dell’empia religione e nefandi sacrifici di tale gente, che venerando il demonio come Dio, non trova di meglio per placarlo che offrirgli in sacrificio cuori umani? Questa sarebbe una cosa buona, se per “cuori” si intendessero le anime immacolate e pie degli uomini; ma loro riferivano questa cessione non allo spirito che vivifica (per usare le parole di san Paolo) ma alla lettera che uccide, e ne davano una interpretazione stolta e barbara, pensando che si dovessero sacrificare vittime umane: e aprendo i petti degli uomini ne strappavano i cuori e li offrivano sulle are nefande, credendo così di aver fatto un sacrificio secondo il modo stabilito e di aver placato gli dei. Essi stessi poi si cibavano delle carni degli uomini immolati. Questi crimini, che superano ogni umana perversità, sono considerati dai filosofi tra le più feroci e abominevoli scelleratezze. E quanto al fatto che alcune di quelle popolazioni, secondo quanto si dice, manchino completamente di ogni religione e di ogni conoscenza di che altro è questo se non negare l’esistenza di Dio e vivere come le bestie? Non vedo cosa si potrebbe escogitare di più grave, di più turpe, di più alieno alla natura umana. Il genere di idolatria più vergognoso è quello di quanti venerano come dio il ventre e le parti più turpi del corpo, considerano religione e virtù i piaceri carnali, e come porci tengono sempre lo sguardo fisso a terra, quali non avessero mai visto il cielo. A costoro soprattutto si applica quel detto di san Paolo: la loro fine è la perdizione, il loro dio il ventre, giacché attribuiscono valore alle cose terrene. Stando così le cose, come potremmo porre in dubbio l’affermazione che questa gente così incolta, così barbara, contaminata da così nefandi sacrifici ed empie credenze, è stata conquistata da un re eccellente, pio e giusto quale fu Ferdinando [Ferdinando II “Il Cattolico” (1452 – 1516) re di Aragona, Sicilia, Sardegna e Napoli] ed è attualmente imperatore Carlo [Carlo V (1500-1558) re di Spagna (1516-1556) e imperatore del Sacro Romano Impero (1519 – 1556)], e da una nazione eccellente in ogni genere di virtù, con il maggior diritto e il miglior beneficio per gli stessi barbari? Prima della venuta dei cristiani avevano il carattere, i costumi, la religione e i nefandi sacrifici che abbiamo descritto; ora, dopo aver ricevuto col nostro dominio le nostre lettere, le nostre leggi e la nostra morale ed essersi impregnati della religione cristiana, coloro – e sono molti – che si sono mostrati docili ai maestri e ai sacerdoti che abbiamo loro procurato, si discostano tanto dalla loro prima condizione quanto i civilizzati dai barbari, i dotati di vista dai ciechi, i mansueti dagli aggressivi, i pii dagli empi e, per dirla con una sola espressione, quasi quanto gli uomini dalle bestie.

da J. G. de Sepúlveda, Democrates alter, sive de justis belli causis apud indos, in La scoperta dei selvaggi, Principato, Milano 1971, pp. 259-260.


Alcuni testi elaborati dagli alunn*

 

The MIssion

Bambino guaranì che canta l’Ave Maria

Oggi io e il mio gruppo di amici del villaggio siamo andati ad una specie di dibattito.
Non capisco molto bene perché mi hanno portato lì, ma credo sia perchè vogliono capire se sono un animale oppure una persona con sentimenti ed emozioni come loro.
Mi hanno fatto cantare li davanti a tutti senza darmi una motivazione.
Sinceramente ero intimidito dai loro sguardi e dai commenti sottovoce, nonostante tutto ho continuato a cantare fino alla fine.
Dopo gli uomini hanno iniziato a litigare, non capivo molto bene cosa stavano dicendo però percipivo un’intesa molto forte.
Ad un certo punto è venuto il governatore spagnolo e prendendomi per un braccio mi strattonò a terra facendomi male.
Poi… delle urla.
Arrivò il Gesuità Padre Gabriel che mi diede una mano, dopo una lunga discussione si ritirarono a parlare.
Io nel frattempo ero fuori, e sinceramente non so cosa pensare, mi sento un pò confuso e intimorito.
Nonostante spero vada tutto bene.

Amanda R., classe 2H, a.s. 2013-2014


The MIssionMi chiesero di cantare per dimostrare che non ero un animale.. ero imbarazzato ma dovevo farcela. Quando finii il brano ci fu un minuto di silenzio, tutti mi stavano fissando ed io fissavo loro, poi fissai la mia gente, qualcuno parlò; quell’uomo vestito in un modo strano tutto in rosso parlava, non capivo la sua strana lingua ma sapevo che ci stava criticando e minacciando, di questo ero sicura per il fatto che quella gente non ci aveva mai considerati pacifici e tantomeno di fare qualcosa di buono o di giusto. Quell’uomo tutto vestito di rosso ascoltò altre parole dure dette da un altro uomo dalla pelle pallida che era seguito da una vera e propria folla di uomini e donne tutti vestiti con abiti lunghi e bianchi come la loro pelle; ogni tanto ridevano per qualcosa, forse di me o della mia famiglia. D’un tratto un uomo mi si avvicinò per proteggermi dalle brutte urla che la gente aveva iniziato ad emettere proprio contro di me, e dopo avermi accarezzato e confortato con uno sguardo, andò ad indicare un disegno su di un foglio. La gente allora prese a litigare animatamente, addirittura qualcuno prese e gettò via il copricapo, andandosene furente. Io allora mi ricongiunsi alla mia famiglia, e nonostante tutto, ripresi a giocare con il mio amico sentendomi molto strano perché non avevo capito nulla di quanto accaduto.

Margherita C., classe 2E, a.s. 2013-2014


The MIssionEro bello e tranquillo nella mia terra e ad un tratto mi vennero a prendere dei missionari “europei” per aiutarmi, probabilmente perché sono molto povero. Loro mi volevano bene e mi difendevano dalle persone che mi giudicano male dicendo che sono un animale! Un giorno però mi vennero a prendere e mi portarono qui dove sono adesso: in un tribunale; mi dissero che avrei dovuto cantare per dimostrare agli uomini che hanno un brutto giudizio su di me che non sono un “animale” ma che sono un essere umano come tutti loro. Spero che capiscano quello che veramente sono! Ho appena finito di cantare… mi sento giudicato e osservato da tutti. Un uomo sta venendo verso di me, mi ha appena preso e mi ha fatto mettere a quattro zampe… mi sento sottomesso. Da quello che riesco a capire della loro lingua, mi sta accusando di essere un “animale”, come al solito! Ha criticato il mio modo di cantare e ha detto che anche un pappagallo sarebbe capace di cantare come me! Finalmente adesso è intervenuto Padre Mendoza, uno di quei missionari che mi hanno portato qui.  Padre Gabriel sta ora discutendo con quello che mi accusava dandogli del falso perché in realtà è uno di quelle persone che vende quelli come me per far loro degli schiavi… il governatore spagnolo interviene per contrastare Padre Mendoza che a sua volta risponde; il governatore spagnolo, arrabbiato, toglie il parrucchino e se ne va!

Matilde S., classe 2E, a.s. 2013-2014


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