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Intervista
a Carmela Covato
Crede che esistano tendenze innate proprie dell'identità femminile ? Non esistono a mio avviso tendenze innate, credo che esistano invece degli apparati simbolici che utilizziamo per interpretare la realtà e che sono legati al nostro genere di appartenenza. Ognuno di noi fin da piccolissimo introietta simboli o archetipi che alimentano il nostro vissuto più profondo, che è comunque un prodotto della cultura. Escluderei dunque che l'identità sia data quale prodotto biologico/genetico. Le bambine e le ragazze oggi
sembrano
avere più successo per
quanto riguarda le mete scolastiche. Sono in misura maggiore le ragazze
a terminare
l'Università, eppure continuano a privilegiare studi umanistici o
comunque staccati da
fini utilitaristici, ha idea del perché questo accada? Vi è un lavoro pubblicato dalla Provincia di Roma, Alice '90 la cui lettura risulta molto interessante poiché affronta, basandosi sui dati emersi dalle ricerche, proprio l'argomento della scolarizzazione delle bambine e delle ragazze in rapporto alle pari opportunità. Il tema è inoltre trattato, fornendone più chiavi d'interpretazione, e diverse prospettive d'indagine e molte riflessioni dal volume curato da Simonetta Ulivieri intitolato Educare al femminile, pubblicato dalla Nuova Italia; questo lavoro, infatti, non si ferma a rilevare il dato, pure positivo, di una presenza ormai di massa delle ragazze nella scuola (almeno per quanto riguarda i paesi tecnologicamente avanzati), ma procede nella lettura del fenomeno, ipotizzando che il maggior successo scolastico da parte delle ragazze sia in parte dovuto al maggior bisogno di riconoscimento sociale. Questo è il risvolto più ambiguo di un dato in generale positivo. Altri studi provocatori ipotizzano che siano i maschi ad avere minor successo e non piuttosto il contrario, fenomeno che sarebbe causato dal fatto che ai ragazzi è venuto a mancare il modello di riferimento e cioè la possibilità di identificarsi con il professore, maschio e adulto. Il fenomeno della femminilizzazione della scuola pare aver contribuito alla crisi dell'identità maschile. Inoltre bisogna aggiungere che il fatto che una ragazza abbia successo a scuola non necessariamente ci deve portare a pensare che sia il segno di una identità sana, critica ed autonoma.
La guerra che si è intrapresa per evitare l'uso di termini maschili per indicare la presenza e/o i ruoli delle donne, trova che sia testimonianza del fatto che si è persa la battaglia circa i contenuti? Io personalmente reputo positivo il fatto che la questione affiori nel senso comune anche se in modo superficiale; questione che un tempo non emergeva in nessuna discussione se non in ambiti accademici, nei luoghi di dibattito politico e/o di battaglie ideologiche. Sarebbe interessante che gli insegnanti lavorassero in tal senso con i ragazzi, per esempio impostando un lavoro di ricerca volta a rintracciare i termini ambigui e sessisti usati nei testi adottati, così da rendere esplicita la loro genesi e i loro effetti nel determinare opinioni e atteggiamenti discriminatori. Tutto il sapere e soprattutto la storia non ci dice niente di ciò che accadeva alla gente comune. Questa selezione degli eventi storici è frutto di una distorsione mentale perché privilegia gli avvenimenti eccezionali, i domini, la storia politico-militare, ecc..., dimentica la storia delle donne: contadine, operaie, madri; la storia dei bambini/e, il ruolo sociale degli anziani, la struttura della famiglia, l'aspetto dunque più specificatamente antropologico della storia. Cosa consiglierebbe ad un insegnante che volesse rivisitare i contenuti e i programmi nel senso suddetto? Gli insegnanti stessi potrebbero elaborare dei testi scolastici, utilizzando il metodo delle unità didattiche. Le Unità didattiche consentono un rinnovamento delle concezioni che stanno alla base delle discipline insegnate. Un approccio di studio che osservi e tratti gli uomini e le donne nella loro specificità e non come esseri universali e astratti. E' necessario destrutturare i modelli culturali di riferimento del sapere, lavorando così per una costruzione di valori volti a migliore la qualità della vita sia degli uomini che delle donne.
Saprebbe indicarci alcuni testi da suggerire agli insegnanti per avviare un lavoro del genere? Vi è un insieme di volumi sulla
storia
delle donne, edito da
Laterza, a cura di Duby-Perrot, che considerano un periodo che va
dall'antichità ad oggi. Saprebbe consigliarmi un testo utile agli insegnanti e ai ragazzi delle scuole superiori per lavorare in tal senso? Le metodologie naturalmente cambiano ma il lavoro per dotarsi degli strumenti necessari da parte degli insegnanti non dipende dal grado della scuola. Credo interessante che gli insegnanti, specie nelle scuole superiori, affrontino eventi pubblici e/o privati, fatti di cronaca, leggi e quant'altro risulti utile per affrontare l'argomento, facendoli rientrare come un discorso il più possibile articolato e globale, in modo sistematico e programmatico nei contenuti didattici, proponendo tagli diversi e specifici: antropologico, storico, scientifico, psicologico, sociologico ecc. E' necessario perseguire sempre lo stesso obiettivo culturale ed educativo e cioè destrutturare i modelli preesistenti e tentare una rilettura critica di valori e percorsi, aprendo così possibilità e dando un ampio respiro culturale ai contenuti finalizzandoli alla riflessione, all'analisi critica e alla lettura autonoma e critica dei fatti che concernono il loro stesso vissuto.
Qual è l'atteggiamento da evitare e quello invece da incrementare volendo lavorare per tutelare il diritto alla differenza e alle pari opportunità a suo avviso? E' necessario che gli insegnanti s'impegnino concretamente a far affiorare le aspettative e i desideri dei bambini e delle bambine. Rendere evidente come e perché ricalchino i modelli tradizionali e strutturare il lavoro di classe in modo da impedire che si perpetuino tali modelli. E' importante dunque dare voce all'individuo nella sua interezza e particolarità, senza assumerlo nel ruolo e nella parte che gli è toccato di recitare. E' necessario evitare posizioni radicali di separazione, laddove la separazione potrebbe essere necessaria deve seguire sempre un lavoro ed un percorso che favorisca la relazionalità e la capacità di cooperare in ogni progetto comune. Non escludere mai da un programma di tal genere un lavoro parallelo sull'identità maschile che coinvolga anche le bambine. Sarebbe inoltre interessante, nell'ambito dell'orientamento scolastico che gli insegnanti sia con i/le ragazzi/e che con i genitori, lavorassero per scardinare i confini delle aspettative di ruolo che entrambi e non di rado anche gli insegnanti tendono profeticamente a riproporre. |