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2004

GENNAIO | FEBBRAIO | MARZO | APRILE | MAGGIO | GIUGNO
LUGLIO | AGOSTO | SETTEMBRE | OTTOBRE | NOVEMBRE | DICEMBRE

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GENNAIO

L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé".

Dietrich Bonhoeffer

 

     
 

 

 

Un re, un giorno, rese visita al grande mistico sufi Farid. Si inchinò davanti a lui e gli offrì in dono un paio di forbici di paia bellezza, tempestate di diamanti. Farid prese le forbici tra le mani, le ammirò e le restituì al suo visitatore dicendo: "Grazie sire, per questo dono prezioso, ma io non ne faccio uso. Mi dia piuttosto un ago!". "Non capisco" disse il re. "Se voi avete bisogno di un ago, vi saranno utili anche le forbici". "No", spiegò Farid. "Le forbici tagliano e separano. Io non voglio servirmene. Un ago, al contrario, cuce e unisce ciò che era diviso. Il mio insegnamento è fondato sull'amore, l'unione, la comunione. Mi occorre un ago per restaurare l'unità e non le forbici per tagliare e dividere".

da Jean Vernette, "Parabole d'Oriente e d'Occidente"

 

 
     
 

 

Le persone eccezionali manifestano la propria vocazione nel modo più lampante e forse da questo dipende il fascino che esse esercitano. Forse, anzi, sono eccezionali perché la loro vocazione traspare con tanta chiarezza e perché esse vi aderiscono con tanta fedeltà.

James Hillman

 

 
     
 

 

La bellezza arresta il moto, dice Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae.
La bellezza è in se stessa una cura per il malessere della psiche (James Hillman)

 

 
     
 

 

la cura della nostra anima, ha scritto Thomas More, può in se stessa aiutare a far fiorire l'anima dei nostri figli.

 

 
     
 

 

FEBBRAIO

Noi siamo fenomeni offerti alla vista. "Essere" è in primo luogo essere visibili. Il lasciarci passivamente vedere apre una possibilità di benedizione. Perciò noi cerchiamo amanti e mentori e amici, affinché possiamo essere visti, ed essere benedetti.

James Hillman

 

 
     
 

 

Profeti del tempo.
Come le nuvole ci rivelano in che direzione soffiano i venti in alto sopra di noi, così gli spiriti più leggeri e più liberi preannunciano con le loro tendenze il tempo che farà.

Friederich Nietzsche

 

 
     
 

 

Le utopie non sono spesso altro che verità premature

Alphonse de Lamartine

 

 
     
 

 

MARZO

 

Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo.
Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare

Michel Foucault

 

 
     
 

 

Detesta i tiranni, ribellati allo stupido e al folle,
sii paziente e indulgente verso la gente.

Walt Whitman

 

 
     
 

 

19 marzo 2004

Da oggi collaborerà alla realizzazione di questa rubrica
Elvira Di Mascia alla quale va fin d'ora il più gradito e
sincero grazie.




LA CHITARRA


Incomincia il pianto
della chitarra.
Si rompono le coppe
dell'alba.
Incomincia il pianto
della chitarra.
È inutile
farla tacere.
È impossibile
farla tacere.
Piange monotona
come piange l'acqua,
come piange il vento
sulla neve.
È impossibile
farla tacere.
Piange per cose
lontane.
Arena del caldo meridione
che chiede camelie bianche.
Piange freccia senza bersaglio
la sera senza domani
e il primo uccello morto
sul ramo.
Oh, chitarra,
cuore trafitto
da cinque spade!

Garcia Lorca

 

 
     
 

 

26 Marzo 2004

Questa settimana proponiamo una poesia dedicata alla primavera scritta da Durim, un bambino Kossovaro, per non dimenticare, oltre la stagione appena iniziata, quello che accade in quel martoriato paese.

Primavera in Kossovo


In primavera, nella mia terra,
gli alberi si riempiono di fiori bianchi
che ingioiellano i rami come neve.
Amo salire sui rami
e raccogliere quei fiori profumati;
amo immergermi nell'acqua
e fare un bagno tra i petali raccolti.
Oggi, se chiudo gli occhi,
ricordo quei momenti
in cui mi rilassavo tra i fiori
e mi sembra di stare in paradiso:
nella mia terra in Kossovo.

Durim
(classe 2^ B Scuola Media G.D. Petteni- Bergamo)

 

 
     
 

 

APRILE

2 aprile 2004

Questa settimana la rubrica @ndando oltre pubblica un testo di Francesco Guccini, noto cantautore italiano, per ricordare tutti i luoghi della storia in cui il fragore dei carri armati e delle armi ha profanato il prodigio della “primavera” incipiente.


PRIMAVERA DI PRAGA

Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita
come ogni giorno la notte arrivava
frasi consuete sui muri di Praga

Ma poi la piazza fermò la sua vita
ed ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce

Son come falchi quei carri appostati
e corron parole sui visi arrossati
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga

Quando la piazza fermò la sua vita
sudava sangue la folla ferita
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo

Quando ciascuno ebbe tinta la mano
quando quel fumo si sparse lontano
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all'orizzonte del cielo di Praga

Dimmi, chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l'odio fra denti
Dimmi, chi sono quegli uomini stanchi
di chinare la testa e di tirare avanti

Dimmi chi era che il corpo portava
la città intera che lo accompagnava
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga

Dimmi chi era che il corpo portava
la città intera che lo accompagnava
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga
una speranza nel cielo di Praga
una speranza nel cielo di Praga

Francesco Guccini, Due anni dopo, 1970

 

 
     
 

 

9 aprile 2004

... ricordando tutti i "crocifissi" della terra

Nella settimana che prelude la Pasqua, la rubrica @ndando oltre propone un'appassionata, cionondimeno lucida, poesia di Ernesto Che Guevara, eroe storico del movimento d'indipendenza latino-americano. Il "Che" sovverte i termini classici della relazione Dio-Uomo: non soltanto Dio può assimilarsi all'Uomo, "Uomo dei dolori che ben conosce il patire" (Is 53) - , ma è l'Uomo stesso, conscio di una medesima (umana e divina) possibilità esperienziale, che può riconoscersi in Dio, può percepirsi un Dio scevro da mistificazioni, recepito nel suo vero, angosciato dolore.


Deposizione
Scena tratta dal film "La Ricotta" di Per Paolo Pasolini

Cristo, ti amo:
Non perché sei sceso da una
Stella, ma perché mi hai
Rivelato che l’uomo ha
Sangue, lacrime, angosce
Chiavi per aprire le porte
Chiuse della luce.
Si, tu mi hai insegnato
Che l’uomo e’ Dio,
Un povero Dio,
Crocifisso come te

Ernesto Che Guevara
(dal “Diario di Bolivia”)


Per ascoltare
La Passione secondo Matteo
di Bach fai click sul tasto Play



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16 aprile 2004

Proponiamo l'incipit della lettera inviata all'ONU nel 1954 da Roul Follerau dove provocatoriamente si ritrae un Cristo che ancora cammina sulle strade degli uomini per incontrarli e lasciarsi accogliere...(Mt 25,31-46)

SE CRISTO DOMANI BUSSERA` ALLA TUA PORTA...
lo riconoscerai?

 

Se Cristo domani busserà alla vostra porta, lo riconoscerete?

Sarà, come una volta, un uomo povero, certamente un uomo solo...

Avrà l'aspetto abbattuto, spossato, annientato com'è perché deve portare tutte le pene della terra...

Evvia, non si dà lavoro a un uomo così prostrato. E poi se gli si chiede: "cosa sai fare?" non può rispondere: tutto.

"Donde vieni?" Non può rispondere: da ogni dove. Cosa pretendi di guadagnare? Non può rispondere: voi.

Allora se ne andrà, più abbattuto, più annientato, con la Pace nelle sue mani nude...

Raoul Follerau

 

 
     
 

 

23 aprile 2004

Ancora oggi il fenomemo immigratorio continua ad oscillare pericolosamente tra assimilazione e segregazione, lungi da un'efficace integrazione.... su questa tema già Ungaretti ricordava l'amico Moammed Sceab.

In memoria

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perchè non aveva più
Patria

Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

[...]

Guseppe Ungaretti, L'allegria

 

 
     
 

 

30 aprile 2004

Perchè ogni oppressione tirannica abbia la sua Resistenza, perchè ogni corda ammutita dall'angoscia torni a risuonare il proprio canto di libertà...


Fotogramma tratto dal Film di Rossellini "Roma città aperta", in primo piano particolare di un dipinto di E. Baschenis - Fotocomposizione grafica Antonio Ariberti

 

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo, Giorno dopo giorno, 1947

Cfr. Salmo 137


Per la canzone "Fischia il vento" fai click sul tasto Play


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MAGGIO

7 maggio 2004

Con "La madre" di Ungaretti ci riappropriamo di un'immagine materna vera e profonda, così distante dai bagliori artefatti esibiti dalle vetrine commerciali.....

Valeria e Ilaria

La madre
1930

E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

Giuseppe Ungaretti, Da "Sentimento del Tempo", 1933

 

 
     
 

 

14 maggio 2004

Sono molteplici gli interrogativi che Pasolini pone coraggiosamente nella poesia "Il PCI ai giovani", scritta in occasione degli scontri che aprirono la "calda" stagione primaverile del 1968.
Ci chiediamo, ad esempio, se in una società (sedicente) democratica sia davvero possibile emanciparsi da una condizione di subalternità socio-culturale o se, molto più realisticamente, tale povertà socio-culturale generi inevitabilmente asservimento ideologico e intellettuale, incapace di riscatto.

 

Il Pci ai giovani!!


È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

Pier Paolo Pasolini
(Empirismo eretico
)

 

 
     
 

 

21 maggio 2004

La gioia più pura che si prova per un essere amato è constatare che esso rende felici anche altre persone.

Goethe, Massime, ed. Tascabili Economici Newton, p.62


 
     
 

 

28 maggio 2004


In questa settimana ci soffermiamo su "Uomo del mio tempo" di Quasimodo: dalla ferocia istintuale dei primordi all'odierna efferatezza lucidamente predisposta... ne abbiamo fatta di strada uomo del terzo millennio?

 

Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
Uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
Con le ali maligne, le meridiane di morte,
- T'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
Alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
Con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
Senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
Come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
Gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi." E quell'eco fredda, tenace,
È giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
Le loro tombe affondano nella cenere,
Gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo (1901-1968)

 

 
     
 

 

GIUGNO

4 giugno 2004

Al termine dell'anno scolastico proponiamo una riflessione di don Lorenzo Milani

Don Milani e la scuola di Barbiana

Nati diversi?

Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete
che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri.
Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. È più facile che i
dispettosi siate voi...."

Don Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, p. 60.


 
     
 

 

11 giugno 2004

In occasione dell'impegno elettorale, nel frastuono di una "politica grancassa" proponiamo una sollecitazione del Card. Martini per un recupero della dimensione etica.

 

Totò in una scena memorabile del film "Gli onorevoli"

 

“Si dà risposta vera ai problemi compromettendosi,
coinvolgendo se stessi e gli altri soggetti cointeressati
nella decisione da prendere.
C’è dunque bisogno di un salto di qualità: dal prendere
decisioni, al decidersi.”

(C.M. Martini)

 

 
     
 

 

18 giugno 2004

Questa settimana, @ndando oltre commenta, con un lacerto di Franco Fortini, la repressione armata dei giovani intellettuali di Piazza Tien An Men nel giugno del 1989: ancora una volta la società "civile" si piega connivente alla logica del potere e ai suoi interessi economici!

Giugno 1989 - Piazza Tien An Men

Per ognuno di noi che acconsente
vive un ragazzo triste che ancora non sa
quanto odierà di esistere.

Tratta da "Complicità" di Franco Fortini
Intervista a Franco Fortini

 

 
     
 

25 giugno 2004

In occasione dei ballottaggi vogliamo porre nuovamente l'attenzione sulla politica e sulla gestione del "bene comune" presentando le "beatitudini del potere" scritte dal teologo brasiliano Frei Betto.

LE BEATITUDINI DEL POTERE

Beati coloro che governano perché tutti abbiano pane, pace e gioia, e tramutino le antiche strutture nella moltiplicazione dell’abbondanza.

Beati coloro che governano con il cuore, liberi da machiavelliche e macabre intenzioni, servitori pubblici di aneliti, diritti e utopie.

Beati coloro che governano con l’arte di saper ascoltare e firmano decreti e decisioni senza tingere i fogli di sangue.

Beati coloro che governano cospirando a favore della maggioranza, sottraendo ai potenti privilegi e onori.

Beati coloro che governano per il bene comune, indifferenti alla propria immagine e felici per l’ira dei nemici del popolo.

Beati coloro che governano in équipe e fanno della politica un grande mutirão (lavoro collettivo, ndt) democratico.

Beati coloro che governano lasciandosi governare dalla popolazione, incrollabili di fronte alle pressioni degli oligopòli e delle corporazioni del profitto.

Beati coloro che governano a favore della vita, impedendo violenze e riducendo disuguaglianze.

Beati coloro che governano impregnati di principi evangelici, bocca e azioni in un unico bacio.

Beati coloro che governano a vantaggio dei diritti umani, spogliati della logica perversa che porta il denaro pubblico in una cassa il cui segreto i poveri non scoprono mai.

Beati coloro che governano senza attaccamento al potere, facendo della loro vita un sacramento del servizio al prossimo, soprattutto ai più bisognosi.

Ecco che saranno salvi, in questa vita, dal purgatorio dei mediocri, dall’inferno dei corrotti e dal cielo di coloro che coprono di lodi gli assassini del popolo.

di Frei Betto

 

 
     
 

 

LUGLIO

2 luglio 2004

Con la pubblicazione corrente la rubrica @ndando oltre "va in vacanza" riprenderà venerdì 27 agosto.

BUONE VACANZE A TUTTI!

Peguche (Ecuador) - Fotografia Antonio Ariberti


Canzone di viaggio

Sole illumina il mio cuore,
vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!
Piacere più profondo non conosco sulla terra
se non di andare lontano.

Per la pianura seguo il mio corso,
il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi
per condividere la vita della nostra terra
dischiudo festoso i miei sensi.

E così ogni nuovo giorno mi deve
nuovi amici, nuovi fratelli indicare,
finché lieto posso tutte le forze celebrare,
e di ogni stella diventare ospite e amico.

 

Reiselied

Sonne leuchte mir ins Herz hinein,
Wind verweh mir Sorgen und Beschwerden!
Tiefere Wonne weiß ich nicht auf Erden,
Als im Weiten unterwegs zu sein.

Nach der Ebne nehm ich meinen Lauf,
Sonne soll mich sengen, Meer mich kühlen;
Unsrer Erde Leben mitzufühlen
Tu ich alle Sinne festlich auf.

Und so soll mir jeder neue Tag
Neue Freunde, neue Brüder weisen,
Bis ich leidlos alle Kräfte preisen,
Aller Sterne Gast und Freund sein mag.

Hermann Hesse

 

 
     
 

 

AGOSTO

27 agosto 2004

Riprendiamo la nostra rubrica , dopo la pausa estiva, con una riflessione di H.Hesse; il viaggio, se vissuto come esperienza interiore, ci scopre necessariamente mutati ed il ritorno ci offre nuove e insperate possibilità di leggerci e di leggere il mondo circostante.

Isola di Tinos, Grecia, Luglio 2004. Fotografia: Elvira Di Mascia

“La mia nostalgia inebriata non dipinge più colori di sogno sulle velate lontananze, il mio occhio si accontenta di ciò che c’è perché ha imparato a vedere. Il mondo si è fatto più bello da allora.”

H.Hesse, Vagabondaggio, ed. Tascabili Economici Newton, Roma, p.42.

 

 
     
 

 

SETTEMBRE

3 settembre 2004

Nell'imminenza della riapertura dell'anno scolastico prorponiamio un brano dello scrittore libanese Gibran nel quale si sottolinea, nella ricerca del sapere, la centralità della persona che apprende e il ruolo di guida discreta e attenta dell'insegnante.

L'insegnamento
E un maestro disse: Parlaci dell'Insegnamento.
E lui disse:
Nessuno può insegnarvi nulla se non ciò che già sonnecchia nell'albeggiare della vostra conoscenza.
Il maestro che cammina all'ombra del tempio tra i discepoli non elargisce la sua sapienza, ma piuttosto la sua fede e il suo amore.
E se davvero è saggio, non vi invita ad entrare nella dimora del suo sapere, ma vi guida alla soglia della vostra mente.
L'astronomo può dirvi ciò che sa degli spazi, ma non può darvi la sua conoscenza.
Il musico può cantarvi la melodia che è nell'aria, ma non può darvi l'orecchio che fissa il ritmo, né l'eco che rimanda il suono.
E colui che è esperto nella scienza dei numeri può descrivervi il mondo del peso e della misura, ma oltre non può condurvi.
Poiché la visione di un uomo non presta le proprie ali a un altro uomo.
E così come ognuno è solo nella conoscenza di Dio, ugualmente deve in solitudine conoscere Dio e comprendere la terra.

Gibran Kahlil gibran, Il Profeta

 

 
     
 

 

10 Settembre 2004

Per ricordare le vittime
per non dimenticare le responsabilità

Il vento, per definizione simbolo di libertà incondizionata con i suoi moti imprevedibili e repentini, appare qui impedito nella sua connaturata spinta a propagarsi, come se lo stesso principio di libertà che esso vento simboleggia non potesse giungere a chi vive all'ombra delle gigantesche torri. Vento e sole si caricano di
una forte valenza ideologica, un assioma di libertà, di equità sociale, che solo un sovvertimento radicale, violento, può ripristinare come riscatto da un sistema economico-sociale vessatorio.

Qui non scende il vento,
resta qui tra le torri,
nelle lunghe altezze,
che un giorno cadranno,
abbattute, schiacciate dalla loro
stessa vanità.

Sprofonda, città, dalle spalle terribili,
crolla su se stessa.
Che baraonda
di finestre chiuse,
di vetri, di pezzi di plastica,
di vinte, piegate strutture.
Allora entrerà,
potrà scendere il vento
fino al livello del fondo.
E d'allora non ci sarà
più sopra nè sotto.

Rafel Alberti scrisse questa poesia - titolo NY - dopo aver visto a New York le torri Gemelle del World Trade Center. Il componimento è tratto da Versos Seix Barral. Qui è nella traduzione di Gabriel Cacho Millet.

 

 

 
     
 

 

17 Settembre 2004

La scuola di Beslan
di Evghenij Evtushenko

Immagine della fiaccolata di Roma.

Io sono uno che non ha mai finito una scuola in vita sua
Uno che ha sempre pagato per le malefatte altrui
ma ora vengo a te, Beslan,
per imparare davanti alle rovine della scuola tua.
Beslan, lo so, sono un cattivo padre io,
ma davvero dovrò assistere
alla fine di tutti i cinque figli miei
sopravvivendo nella vecchiaia per castigo?

Lo so, non sono in una città straniera
mentre cerco il mio cuore tra i fiotti del dolore
inciso goffamente col coltello
in quell'ultimo banco bruciato della scuola.

Che cosa sarai mai in Russia tu, o poeta?
Paragonato al tritolo, sei un moscerino.
E non abbiamo oggi scusa alcuna
se sulla terra tutto questo accade.

Come ad un tratto lì a Belsan tutto si fonde ancora:
l'inafferrabilità, il caos, l'orrore
l'imperizia di saper salvare senza fare vittime
e al tempo stesso tutte quelle storie di coraggio.

E il passato, guardandoci, trema
e il futuro, promessa innocente,
tra i cespugli si sottrae al presente
che gli spara alla schiena.

Ma la mezza luna abbraccia la croce.
Tra i banchi bruciati e tra i cespugli
come fratelli vagano Maometto e Cristo
raccogliendo dei bambini i pezzi.

Oh Dio dai tanti nomi, abbracciaci tutti!
Che davvero dovremo seppellire senza gloria
accanto ai bambini di ogni credo
noi stessi nel cimitero di Beslan?

Quando andavano i convogli in Kazakhstan,
stracolmi di ceceni ammassati l'un sull'altro,
il terrore futuro si stava generando là,
nel liquido amniotico di quei nascituri.

Laggiù, in quella prima culla sempre più cattivi,
si stringevano loro, felici di nascondersi così,
eppur sentivano attraverso il grembo della madre

il calcio dei fucili sulle teste.

E certo non pregavano Mosca
che li confinava nella steppa, dove tutto è piatto e spoglio,
come se per incanto sulla terra
Satana avesse cancellato i monti antichi.

Ma la lama ricurva della luna, lì
tra le fessure nei tetti delle case di terra
ricordava loro il segreto dell'Islam
tra gli slogan sovietici dell'inganno

E l'arroganza plebea di Eltsin,
e la fanfaronata di Graciov su quella "guerra-lampo"
li spinsero poi verso i primi attentati,,
e allora alla guerra non ci fu più scampo...

Le kamikaze cecene portano esplosioni sul petto,
alla vita, e al posto della collana al collo.
E come sempre, tanti più morti si lasciano alle spalle
tanto più basso è il prezzo della vita.

Com'è cambiato il volto del firmamento,
la tenebra a Beslan esplode solo per i tank,
e ha sussultato al pensiero della fine
in quella scuola e il quel campo di basket laggiù
la mina innescata da Stalin.

Ma a niente serve la vendetta.
Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta.
Finché ci sono ancora bimbi vivi,
non ci dimentichiamo la parola "insieme".

Nessuno di noi è eroe da solo,
ma dinnanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi.
Io sto insieme ai bambini bruciati.
Sono anch'io uno di loro... Uno della scuola di Beslan.

(traduzione di Nadia Cicognini)

(9 settembre 2004)


IL COMMENTO
L'incubo degli indifesi - I bimbi liberati ma non liberi
di TAHAR BEN JELLOUN

Ci hanno insegnato che l'infanzia è innocenza: un bimbo non si tocca, lo si rispetta. Ma per i bambini ostaggi a Beslan l'innocenza non esiste più. Non parlo di quelli che sono stati massacrati. Hanno tutta la morte per dormire. Parlo dei bambini che sono stati liberati. Ma non per questo la violenza che hanno subito è stata cancellata, lavata via per sempre. Questi bimbi hanno una memoria che ha impresso tutto, e lo conserverà a lungo. Hanno visto la morte, hanno visto il sangue, hanno visto l'orrore. Sono usciti nudi o quasi, lo sguardo spaurito, gli occhi offuscati da quanto hanno visto, dalle scene cui hanno assistito.
Continua...

 

 
     
 

 

24 Settembre 2004

Aldilà e oltre le geopolitiche che uccidono con la fame, la guerra, l'inquinamento, la corruzione c'è la geopolitica di gruppi e comunità, che, riappropriatisi della propria identità culturale, e diventati quindi soggetti attivi del proprio sviluppo, analizzano e conoscono il proprio territorio per agire su di esso con azioni concertate tese a ricavare dalla sua organizzazione godimento e abbellimento per la propria esistenza quotidiana. E' la geopolitica nonviolenta e progettuale dei popoli che si oppone alla geopolitica violenta e distruttiva degli imperi e degli eserciti.

G.Martirani
Docente di Geografia Politica ed
Economica all’Università di Napoli

VII CORSO SULLE ECONOMIE ALTERNATIVE

 

 
     
 

 

OTTOBRE

1 Ottobre 2004

La vita stessa, proprio nella sua estiva energia, si appresta ad annunciare la stagione del crepuscolo: natura ed umanità paiono condividere la medesima intima malinconia che Cardarelli ritrae finemente.

 

ALFRED SISLEY  l'autunno: argini della Senna presso Bougival

Autunno

Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti,
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Vincenzo Cardarelli
Da Opere complete, Milano, Mondadori, 1962

 

 
     
 

 

8 OTTOBRE 2004

La rubrica @ndando oltre propone questa settimana una mail che ci riporta con la mente ed il cuore all'Iraq, alle sue sofferenze e alla speranza che persone disposte a pagare per la pace donano a quella terra e alla sua gente.

Da una mail a una amica

Di prima mattina avevamo appuntamento con lo sceicco per discutere del progetto scuole. Ci ha raccontato dei suoi fedeli uccisi mentre marciavano pacificamente, padri di famiglia. Io gli ho raccontato di Enzo.
Abbiamo pianto sui morti comuni, un cordoglio italiano-iracheno. Ci ha detto di essere forti. In questi giorni rimane poco spazio per sperare; il dolore è dappertutto.
Poi alla sera è tornato, ci ha fatto una sorpresa: due piante di margherite. Voleva farci sorridere. "Dopo avervi viste così depresse questa mattina non sono riuscito a riposare tutto il giorno".
E lo dice uno che da un anno vede morire amici, conoscenti. "Ho scelto questo fiore perché è l'unico che riesce a crescere nella terra salata. È come voi: vive e cresce anche in una condizione negativa". "Allora smettetela di essere tristi, siete una delle cose più preziose che abbiamo. E soprattutto voglio riposarmi".
Ci ha fatto sorridere. A me è toccata la margherita rossa solitaria, con lo stelo lungo. A Simo quella rosa e carnosa.

Simona - Un Ponte Per...

 

 
     
 

 

15 OTTOBRE 2004

Oggi milioni di fedeli in tutto il mondo e 824.000 cittadini di fede islamica in Italia iniziano il Ramadan, mese di digiuno e di preghiera. Questo periodo di profonda religosità possa davvero essere occasione di speranza e di pace per tutto il mondo.

RAMADAN

Sura II - Al-Baqara - (La Giovenca)

183 O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati;

184 [digiunerete] per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni . Ma per coloro che [a stento] potrebbero sopportarlo, c'è un'espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste!

185 E' nel mese di Ramadân che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione. Chi di voi ne testimoni [l'inizio] digiuni . E chiunque è malato o in viaggio assolva [in seguito] altrettanti giorni. Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio, affinché completiate il numero dei giorni e proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Forse sarete riconoscenti!

Per saperne di più...

PONTIFICIUM CONSILIUM PRO DIALOGO INTER RELIGIONES
MESSAGGIO PER LA FINE DEL RAMADAN
‘ID AL-FITR 1424 A.H. / 2003 A.D.

 

 
     
 

 

15 OTTOBRE 2004

Sabato 16 ottobre Giornata mondiale dell'alimentazione 2004
e La Notte dei senza dimora

Introduciamo la poesia di Roul Follerau con le sue stesse parole a commento.

"Non si potrà parlare nè di civiltà, nè di umanità, finchè noi accetteremo (Oh! Senza parlarne, beninteso, e facendo tutti gli sforzi per non pensarci!) che alcuni uomini si arricchiscano vergognosamente - e tranquillamente - con la fame e la morte degli altri."

Ci hai mai pensato?

Signora, signora,
tu che cammini in questo giardino,
leggera,
tenendo il bambino per mano,

non ci hai mai pensato?...

Stasera,
stasera come tutte le sere,
dopo aver cenato,
entrerai dolcemente nella piccola camera,
dove dorme, tra le lenzuola bianche,
il sorriso vivente
della tua vita.

Dolcemente, soavemente,
come carezza d'angelo, sfiorerai col dito,
poi con le labbra,
la piccola fronte sprofondata nel guanciale,
dolcemente,
per non svegliare,
il piccolo felice.

Satasera, stasera, signora,
e d'orinnanzi tutte le sere,
stasera e per sempre,
abbracciando il tuo bambino,
il tuo bene, il tuo amore,
tu penserai
che c'è sulla terra
un altro bambino,
bello
come il tuo,
innocente
come il tuo,
che non riesce a dormire.

Non riesce a dormire
perchè ha fame.

E piange
perchè ha fame.

E avrà fame
domani,
la settimana ventura,
e ogni giorno,
sempre.

Avrà fame, con 400 milioni di altri
che hanno fame.

E perchè non il tuo?

Perchè il tuo,
è nutrito,
riparato,
curato?

Perchè il tuo sì, e gli altri no?

Signora, non ci hai mai pensato?

Roul Follerau, SE CRISTO DOMANI BUSSERA` ALLA TUA PORTA...
lo riconoscerai?

 

 
     
 

 

29 OTTOBRE 2004

 


Arturo Martini, La Giustizia corporativa
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’A livella

Ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza
Per i defunti andare al cimitero.
Ognuno ll’adda fa’ chesta creanza;
ognuno adda tenè chistu pensiero.

Ogn’anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo ’e zi’ Vicenza.

St’anno m’è capitata ’n’avventura…
Dopo di aver compiuto il triste omaggio
(Madonna!), si ce penzo, che paura!
ma po’ facette un’anema e curaggio.

’O fatto è chisto, statemi a sentire:
s’avvicenava ll’ora d’ ’a chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

«QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE
SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO
ARDIMENTOSO EROE DI MILE IMPRESE
MORTO L’11 MAGGIO DEL ’31».

’O stemma cu ’a curona ’ncoppa a tutto…
…sotto ’na croce fatta ’e lampadine;
tre mazze ’e rose cu ’na lista ’e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata ’a tomba ’e stu signore
Nce steva ’n’ata tomba piccerella,
abbandonata, senza manco un fiore;
pe’ segno, solamente ’na crucella.

E ncoppa ’a croce appena se liggeva:
«ESPOSITO GENNARO NETTURBINO».
Guardannola, che ppena me faceva
Stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! ’Ncapo a me penzavo…
Chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s’aspettava
Ca pure all’atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s’era ggià fatta quase mezanotte,
e i’ rummanette ’nchiuso priggiuniero,
muorto ’e paura… nnanze ’e cannelotte.

Tutto a ’nu tratto, che veco ’a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse ’a parte mia…
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano…
Stongo scetato… dormo, o è fantasia?

Ate che fantasia; era ’o Marchese:
c’ ’o tubbo, ’a caramella e c’ ’o pastrano;
chill’ato appriesso a isso un brutto arnese:
tutto fetente e cu ’na scopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro …
’o muorto puveriello … ’o scupatore.
’Int’ a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
so’ muorte e se retireno a chest’ora?

Putevano sta’ ’a me quase ’nu palmo,
quando ’o Marchese se fermaje ’e botto,
s’avota e, tomo tomo… calmo calmo,
dicette a don Gennaro: « Giovanotto!

Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppelir, per mia vergogna,
accanto a me che sono un blasonato?!

La casta è casta e va, si, rispettata,
ma voi perdeste il senso e la misura;
la vostra salma andava, si, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
La vostra vicinanza puzzolente.
Fa d’uopo, quindi, che cerchiate un fosso
Tra i vostri pari, tra la vostra gente».

«Signor Marchese, nun è colpa mia,
i’ nun v’avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa’ sta fesseria,
i’ che putevo fa’ si ero muorto?»

Si fosse vivo ve farrie cuntento,
pigliasse ’a casciulella cu ’e qquatt’osse,
e proprio mo, obbj’ … ’nd’a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n’ata fossa».

«E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
Avrei dato piglio alla violenza!»

«Famme vedé… - piglia sta violenza…
’A verità, Marchè’, mme so’ scucciato
’e te sentì; e si perdo ’a pacienza,
mme scordo ca so’ muorto e so’ mazzate!...

Ma chi te cride d’essere… nu ddio?
Ccà dinto, ’o vvuò capì, ca simmo eguale?...
… Muorto si’ tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ’n ’ato è tale e qqale».

«Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch’ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?».

«Tu qua’ Natale… Pasca e Ppifania!!!
T’ ’o vvuo’ mettere ’ncapo… ’int’ ’a cervella
Che staje malato ancora ’e fantasia?...
’A morte ’o ssaje ched’è?... è una livella.

’Nu rre, ’nu maggistrato, ’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’ ’o punto
c’ha perzo tutto, ’a vita e pure ’o nomme:
tu nun t’hé fatto ancora chistu cunto?

Perciò, stamme a ssentì… nun fa’ ’o restivo,
suppuortame vicino – che te ’mporta?
Sti ppagliacciate ’e ffanno sulo ’e vive:
nuje simmo serie… appartenimmo â morte!»

ANTONIO DE CURTIS, ’A Livella, Poesie Napoeltane, Fausto fiorentino Editrice, p. 11-17.


Glossario

ata, ate, ati, ato, atu = altra, altre, altri, altro
ave = ha
adda = deve
cannele = candele
cannelotte = candelotti
crucella = crocetta
dinto = dentro
ddoje = due
farrie = farei
isso = egli, lui
ncoppa = sopra
obbj’ /o vvì = lo vedi
rummanette = rimasi
tomo = serio, grave
sta, ste, sti, sto, stu = questa, queste, questi, questo
stongo = sto

 

 
     
 

 

NOVEMBRE

5 novembre

Per commentare l'esito delle elezioni presidenziali statunitensi, questa settimana, @ndando oltre ospita un testo, quanto mai ironico e mordace, di Giorgio Gaber.

L’AMERICA

A noi ci hanno insegnato tutto gli Americani.

Se non c’erano gli Americani a quest’ora noi eravamo Europei. Vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri.

Non c’è popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli Americani. E generosi.

Gli Americano non prendono mai. Danno, danno. Non c’è popolo più buono degli Americani.

I Tedeschi sono cattivi. È per questo che le guerre gli vengono male. Ma non stanno mai fermi, ci riprovano, c’hanno il diavolo che li spinge: "Dai, dai!".

Intanto Dio fa il tifo per gli Americani e secondo me ci influisce, non è mica uno scalmanato qualsiasi Dio, ci influisce.

E il diavolo si incazza. Stupido, prende sempre i cavalli cattivi.

Già, ma non può tenere per gli Americani, per loro le guerre sono una missione. Non le fanno mica per prendere… per dare! C’è sempre un premio per chi perde la guerra, quasi, quasi conviene: "Congratulazioni, Lei ha perso ancora!", e giù camion di caffè. A loro gli basta regalare.

Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto: donne, religione, scienza, cultura. Loro no, non sono capaci. Uno vince la guerra, conquista l’Europa, trova lì una lampada liberty, che fa, il saccheggio è ammesso, la fa sua. Nooo! Civilizzano loro. È una passione. E te ne mettono lì una al quarzo, tutto bianco. E l’Europa con le sue lucine colorate, i suoi fiumi, le sue tradizioni, i violini, i walzer… E poi luci e neon e colori e vita e poi ponti, autostrade, grattacieli, aerei… chewing-gum.

Non c’è popolo più stupido degli Americani. La cultura non li ha mai intaccati. Volutamente! Sì, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura, vecchia, elaborata, contorta. Certo, più semplicità, più immediatezza, loro creano così… come cagare!

Non c’è popolo più creativo degli Americani. Ogni anno ti buttano lì un film, bello anche, bellissimo, ma guai se manca quel minimo di superficialità necessaria. Sotto, sotto c’è sempre il western… anche nei manicomi riescono a metterci gli Indiani! E questa è coerenza.

Gli Americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi. Chiarissime. Non per teoria, per esperienza… i buoni sono loro! E ti regalano una scatola di sigari, cassette di whisky, navi, sapone, libertà, computer, abiti usati, squali.

A me l’America non mi fa niente bene. Troppa libertà. Bisogna che glielo dica al dottore.

A me l’America mi fa venir voglia di un dittatore. Ohhhhh!!! Sì, di un dittatore. Almeno si vede, si riconosce. Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà lì. Nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro.

Come sono geniali gli Americani, te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti come la chitarra: ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà.

Giorgio Gaber da "Gaber 96/97"

 

 

 
     
 

 

12 novembre

Berlino 9 novembre 1989 - Palestina 2004

"Ponti e non muri"

Strana sorte tesse per la propria storia l'uomo: abbattere muri per erigerne nuovi (e più claustrofobici) altrove; riusciremo mai a trarre insegnamento dagli eventi passati?

 

Fotocomposizione Antonio Ariberti
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Un sogno non può star fermo: non fa bene. Ma se è un sogno in avanti, il fatto che si agita fa un ben altro effetto. Anche quel tanto di smorto, di debilitante che può prestarsi alla semplice nostalgia, viene allora a cadere. La nostalgia si fa piuttosto desiderio e indica quel che esso può realmente.

Ernst Bloch

 

 
     
 

 

19 novembre

Giornata mondiale dell'infanzia

Fotocomposizione Antonio Ariberti

Il bambino che non gioca non è un bambino
ma l'adulto che non gioca
ha perso per sempre il bambino che è dentro di sè

Pablo Neruda

 

 
     
 

 

26 novembre

Il disagio sociale sfiora, talvolta, momenti di tale tensione da sovvertire il principio fondante di una società democratica: il rispetto della legalità. E' in nome di esso che non possiamo approvare l'illecità dei saccheggi avvenuti, ma, sempre nel suo nome, ci interroghiamo sulla responsabilità di coloro che, al contrario, impunemente, hanno impoverito le nostre già esigue risorse. Significativa ci è parsa la forte analogia con un luogo del romanzo manzoniano, l'assalto alle fornerie: la storia si ripete e con essa le iniquità sociali...

 

"La sera avanti questo giorno in cui Renzo arrivò in Milano, le strade e le piazze brulicavano d'uomini, che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi, senza essersi dati l'intesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendìo. Ogni discorso accresceva la persuasione e la passione degli uditori, come di colui che l'aveva proferito
....
Siam cristiani anche noi: dobbiamo mangiar pane anche noi...c'eran coloro che avevan fatto disegno sopra un disordine più co' fiocchi. - Al forno! al forno! - si grida. "
...
La gente comincia a affollarsi di fuori, e a gridare: - pane! pane! aprite! aprite!

(Leggi tutto il capitolo)

I promessi sposi, di Alessandro Manzoni,
a cura di: Angelo Marchese,
collana: Scrittori Italiani di ieri e di oggi,
Arnoldo Mondadori Editore,
Milano, 1985
.

 

 
     
 

 

DICEMBRE

3 dicembre

Mezzanotte e cinque a Bhopal... perchè non ci dimentichiamo mai che l'uomo non può essere "mezzo" - piegato ad interessi economici, politici, personali - ma sempre e comunque un "fine".

 

"L'uomo e la sua sicurezza devono costituire la prima
preoccupazione di ogni avventura tecnologica
.
Non lo dimenticate mai quando siete immersi
nei vostri calcoli e nelle vostre equazioni"

Albert Einstein


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10 dicembre

Giornata Internazionale dei diritti umani

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
10 dicembre 1948:
Preambolo: “Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.
Articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Articolo 28: “Ogni essere umano ha diritto a un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciate in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati”.

 


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17 dicembre

La visione della vita come pulsione ad esistere in quanto avventura, trascende i propri confini per riscoprire qualcosa in noi stessi. Coelho riflette sul senso della vita e la possibilità di carpirla autenticamente solo al termine di essa...

"Cos'é quella forza che ci spinge lontano dal confronto di ciò che é
familiare e ci fa affrontare le sfide, pur nella consapevolezza che la
gloria del mondo é transitoria? Credo che questo impulso sia la ricerca del senso della vita. Per anni ho cercato nei libri, nell'arte, nella scienza, nei pericolosi o facili cammini che ho percorso, una risposta definitiva a questa domanda. Ne ho trovate tante. Oggi sono convinto che una tale risposta non ci sarà mai data in questa esistenza, anche se alla fine, nel momento in cui ci troveremo nuovamente dinanzi al Creatore, ci renderemo conto di ogni opportunità che ci é stata offerta."

dal Discorso di insediamento di Paulo Coelho all'Accademia Brasiliana di Lettere

 


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24 dicembre

NATALE

Perchè il Natale diventi un'occasione per riconoscere i punti di contatto e non di contrasto tra cristianesimo e islam. Quest'anno i nostri auguri di un Natale sereno vi giungano attraverso i versetti del Corano

45Quando gli angeli dissero: "O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia , Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei più vicini. 46Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti". 47 Ella disse: "Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?". Disse: "E' così che Allah crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo "Sii" ed essa è".

Sura III, Âl 'Imrân (La Famiglia di Imran)

16 Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. 17Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito , che assunse le sembianze di un uomo perfetto. 18Disse [Maria]: « Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato! ». 19Rispose: «Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro».20Disse: «Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?». 21Rispose:«E' così. Il tuo Signore ha detto: "Ciò è facile per Me? Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. E' cosa stabilita"».22Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano.

Sura XIX, Maryam (Maria)


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31 dicembre 2004

Auguri di Buon Anno

Per promuovere la pace, vincendo il male con il bene, occorre soffermarsi con particolare attenzione sul bene comune e sulle sue declinazioni sociali e politiche. Quando, infatti, a tutti i livelli si coltiva il bene comune, si coltiva la pace. Può forse la persona realizzare pienamente se stessa prescindendo dalla sua natura sociale, cioè dal suo essere «con» e «per» gli altri?

Dal messaggio di sua Santità
Giovanni Paolo II
per la celebrazione della
giornata mondiale
della pace 1° gennaio 2005


Giornate Mondiali della Pace

 

 
 

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